domenica 3 dicembre 2006

Uomini di mare

Non scrivo da secoli, ma ci tenevo a tenere traccia di queste parole. Mi emoziono ogni volta che le rileggo. Grazie ad Elisa per avermele fatte scoprire. Ha ragione, sembra proprio che parlino di me.

Non voglio ora discriminare tutta quella parte di umanità che per circostanze di vita o per occasioni mancate, ha eluso dall'esistenza il suo rapporto con il mare. Il mare è innanzitutto uno stato d'animo, un'inclinazione emotiva, una vocazione congenita alla propria natura.

Si può essere uomini (o donne) di mare anche restando una vita intera sulla terra, poiché l'esperienza reale è a volte più debole e meno avventurosa di un anelito interiore e di tutto ciò che esso può determinare nella vita solo pensata e immaginata.

Chi sono dunque gli uomini di mare? Ne ho incontrato qualcuno nel corso degli anni, più sui libri o nei sogni, a dire il vero, che sulle banchine di un porto; ma mettendo insieme i pezzi degli uni e i frammenti degli altri, mi sono fatta un'idea di cosa intendo quando penso ad un uomo di mare.

Penso ad un essere che nel volto esprime bellezza e tormento; penso ad una voce capace di note profonde come di smisurati silenzi; penso ad una disposizione del vivere che, come direbbe Benedetto Croce, sia "l'unione del tumulto e della calma, dell'impulso passionale e della mente". Penso, tuttavia, ad un essere in qualche modo eletto, la cui anima sia solcata dalla scia di un'eterna ribellione, da un moto di vitale tensione.

E immagino anche che un uomo di mare navighi tra i suoi giorni e le sue notti cercando approdo nell'arcipelago dei sentimenti estremi e contrapposti, e sfugga sempre agli ancoraggi definitivi e irrevocabili.

Gli uomini di mare a cui penso hanno dentro di sé cieli azzurri e tersi sopra mari in burrasca; cercano lagune radiose tra le scogliere battute dal vento, riescono a costruire castelli di sabbia su una riva saccheggiata dalle onde dell'oceano. Vivono insomma in quella selvaggia sponda della vita dove l'istinto e la ragione si combattono in un abbraccio inestricabile. Gli uomini di mare che vorrei incontrare hanno nei pensieri il respiro degli spazi sterminati, la perturbabilità delle emozioni, l'impeto di un'onda e la sua stessa resa.

Agli uomini di mare vorrei che il mare stesso avesse detto che quella solare superficie non è che l'altra faccia della sua profondità e che la calma di vento segue alla tempesta. Vorrei che dicesse loro, di come ogni ombra disegni l'esatto profilo del sole, così come ogni bagliore di felicità sia l'emersione dal sottofondo di un dolore.

Negli uomini di mare, le rare volte che li incontri, incroci quello sguardo impenetrabile di chi negli occhi riflette sempre un punto di fuga più lontano; è uno sguardo benevolo e fuggente; in quegli occhi, a guardar bene, vibra la luce di una cieca infatuazione per la libertà.

Gli uomini di mare che ho letto e visto hanno sempre qualcosa di tutto ciò che ho scritto: li attraversa una corrente, li lambisce un'illusione, li tiene in vita un orizzonte. Nessuno di essi ha l'animo legato ad un ormeggio, il cuore fermo in porto e una rotta già scritta sulla carta. Per tutti loro il mare, mi è sembrato di capire, è la terra di una vita promessa, è il ricordo di una libertà negata, il risveglio di una libertà sognata. O, più semplicemente, l'aspirazione ad una vita che viva sopra le righe, sopra le onde, sopra le ore e i giorni.

da "le parole del mare" di Valeria Serra

martedì 14 novembre 2006

Confidenze ad un amico: A volte la vita ci sorprende

Sabato notte che ho fatto? In preda ai fumi dell'alcool, ma soprattutto affascinato da due occhi splendidi mi sono fatto coinvolgere in un qualcosa che non avevo previsto.
Un commento espresso al volo, come su chissa' quali altre e ben piu' prestanti presenze, mi ha portato a tutto questo.
E quindi, sensi di colpa, ancora pentimenti, ancora disagio, ansia...
Come faccio ad uscirne, questo pensavo.
Poi mi sono un attimo rilassato. Ho deciso di far tacere il raziocinio, di lasciarmi vivere le cose come vengono ed ascoltare quello che il vissuto mi riusciva a far provare.
Beh, era da tempo che non mi sentivo cosi' bene. Ho trovato una persona che probabilmente non e' la donna della mia vita, probabilmente solo perche' come donna deve ancora sbocciare, ma e' sicuramente una persona che nella sua spontaneita' puo' dare la paga a tanti. Una persona che se nei primi due giorni si e' mantenuta e io ho reputato da un certo punto di vista insignificante, adesso che ha abbandonato i timori iniziali comincia a tirare fuori la sua personalita'.
Personalita' ancora in fase di formazione, parlo di una giovane ragazza, che pero' in una serata e' riuscita a darmi talmente tanto calore...
Forse sono io che sto regredendo ad uno stato piu' adolescenziale, forse ne ho un forte bisogno, sinceramente in questo momento non lo so.
Quello che so e' che mi sono ritrovato di fronte ad una persona con un equilibrio interiore invidiabile, che davanti alle mie ansie ha risposto con una tranquillita' pazzesca.
Non ci conosciamo affatto, qual'e' il problema? C'e' tempo per tutto. Non c'e' fretta.
Sentirmelo dire da chi ha dieci anni meno di me fa specie.
Non voglio erigerla a donna straordinaria, assolutamente.
Qeello che posso dire e' che il suo modo di essere spontaneo, fresco, e' di certo di gran lunga superiore a tante altre che e' vero possono offrirti tanta maturita', complicita' e quant'altro, ma che sono affossate da mille problemi.
Problemi...preoccupazioni...che poi quali sono?
Vedi F.! adesso e' diventata irrintracciabile e ancora piu' irrangiungibile...
Devi prima farti amico il suo frigorifero e poi forse trovera' il tempo per prendere un caffe' insieme.
Certo, stiamo parlando di persone diverse.
Ma ci credi che non ricevevo tanto calore umano da una persona in maniera cosi' disinteressata da chissa' quanto tempo?
Non mi sento innamorato, perche' sarei un emerito stupido ipocrita ad affermarlo. Sto solo dicendo che sto estremamente rivalutando il primo impatto che una persona ti puo' dare.
Siamo talmente convinti di aver capito cosa stiamo cercando, che non riusciamo ad allargare la mente.
Probabilmente non durera', ma e' messo in conto da entrambi.
Ma in questo momento mi fa un bene che neanche immagini.
Ma questa ragazza, porca miseria, in questa serata si e' rivelata davvero sorprendente.
Stasera volevo mollarla. Ero partito che volevo dirle, senti lasciamo perdere...e invece siamo rimasti a parlare un paio d'ore prima di una cena tra amici.
Discorsi espressi in maniera semplice, ma non stupida.
Non so, forse mi sono rincoglionito, forse mi sentivo talmente solo che ho accettato di raccogliere le briciole, ma se prima di questa serata mi sentivo fortemente pentito, ora ho voglia di scoprire come sara' domani.
E' gia' questa e' una grandissima cosa.
Domani sara' uguale a oggi? Ok...aspettero' dopodomani, e se sara' ancora cosi' allora ok, stop...finita.
Ma se continuero' a stupirmi, allora, per la prima volta nella mia vita, avro' annientato alcuni dei pregiudizi che mi condizionavano..
E se anche tra una settimana, due, un mese andra' tutto a puttane, al diavolo, va bene! Non mi sentivo cosi' da chissa' quanto tempo!

Sensazione da provare. Estemporanea sicuramente. Ma fa bene cazzarola!

lunedì 6 novembre 2006

A ruota libera, senza rileggere

Orario assurdo...
sono appena rientrato a casa, vengo da un weekend che spezzerebbe le ossa anche ad Ercole o Maciste.
E' bello questo lavoro, lo adoro, la amo, mi entusiasma sera dopo sera, mi sorprende, mi esalta...
Non potrei farne a meno, mai!
Ma come ogni cosa entusiasmante, bella che ti capita di vivere, ha anche i suoi lati negativi.
Quello piu' forte, piu' sentito, almeno in quest'ultimo periodo, e il senso di estrema solitudine.
Vivi in mezzo a centinaia di persone, le respiri, le assapori, le assaggi, le nutri, le disseti e le soddisfi, con la tua capacita', con la tua esperienza, modo di fare, di porti, di proporre, di preparare, di vendere, di presentare, di decorare, di ritoccare.
Ma alla fine, quando ti ritrovi a serata finita, a fare quello che maggiormente odi, ovvero ripulire il campo di battaglia, eliminare le tracce del tuo sudore, quando finalmente hai il tempo di alzare la testa, pronto, propositivo, entusiasta dell'ennesima serata mai uguale alla precedente, quando vorresti spaccare il mondo, quando vorresti finalmente far parte anche tu di quel mondo, essere complice del divertimento, dell'allegria, dello stare insieme, del parlare, ridere, scherzare, cazzeggiare...
Proprio allora ti rendi conto che e' tutto finito. Sono andati tutti a casa, stanchi, provati, soddisfatti e sazi.
Non e' sempre facile. E' come fare da mangiare per un esercito e poi aver voglia di sederti a tavola con loro. E' sempre troppo tardi quando riesci a trovare il tempo per farlo.
Sei all'aperitivo quando il mondo e' ormai al bicchiere finale di amaro.
Sempre fuori tempo, sempre fuori luogo.
Lucido quando gli altri sono alle pezze, ubriaco quando stanno gia' dormendo.
Sei soddisfatto, certo, perche' e' come se li avessi messi a letto uno per uno, ma cosciente che il tuo desiderio piu' grande sarebbe stato quello di averne almeno uno disposto ad iniziare la serata con te, a vivere secondo i tuoi tempi.
E ti ritrovi solo, con un bicchiere in mano, senza neanche un motivo. Anzi il motivo c'e'. Spegnere l'adrenalina, quella che sarebbre in grado di tenerti sveglio tutta la notte e portarti a crollare su un letto quando e' ormai mattina. Quando gli altri si svegliano e affrontano un'altra giornata. E tu nel frattempo dormi e anche allora non potrai condividere con loro niente.
Il lupo che vive di notte e il falco che troneggia nei cieli di giorno.
Non puoi scegliere con chi dividere i tuoi momenti. Sempre gli stessi lupi, sempre a sognare milioni di falchi.
E gratti la notte, scavi, cercando di trovare anime compatibili.
L'anima compatibile, quella tanto agognata. Ma se e' vero che e' impresa ardua ritrovarla in un mondo intero, figuriamoci in un mondo estremamente ridotto come e' quello formato dal branco dei lupi.
Bisognerebbe scegliere di smettere di ululare alla luna, ma sarebbe andare contro il proprio istinto.
Lupi si nasce. Lupi si vive. Lupo o la morte.
Morte intesa come non vita. Vita...
Facile dire IO VIVO!
VIVERE...VIVERE soddisfando appieno il senso della parola non e' mica cosa da tutti!
Respirare e' facile, anzi e' innato, istintivo. Non richiede sforzi. E' piu' complicato non farlo.
Ma VIVERE e' ben altra cosa. Richiede impegno, sensibilita', capacita', doti, fermezza, convinzione.
Siamo nati per VIVERE. Ma spesso sopravviviamo soltanto, perche' e' comodo, perche' non e' il caso di esagerare e pretendere di piu'.
Infondo siamo solo uomini no?
SOLO? SOLTANTO? Che assurdita'.
Siamo uomini, siamo noi stessi. Ognuno di noi deve essere padrone di se stesso, della propria vita. Ognuno e' fautore del suo destino. Stupido e' chi si affida al fato, alla convinzione che quello che capita va preso per come viene. La fatalita' non esiste.
Quello che otteniamo e' frutto dei nostri sforzi, quello che perdiamo e' il risultato dei nostri errori.
Nessuna causa esterna. Siamo gli assoluti responsabili del nostro vivere, del nostro futuro. Goie e preoccupazioni sono dirette conseguenze delle nostre scelte.
Non dobbiamo mai far finta di dimenticarlo.
Qualcuno ci ha piantato su questa terra, ma non dobbiamo aspettare che piova per rinvigorirci, per continuare a crescere, per sbocciare e per generare nuova vita.
Siamo fortunati noi. Possiamo spostare e trapiantare le nostre radici, possiamo andare a caccia di acqua, se anche dovessimo percorrere chilometri.
Siamo piu' fortunati delle piante, peccato che lo dimentichiamo spesso e ci comportiamo da perfetti vegetali.
E allora, aspettiamo che piova...

martedì 24 ottobre 2006

Invidia o disprezzo

Il confine è sottile, è labile.
Nella bottega passa tanta di quella gente, ognuna con il suo differente valore, spessore con la sua importanza nel mondo.
Sono dell'idea che ognuno di noi ha un coefficiente di importanza nel mondo. Un parametro che indica quanto si è degni di calpestare questo pianeta.
Ci sono persone per cui sarebbe meglio costruire un'enorme Enterprise per spedirle in un viaggio di sola andata verso un pianeta lontano.
Intolleranza? Può essere. Ma sono contento di essere intollerante verso la stupidità, la superficialità, l'incapacità di dare un senso al proprio esistere, se non il solo respirare.
Respirare...consumare aria...questo sarebbe il termine giusto.
Ci vorrebbe un'opera di pulizia globale. E' un discorso presuntuoso me ne rendo conto. Forse ognuno di noi dovrebbe essere padrone di vivere nel pianeta che vuole anche a rischio di rimanere da solo. Giudice ed imputato del suo stesso tribunale. E' un rischio, ma lo correrei volentieri.
Preferisco scegliere i coinquilini della mia vita invece di essere costretto ad una convivenza forzata con l'ignoranza, la stupidità, l'arrivismo, la smania di ricchezza e di prestigio.
Mi sento più solo così che non se fossi solo su un'isola deserta a raccogliere noci di cocco per sopravvivere.
Ma allo stesso tempo provo invidia...invidia per chi riesce a trovare felicità in questa siccità d'animo, ma disprezzo allo stesso tempo.
Non si può soddisfare la propria sete tuffandosi nella prima pozzanghera d'acqua sporca. Allo stesso tempo però si rischia di rimanere sempre all'asciutto, sempre con la gola secca.
Vorrei prendere un fiammifero e bruciarmi definitivamente le papille gustative. Vorrei essere capace di non provare più gusto, non sentire più l'amaro quando assaggio un dolce che non è fatto come si dovrebbe.
Disprezzo chi riesce comunque a venderli, ma invidio chi trova piacere nel mangiarli.
Invidio i miseri, i senza palle, i poveracci, gli ignoranti.
Tutte queste categorie di persone vivono meglio di me, che in definitiva non sono che ancora più misero, senza palle, povero ed ignorante di loro.
Eppure sei li, che a quest'ora dormi probabilmente, domattina ancora una volta ti sveglierai presto per andare a lavoro, incurante e all'oscuro della tristezza che il pensare a non averti mi provoca. Passa il tempo, passano stagioni, treni e stazioni. E' quasi impossibile che la bolla di sapone sia ancora li' e non si dissolva. Ma e' normale...l'hai soffiata tu.

venerdì 20 ottobre 2006

L´arco

Sento il fischio del treno. Ogni anno si aggiunge un nuovo vagone, il treno aumenta di velocitá ed io sento sempre piú il bisogno di rimanere affacciata per un po´al finestrino, con lo sguardo rivolto indietro. Lascio che il vento mi colpisca alla nuca. Non oppongo resistenza e il mio sguardo si perde in un punto impreciso dello spazio. Non ho una meta da desiderare di raggiungere, ma una infinitá di cose che si perdono velocemente in lontanaza. L´immagine é una maglia che si sfila velocemente, una matassa che si dipana, un processo inarrestabile.
La vita non é una linea retta. La vita é un arco. Sí, un bellissimo arco con la corda ben tesa, perché la freccia possa scoccare sicura e silenziosa. Un sibilo fende l´aria. Impercettibile.
La vita ha la forma di un arco e necessita della luce della fede in un dio perché possa trasformarsi in un arcobaleno. Perché non sia solo un concentrato di goccioline d´acqua sospese in cielo dopo un temporale. Perché abbiano senso. Perché non passino inosservate. Perché la gente possa voltarsi a guardarlo con gli occhi pieni di stupore e meraviglia. La vita é un semicerchio. Un memento mori. Parte dalla terra, si leva in cielo e ritorna alla terra. Che sorga il sole allora. Che io, spoglia della mia invisibilitá, possa accogliere i raggi del sole come frecce nel mio grembo, e la mia trasparenza possa sanguinare in impercettibili pennellate di colore.

giovedì 5 ottobre 2006

Ricredersi...

Nonostante la serata assolutamente negativa, per aver assistito ad uno scontro che prima o poi doveva manifestarsi, uno scontro a cui probabilmente non dovevo assistere perche' trattasi di faccenda assolutamente privata e familiare, ho avuto la mia soddisfazione.
Il ricredersi di una persona che reputo un amico, un grande amico, che mi aveva malgiudicato tempo addietro.
E' stato quantomeno gratificante sentirsi dire che, eri stato accusato di cose assolutamente non vere, che l'atteggiamento ostile avuto nei tuoi confronti era stato sbagliato, dettato da circostante derivate da altre persone che avevano condizionato il giudizio altrui.
Peccato che ancora una volta, scopri, nello stesso tempo che la storia si ripete, che altre persone si ritrovano a parlare e pensare male di te, quando ancora una volta ti sei comportato in maniera fortemente trasparente.
A questo punto mi chiedo se la gente non abbia piu' incentivo nel pensare il peggio del prossimo rispetto a crearsi quello che dovrebbe chiamarsi un ragionevole dubbio di incolpevolezza.
Ma in effetti e' molto piu' facile incolpare che cercare le ragioni della "discolpevolezza". Termine che ho coniato al momento, me ne rendo conto, ma che in questo caso esprime piu' di ogni altro la situazione.
Ho trentatre anni e sinceramente mi sono rotto di tante cose, soprattutto dei ragazzini che credono di essere arrivati chissa' dove, ragazzini incapaci che non si rendono conto di quello che dicono, che ti giudicano senza sapere che prima ancora che fossero in grado di partirire un pensiero, tu ci hai gia' rimuginato per notti intere.
Devo tirarmene fuori. Voglio vivere e frequentare un mondo di persone e mature e che senta simili, che vivono secondo il mio stesso pensiero, ma che ci credano davvero, senza cercare di assecondarmi per una situazione di comodo. Un mondo dove i soldi servono solo a pagare le bollette a fine mese e non a rendere una persona diversa da un'altra. Un mondo dove una sciarpa su una cravatta non vada ad identificare una persona valida o una persona incondizionatamente fasulla. Non ho mai indossato una sciarpa su una cravatta, ma d'ora in poi mi guardero' bene dal farlo. In un caso o nell'altro sarei classificato senza nemmeno dover, anzi, poter aprir bocca.
Che mondo di merda. E neanche posso dire, faccciamoci una partita a carte per non pensarci, perche' anche li' pare che si rischi il pericolo. A scacchi? Ok forse ci e' concesso. GRAZIE! Il re, il massimo conoscitore dei comportamenti umani ha deliberato. E se lo dice lui...beh c'e' da crederci per forza.
Peccato che questi regnanti abbiano la possibilita' di regnare solamente negli inferi, dove il piu' santo ti spacca la faccia a scopo preventivo solo perche' gli hai detto "ciao" con un sorriso e gli hai dato l'impressione che tu lo stia prendendo per il culo.
Questo mondo non e' fatto per la massima sincerita', mio caro Amico, carissimo Amico, perche' e' a te che sono dirette queste righe, io ti ammiro. Per la tua capacita' di dire le cose come sono, a rischio di farti odiare, io ti ammiro. Dovrei imparare anche io, ma non ci riesco. Sono troppo portato a mediare, smorzare, ammorbidire. Alla fine hai ragione tu, perche' con il troppo smussare il senso delle parole non giunge chiaro all'orecchio, al punto che ogni giorno certi concetti andrebbero ribaditi. E invece tu riesci, una e una sola volta ad esprimerli.
E proprio stanotte c'era chi dimostrava di aver apprezzato questo tuo modo di comunicare.
Ci vuole tanto coraggio nel dire sempre le cose come sono, nella totale chiarezza e senza temere i rischi.
Io non ci riusciro' mai.

martedì 3 ottobre 2006

Sogno...

sogno...sogno...sogno stanco! Ma non sono siciliano. E cosa sogno?
Non lo so nemmeno io. Ho una crisi d'identita', sto perdendo punti di riferimento.
La gente mi scorre davanti agli occhi troppo velocemente e genera una corrente d'aria che mi gela l'anima.
Sarebbe meglio se mi congelasse il viso, cosi' da immortalare un sorriso sempre disponibile.
Ma alcune volte c'e' davvero poco da sorridere, ti passa la voglia. Non succede nulla di grave, ma certi episodi, certi modi di fare ti fanno davvero cadere le braccia.
Ci passo sopra, sorrido ancora. Buon viso a cattivo gioco, questa e' la regola se vuoi continuare a girare sulla giostra. Altrimenti meglio scendere e tornare a casa.
Ho bisogno di calore, ma ci sono giorni in cui ti guardi attorno e trovi solo il vuoto, sguardi orientati altrove. Ti rendi conto di essere una presenza scontata. Sono come la Torre Eiffel a Parigi quando vorrei essere come la Torre di Pisa. Almeno ogni tanto un minimo di sostegno lo riceve per evitare che crolli sfinita e stanca.
E pensare che alle volte basterebbe un semplice saluto cortese, altre volte un grazie sentito e non cosi' marcatamente formale. Sono troppo sensibile per non avvertire la parola di circostanza e lo sono ancora di piu' quando vengo trattato in modo immeritevole.
Ma ci passo sopra, sorrido ancora. Buon viso a cattivo gioco, questa e' la regola se vuoi continuare a girare sulla giostra. Ho preso un impegno e lo rispetto.
Chissa' magari e' solo la stanchezza, o forse una sana dose di invidia nel vedere che molti intorno a te sono seduti nella carrozza dell'amore e tu continui a girare la manovella. La giostra e' bastarda a volte. Rende evidenti le differenze. La musica e' la stessa per tutti, la sua percezione puo' essere nettamente diversa.
E sorrido. Devo essere felice anche per loro, ma soprattutto capire, comprendere.
Fregatura doppia, gioire per le altrui fortune e giustificarne le conseguenze che hanno poi nel rapporto con te.
E pensare che adoravo la giostra. Oddio sto parlando al passato...e' davvero un brutto segnale.
Stare alla manovella sta diventando un lavoro. Non mi piace piu'. Ogni volta, quando il giro e' finito ti ritrovi da solo o al massimo con altri giostrai. Domani ritrovero' l'entusiasmo, ne sono sicuro. Oggi e' stata davvero dura. Domani sara' diverso.
E se anche non fosse, almeno per ora, ci passo sopra, sorrido ancora. Buon viso a cattivo gioco, questa e' la regola...

giovedì 28 settembre 2006

Forza e coraggio...

Non e' mica cosi' semplice...
Quando sei talmente sfiduciato dai rapporto interpersonali, quando non hai niente da perdere e ti viene proposta sul piatto d'argento la soluzione immediata alle tue problematiche istantanee...
Non e' farina certo, ma comunque un impasto riesci a farlo, comunque riusciresti a soddisfare quell'istinto momentaneo, soprattutto in questo momento di rabbia interiore.
Ma lasci scorrere, nonostante il fornitore di farina, se pur di scarsa qualita', ti rida quasi in faccia, perche' rispetto al suo prodotto hai accettato il nulla...la non produzione.
Dovresti sentirti moralmente fiero, ma non e' facile.
L'istinto tenta di avere il sopravvento, l'orgoglio di fornaio.
Ti giudicheranno un fallito, uno che non sa approfittare delle occasioni, ma forse, anzi sicuramente e' meglio cosi'.
Perche' alle volte e' meglio non lasciarsi andare, e' meglio non cedere, per quanto la voglia sia tanta.
Non si puo' mica esser sempre puri nel proprio modo di impastare.
Alle volte sarebbe molto piu' semplice cedere alla tentazione. Ma le complicazioni sarebbero troppe. Qualcuno potrebbe riconoscere il tuo sbaglio, potrebbe giudicare in maniera sbagliata una tua scelta dettata dal momento.
E ti ritrovi cosi' a mordere il manico, a chiederti perche'.
Un domani potro' vantarmi con me stesso di essere riuscito a vincere la tentazione, di essere rimasto incontaminato. Ma in questo momento, furente come sono, mi chiedo ancora se un altra goccia di olio non mi avrebbe fatto scivolare nel rischio di cascarci.
Ancora adesso non so se domani...chissa'. Perche' tutto e' sospeso. Il fornitore e' offeso dal rifiuto mascherato da impegno, dalla non possibilita' di usufruire, ma sono certo che domani stesso ripartira' alla carica con le sue offerte facili e consumabili al momento. E non e' detto che riesca sempre a rimanere vigile e coerente, anzi vivo nella certezza del cedimento.
Farina grezza, di bassa lega, ma a costo zero e di facile lievitazione. Quale fornaio riuscirebbe con certezza assoluta e duratura a dire di no? Il rischio delle conseguenze e' evidente, ma solo il momento ancora non troppo egoistico riesce ad evitartele. Per ora...domani chissa'.

lunedì 25 settembre 2006

Ti ho cercato un giorno sotto casa...

E pensare che era la donna della mia vita. Ne rimarro' convinto per sempre, ne sono sicuro, non a caso mi sono tatuato la sua immagine sul braccio.
"C'e' stato un tempo per noi ma non abbiamo deciso di sfruttarlo come doveva. Adesso e' tardi..."
E' con queste parole si chiude il piu' grande capitolo della mia vita. Un capitolo lasciato sempre aperto, ormai da qualche anno, un capitolo che significava speranza, ispirazione, voglia di pensare a costruire un futuro.
Ora dovro' tutuarmi un punto, marcato, evidente, grande quanto un rimpianto.
Proprio io che ho sempre ribadito la regola fondamentale "meglio un rimorso che un rimpianto", ora mi ritrovo a sbattere il muso sul mio unico e solo...
E' dura, la mia farfalla e' volata via, questa volta definitivamente sembra.
Proprio mentre stanotte con amici si cantava squarciagola "Amore, amore..." e cercavo di mantenere sul viso una maschera di compiaciuta allegria, rileggevo quelle parole strazianti. Il mio cuore stritolato dai tasti di quel pianoforte e frustato dalle corde di quella chitarra mentre una splendida voce di donna terminava il lavoro provocandogli contrazioni insopportabili.
Cosi' e' la vita. E non e' stato facile rimanere indifferente all'accaduto, quando tutto il mondo pretende che tu continui a girare insieme a lui. La giostra continua, la musica suona, e tu vorresti scendere almeno per qualche minuto, magari per arrenderti cinque minuti, il tempo di versare due o cento lacrime.
Ma non si deve, sorriso, professionalita', rispetto per un impegno preso.
Un amico nota l'ombra scura negli occhi, forse stanotte avrei dovuto nasconderli dietro occhiali sporchi invece di metterli cosi' trasparentemente in vista. Fingi con lui, ma soprattutto con te stesso.
Non ho neanche voglia di berci su. Lemonsoda con tanto ghiaccio, a ripetizione.
Historia de un amor...mai titolo fu cosi' azzeccato.
Avrei voluto cantarle "Cercando di te" dei Pooh. A questo punto spero che le mie scarpe non siano ancora consumate e mi permettano di proseguire un cammino verso la ricerca della felicita'.
La felicita', la serenita' e di conseguenza l'amore sono come il cioccolato. Una volta provato, assaggiato e gustato, non riesci piu' a farne a meno.
Di surrogati ce ne sono tanti in commercio, ma il prodotto vero e' inimitabile.
In ogni caso, a questo punto, me ne frego. Da oggi si riprende a mangiare tutte le schegge di cacao che si presentano a tiro. Almeno per un po'.
Sono stanco di fare il purista, di preservarmi, di conservarmi. Adesso e' guerra. Al diavolo i buoni propositi.
Caro il mio uomo delle stelle, e' giunto il momento di andartene in pensione.

venerdì 22 settembre 2006

Ma fa cosi' paura innamorarsi?

O meglio...fa cosi' paura dire TI AMO?
Ci stiamo proteggendo cosi' tanto il cuore che ci ritroviamo ad indossare tutti un preservativo sentimentale. Un filtro contro i rischi che possono derivare dall'innamoramento...
Cavoli, l'amore non e' una malattia, e' una cura verso tutto! Quando riusciremo a capirlo sara' troppo tardi.
Preservarsi...sembra la dottrina ufficiale. Ma da cosa?
E' rischioso...fa male, fa soffrire...
Sembra di parlare dell'acido solforico: Maneggiare con cura, tenere lontano dalla portata dei bambini, evitare il contatto diretto con la pelle.
Ma siamo impazziti? Rivestiamoci di plastica rigida a questo punto, sicuramente rimarremo asettici a tutto, immuni da ogni contaminazione. E' forse questa la soluzione?
Ricopriamoci di crema, ma non di cremasolareprotezionequindici, scegliamo una crema antisolare, meglio no?
Perche' il calore di un gesto affettuoso non debba neanche intiepidirci. Immunita' assoluta. Equilibrio gelido. Al polo nord si vive meglio che all'equatore. Non si suda, non ci si agita, non c'e' bisogno di una doccia per rigenerarsi. Tutto e' fermo, tutto e' congelato, immobile, statuario.
Ma che vita di merda...scolpita, cubitale, definita e prima di ogni tipo di smussatura.
Il ghiaccio si scioglie a contatto con il sole...assume le forme piu' assurde, variopinte ed interessanti. Un cubo puo' diventare una farfalla che si posa su una margherita.
Sole, cuore, amore....Valeria Rossi ne ha tirato fuori una canzone quasi inascoltabile, ma i tre termini, presi insieme sono di un'importanza vitale.
Sole, cuore, amore...fanno rima con calore e generano una dissonanza abissale con le parole ghiaccio, gelo, con protezione, prevenzione, staticita', immobilita', sicurezza.
Ma a chi importa? Corriamo dietro alle certezze stabili e mediocri esattamente come i cercatori d'oro del Colorado. Una insignificante pepita di sicurezza, che ci faccia sopravvivere da qui a pochi giorni.
Siamo diventati tutti imprenditori prudenti.
E pensare che l'imprenditore prudente e' colui che investe solo in titoli certi, affidabili. Ma sei noi stessi non crediamo nella nostra stessa vita, al punto da non volerci investire tutto quello che possediamo, che fine faremo?
Cosa stiamo aspettando?
Che venga costituito il ministero della salvezza degli uomini? Un ufficio a cui rivolgersi, in grado di finanziare opere di ristrutturazione delle nostre incapacita' personali?
A volte mi chiedo se non sarebbe stato meglio nascere "tronchetto della felicita'".
Magari mi avrebbero innaffiato giornalmente e non avrei mai sofferto la sete.

lunedì 18 settembre 2006

Sfuggevolmente

Ero in giro in moto oggi, gustandomi questa giornata di sole. Svegliato tardissimo, un'intera settimana di lavoro notturno si e' manifestata tutta oggi, concentrandosi su gambe e schiena. Ma il sole ha poteri magici, mi rigenera. Anche la moto ha su di me effetti benefici. Sono cosi' contento di averla ritrovata. Non che l'abbia mai smarrita, ma le priorita' della vita spesso sono bastarde. Ci si ritrova ad inseguire nuovi sogni che ti fanno perdere l'orientamento, il senno oltre che il conto in banca. E ti ritrovi da solo con il tuo piccolo pugno di chicchi di grano in mano.
Sai che e' l'unica ricchezza che ti e' rimasta e l'unica possibilita' di salvezza sta nel coltivarli con tutta la cura che ti riesce. Ed eccomi qui nella bottega, a far in modo che quel grano riesca a regalarmi nuovamente una piccola, piccolissima fetta di serenita'.
Ed ecco che finalmente riesco a tornare sulla mia adoratissima belva. Io e lei a cavalcare le vie del mondo. E proprio oggi, dopo aver risolto una delle solite rogne in banca, ero li' che girellavo a zonzo per la citta' quando l'ho vista. Piu' bella che mai, con quell'espressione seriosa e un po' tesa. Non mi ha visto. Tentazioni...di seguirla... Meglio di no. La mia butterfly, la mia farfalla.
Ormai il destino e' quello. Incontrarla per lasciarla volare via.
Inevitabilmente.
Sfuggevolmente.
Per fortuna ne ho un ritratto impresso a fuoco sulla pelle.
Ora puoi anche decidere di svanire, scomparire nel nulla. Forse sarebbe la cosa migliore che mi possa succedere. E invece ogni tanto ricompari casualmente, altre volte ti cerco, alcune ti neghi, altre mi tendi le ali.
C'e' una sola verita', c'e' una sola soluzione, c'e' un solo destino. Ed e' stato scritto tempo fa. Non ho intenzione di aspettare una nuova vita, anzi non credo proprio di averne altre da vivere.

mercoledì 6 settembre 2006

SCENA PRIMA -
Venezia. Una strada
(Entrano ANTONIO, SALERIO e SOLANIO)

ANTONIO: In verità non so perché sono così triste. (Il mercante di Venezia, William Shakespeare)

Tristezza. Tri-stez-za. Ripeto a ruota libera la parola tristezza. Tristezza. E si dilegua, il senso evapora, solo il suono perdura. Fino a quando non se ne riconosce piú il significato. Quante volte ho usato questo stratagemma con le parole che non mi piacevano. Suoni e niente piú, fino a quando non facevano piú male. Si potesse fare anche con i sentimenti quello che si riesce a fare con le parole. Ripeterli a ruota libera, riviverli mille e mille volte ancora fino a che si lacerano, si riducono in brandelli e non si ricompongono mai piú. Ma cos´é la tristezza? Wikipedia ci illumina: La tristezza è una emozione contraria alla gioia e alla felicità (...) Il momento della tristezza rappresenta l'incontro tra il desiderio e i suoi limiti propri. Non è l'esterno che in qualche modo delimita il desiderio, bensì questi limiti sono costitutivi del desiderio stesso. Accettare la propria limitatezza aiuta in qualche modo a superare la tristezza. I desideri. Tutta colpa dei desideri. Immaginavo che ci fossero di mezzo loro. Ma cosa sono io senza di loro? Sono un essere limitato. Vivo di limitatezze. E di grandi desideri. Felici, peró, lo siamo stati tutti, per una volta nella nostra vita...vi ricordate le estati della vostra infanzia? Vi ricordate l´ultimo giorno di scuola prima delle vacanze? Le strade irradiate di luce, l´aria calda sulla pelle, le corse in bicicletta e i profumi, le voci, i colori. Si passava il tempo a giocare per strada, ci si rotolava sull´erba, si guardavano i treni passare veloci sulle rotaie arroventate...ed eravamo felici....Sí. Felici. Non parlo di quella tiepida e accomodante "serenitá" alla quale tutti adesso anelano. Io parlo di una pienezza che ti soffocava e non ti lasciava respirare. Io parlo di ebbrezza dello spirito...eravamo bambini, non anelavamo a niente. Non avevamo desideri. Avevamo il presente. Non avevano neanche bene inteso l´avvicendarsi delle stagioni, il caldo e il freddo, il giorno e la notte e il perché di quello che facevamo...eravamo bambini e, in veritá, non so perché eravamo cosí felici.

martedì 5 settembre 2006

Quanto mare...

Che vacanza! Sono stato giorno e notte a contatto con il mio fedele amico mare. Mi ha parlato, mi ha ascoltato, mi ha mostrato posti incredibili, mi ha cullato. E mi ha ascoltato ancora, mi ha consigliato, nel suo solito modo. Mai polemico, mai aggressivo, sempre molto dolce, costruttivo, fraterno. Siamo legati da questo profondo e indissolubile rapporto. Un patto di eterna fedelta'.
Gli ho raccontato del mio prossimo tatuaggio, di com'e' nato, di quello che rappresenta e del motivo per cui dopo anni, mi sia finalmente deciso a farmi marchiare indelebilmente il corpo.
Una farfalla incastonata in un cuore. La liberta' e l'amore, il desiderio di poter vivere in tutta liberta' un amore tanto desiderato, tanto bramato.
E' un periodo in cui l'aria sembra pregna di stati d'animo negativi, tristi. Lo vedo sulle facce dei clienti della bottega. Il sentimento comune a tutti e l'insoddisfazione, il senso di solitudine. Si sentono vuoti, abbandonati e per dirla in parole immediate...si sentono "non amati".
Chissa' probabilmente e' l'estate che ha deluso. Tutto sommato e' un classico, come il giorno dopo di ogni festa. Leopardi ha sviluppato la sua poesia intorno al concetto dell'aspettativa che un lieto evento genere e sulla inevitabile disattesa delle speranze riposte. La gioia nel giorno precedente, e la delusione, la tristezza nel giorno successivo alla festa. E' un meccanismo terribile quello che si innesca. Ci esaltiamo nell'attesa, e moriamo nel momento successivo alla fine.
Quello che non mi spiego e il perche' non riusciamo a vivere il momento in se', quando e' nel pieno della sua esistenza. Ci lasciamo scivolare via le gioie, le conquiste. I traguardi, i sogni, perdono di importanza e di consistenza nel momento esatto i cui li raggiungiamo, li realizziamo.
Stiamo sbagliando tutto!
Procedendo per questa strada, avremo sempre e continuamente i piedi martoriati dai pezzi di vetro dell'agonia. Ma probabilmente e' proprio quello che vogliamo. E' decisamente comodo poter continuare a piangere e lamentarsi delle piaghe, della sofferenza.
Chi sarebbe veramente capace di camminare su prati fioriti riuscendo a goderne appieno? Cercando di non divertirsi a calpestare i fiori?
Distruggiamo quel che abbiamo e ci lamentiamo di quello che non abbiamo, di quello che perdiamo. Ognuno e' artefice del suo percorso. I pezzi di vetro sono i cocci delle bottiglie rotte qualche metro prima.
Chiudiamo gli occhi, riflettiamo, usciamo dal nostro corpo e guardiamoci dall'esterno. Giudichiamoci! Critichiamoci! Cerchiamo di dare a noi stessi dei buoni consigli, ma cosa piu' importante, sforziamoci di ascoltarli, di perseguire i buoni propositi.
La nostra anima, il nostro cuore, non possono essere destinati all'entropia. Mi viene da piangere.

giovedì 31 agosto 2006

33 Anni

Credevo di avere un mare di considerazione da buttare dentro in questo calderone di idee, di pensieri, in questo raccoglitori di pensieri...E invece, come ho avuto modo di verificare e dimostrare gia' da tempo, per chi scrive, per chi ha voglia di esternare, di trasmettere i propri stati d'animo, e' molto piu' facile soffrire e rendere partecipe il prossimo che vivere una vita tranquilla e spensierata e cercare di trascriverne una sorta di riassunto. Non e' cambiato molto, sono ancora nella mia settimana di semi-ferie. Un po' lavoro, un po' rimango a casa, a seconda delle esigenze della bottega. Nel frattempo ho raggiunto il mio terzo di secolo di esistenza, che mi ha lasciato fondamentalmente interdetto. Una cena a base di pesce da pochi amici...avrei voluto coinvolgere tante altre persone, ma chi mi ha invitato mi ha fatto capire l'importanza della riservatezza dell'evento.
Io che sono sempre quello che farebbe ogni cosa con il numero maggiore di persone possibili...io che sto organizzando la mia festa di compleanno e pur selezionando gli invitati, non riesce a tirar fuori una lista fatta da meno di 40 persone. Forse ho la presunzione di credere che tante siano le persone che realmente ci terrebbero ad esserci, oppure sono sopraffatto dal desiderio che tali persone ci siano. Questo non lo sapro' mai. Preferisco conservare l'illusione della prima ipotesi.
Sono stanco, assonnato, ma anche annoiato e questo e' tragico, perche' dopo aver passato giorni motlo sereni in compagnia di persone davvero straordinarie non bisognerebbe sentirsi cosi'. Ma il desiderio di novita', di vedere vulcani in eruzione e' talmente forte da precluderti la capacita'di apprezzare la bellezza delle colline verdi e rigogliose.

venerdì 11 agosto 2006

La contropartita

...sono in ferie. La bottega e' chiusa.
Saro' strano ma mi manca il mio lavoro. Nonostante adesso abbia tanto tempo a disposizione, per me, per i miei amici, per scegliere di rimanere a casa a rilassarmi o andare in giro a spaccarmi il fegato...
Nonostante...quando si comincia un concetto con questa parola ci si aspetta di concluderlo con una contropartita, la spiegazione dell'annullamento di tanti aspetti positivi di una faccenda.
La contropartita c'e' in effetti ed ha un nome, un viso, un corpo che ancora, a distanza di mille anni mi fa vibrare, emozionare, trasalire. Solo a guardarla, solo ad averla a pochi metri di distanza come l'altra sera. Farina allo stato puro, farina speciale.
Quella che non va mai a male, rimane fresca, nonostante il tempo che scorre inesorabile, nonostante i tentativi di dispenderla. Nel grande secchio del mio cuore ho provato a buttare dentro altra farina, di altri tipi, ma non funziona. La nuova svanisce...e quando passo il cuore al setaccio mi ritrovo sempre e solo lei.
E' una maledizione, una persecuzione. Insisti ti dice il cuore. Insisti ti dicono i colleghi. Quasi invidiano la tua farina, nonostante tu non possa gustartela.
Perche' e' merce rara, perche' e' vita, e' qualcosa di introvabile altrove.
E allora un povero fornaio che dovrebbe fare?
La farina buona vuole i suoi tempi e tutta l'esperienza di un fornaio non potra' mai cambiarli.
Bisogna aspettare, pazientemente. Ma e' dura...la vita continua a scorrerti addosso. Vivi in funzione di un momento che forse non verra' mai.
Assurdamente maturi l'amara consapevolezza che dovra' essere lei o nessun altra. Perche' un buon fornaio non si accontenta dei prodotti scarsi. Lo facciano gli altri!
Quando hai provato il meglio e' impossibile tornare indietro. Sarebbe una sconfitta. Il segreto e' tutto qui, cantano gli stadio in una canzone splendida che ascolto ogni volta che penso a lei, e che ogni volta che lei mi viene in mente mi metto ad ascoltare.
Un vortice di sentimenti. Emozioni senza fine. Il cuore si aggroviglia quando ascolto...

dimmi che mi vuoi ancora

che mi cerchi come allora
dimmi che sarà per sempre
e non c’è niente di più grande
anzi no non dirmi niente
ma dimostralo ogni istante
sempre
il segreto è tutto lì

mercoledì 2 agosto 2006

La notte...

Chissa' se esiste un'altra panetteria nel mondo come questa. Sacchi di farina, macchinari, piani di lavoro e in un angolo un tavolino sgangherato con un computer vecchissimo e mezzo sporco collegato alla rete internet. E' stata una mia richiesta, l'unico vincolo quando mi sono proposto. I titolari mi hanno guardato con sospetto. Hanno pensato che fossi un folle, ma hanno avuto modo di ricredersi...o forse no.
Infondo quel che conta per loro e' che lavori bene, che riesca a sfornare buoni prodotti. Se ogni tanto stacco e mi siedo su un secchio di plastica rovesciato per sporcare un po' questa vecchia tastiera, non e' un grosso problema.
I miei colleghi si sono stancati di cercare di capire cosa faccia e perche' lo faccia. Non ci fanno neanche piu' caso ormai.
Oggi ho scritto una mail a Fabio Volo. Non so esattamente perche', non so nemmeno se mi rispondera', dal suo appartamento a Barcellona.
Non sono mai stato dietro ai personaggi famosi, non ho mai avuto un poster in camera di un cantante o di una showgirl. In effetti non ho scritto ad un divo, ma ad una persona che credo di stimare, per quel poco che so di lui.
Ho fatto tanti lavori in passato e chissa' quanti altri in futuro riusciranno a sconvolgere la mia vita come questo del fornaio. Sulla mia vecchia e trasandata fiat punto c'e' l'adesivo "Gente della Notte". La notte...che fascino!
Sia che la trascorra lavorando, che andando in giro per locali con amici e' sempre un bel vivere.
Il giorno e' inutile, troppa luce, troppa monotonia, troppa semplicita'.
E' la notte che esalta le vere sfumature di colori, quelle importanti, quelle che si notano davvero. Di notte tutto quello che e' inutile scompare magicamente.
Se sei un licantropo di giorno potrai pure nasconderti, ma di notte verra' fuori la tua vera natura.
Il giorno appiattisce gli odori. E' di notte che puoi apprezzare quel cocktail di profumi che la sabbia e il mare soltanto sanno regalarti. E' di notte che viaggiando in moto nelle strade di campagna, puoi aprire la visiera del casco ed inebriarti con le essenze che la natura ha preparato pazientemente per tutto il giorno. Come un regalo, un dono per chi decidera' di esserci.
La luna prepara i suoi sorrisi migliori, o le piu' emozionanti espressioni malinconiche. E' di notte che cadono le stelle per ricordarti che e' sempre bello credere ed inseguire i tuoi sogni, qualsiasi sia la tua eta' e la tua condizione di vita. Sognare e' gratis, il conto lo paga il signore della notte.
Di notte si riflette meglio, il silenzio aiuta a raccogliere i pensieri. Di notte ci si innamora, di notte si impara a costruire la propria vita.
Non e' assolutamente un caso che il pane si prepari di notte. Non e' una scelta dettata dalla logicita', dalle esigenze di commercio.
La farina si amalgama meglio, l'acqua e' piu' fresca, il lievito e' piu' attivo, il forno stesso lavora meglio. I rumori e le luci della citta' non interferiscono sul processo di preparazione, sulle reazioni che gli ingredienti hanno una volta messi a contatto.
Preparare il pane e' una magia. Guai a chi pensa di comprare una macchinetta da 50 euro e prepararselo in casa. SACRILEGIO! Il pane preparato da una macchina automatica...che orrore!
Dove andremo a finire? Manca solo che ci ritroviamo a fare l'amore con un distributore di benzina.

venerdì 28 luglio 2006

Vuoti di idee...

E' terribile quando una situazione ti impone di scrivere qualcosa anche quando non ne avresti nessuna voglia. Tossisci a bestia, avresti dovuto smettere di fumare qualche settimana addietro, ma non riesci a rinunciare al fascino delle bionde. Le bionde...perche' le chiamano cosi'? Ci sarebbe uno studio solo su questo. Ci sarebbe da interpellare perlomeno wikipedia a riguardo, ma in questo momento non ne ho alcuna voglia.
Devo raccontare di me, dei continui permessi che sto richiedendo in bottega pur di passare dei momenti insieme ai miei amici di sempre. Per quanto sia evidente che i tempi sono cambiati, le priorita' sono cambiate. Tutti troppo concreti, troppo presi dai propri obiettivi, abbiamo smesso di sognare. Mi rendo conto di non voler trascorrere un S. Lorenzo con queste persone, o meglio, mi rendo conto che il mondo ha smesso di sognare, troppo preso dalle necessita' immediate e quotidiane. Il 10 di agosto penso di andare in spiaggia da solo, non sento di condividere con nessuno i miei desideri di immaginazione, di speranza, di sogno, di passione. La razionalita' ha preso il sopravvento. Siamo cresciuti, va bene, lo capisco. Ma non lasciamo da parte quella parte di noi che ci fa rimanere bambini...
Sarebbe un errore gravissimo...peccato non si riesca a capire. Bisogna continuare a sognare, saremmo persi senza i nostri sogni...guai a chi cerca di tarparci le ali. Sognare non costa nulla, e' gratis....
E' da immaturi? Ok...sono il primo immaturo di questo pianeta. Peggio per te, realista e painificatore number one...non sai cosa ti perdi! Non c'e' limite di eta' nel sogno, non c'e' una scadenza nella realizzazione di se stessi. Se si riuscisse a comprendere questo concetto vivremmo tutti in un'ottica diversa. Troveremmo sempre motivazioni per proseguire, crescere, spingere, incentivare. La crescita comune nasce dal disinteresse del proprio immediato. Il mio sogno e' quello di vivere in un condominio fatto delle persone con cui sono cresciuto. Ogni mattone, ogni gettata di cemento deve essere il prodotto di un processo di crescita comune. Niente deve essere affidato al caso. Il tramezzo della mia abitazione deve reggersi sulle discussioni affrontate in una notte d'estate in spiaggia, il tetto sulle note di un brano di Concato in macchina sotto la neve nell'inverno del 2005.
Questo e' crescere, questo e' formarsi, questa e' l'Amicizia.

lunedì 24 luglio 2006

Partire, viaggiare...

Ancora pochi giorni in bottega e poi si chiude per ferie.
tra i clienti abituali, quelli che hanno deciso di rimanere in citta' sono un po' preoccupati. Quasi un mese senza il loro pane preferito sembra quasi impossibile da sopportare. Ma non e' vero niente, perche' spesso e' solo questione di abitudine. Tempo una settimana e si saranno abituati ad un nuovo gusto, sapore, una nuova fragranza e rischi anche di non rivederli alla riapertura. Fa parte del percorso, sarebbe stupido non accettarlo.
E' un periodo di grandi aspettative. O meglio, piu' che aspettative di esigenze. Esigenze primarie, forti. Esigenze per certi versi contrastanti.
Ho trascorso un weekend fuori. Uno splendido weekend a dirla tutta. Cominciato con un viaggio di andata in treno cosi' rilassante, cosi' interessante, che dopo pochi minuti ho abbandonato la lettura. Dell'ultima volta che ho attraversato la Calabria in treno non e' che conservi chissa' quale ricordo.
E invece questa volta e' stato tutto diverso. Complice sicuramente l'entusiasmo per quello che mi aspettava, per gli amici che stavo per raggiungere, per la musica che avrei ascoltato, per gli artisti che avrei conosciuto...
Ma gran parte del lavoro l'ha fatto la qualita' del treno. Ebbene si, i treni in Italia sono un po' migliorati. Da Metaponto a Sibari e' stata una goduria...
Aria condizionata, posti a sedere spaziosi e comodi, treno molto silenzioso e soprattutto molto ben ammortizzato. Ti senti dondolato, cullato...beh presto mi sono attaccato al finestrino a guardare il mare.
Sembrava quasi un richiamo. Le mie passioni, le mie maggiori fonti di ispirazioni, tutte insieme. Il treno, viaggiare, il mare.
E mi dispiace avere solo ora la possibilita' di appuntare sensazioni che a distanza di due giorni sento decisamente meno forti. Ero quasi tentato di lasciar perdere. Ma ho bisogno di una traccia, ho bisogno di ricordare la sensazione di rinascita che provo ogni volta che mi metto in viaggio.
Immagini che ti scorrono sotto gli occhi come se stessi vedendo un documentario con l'avanzamento veloce del videoregistratore.
La costa che cambia continuamente aspetto, forma, la distanza tra i binari e la riva varia, alle volte degli alberi o delle case ti oscurano la visuale. Quando la riacquisti il mare ha cambiato colore come per magia. Come se avesse sfruttato il tuo momento di disattenzione per cambiarsi d'abito.
E poi l'arrivo a destinazione, con un trenino decisamente peggiore del precedente, ma i chilometri che restano da percorrere son pochi.
Mai visto un treno cosi' ridicolo. Una sola carrozza che fa da motrice e da trasporto passeggeri non elettrica, ma diesel. E con il cambio...dopo la partenza sono rimasto sconcertato dal cambio prima-seconda...Credo che abbia fatto anche la doppietta...
Ma con l'entusiasmo a mille che avevo avrei viaggiato anche su un carro in mezzo ai maiali.
Musica, birra e sigarette, musica, vino e sigarette, mare, birra e sigarette musica, rientro.
Questo il sunto di un weekend da ricordare. Un weekend trascorso con due ragazzi che come me stanno cercando una direzione. Uno e' un po' suonato, l'altro alla ricerca di un defibrillatore umano che riesca a riesumargli il cuore.

ATTENZIONE! Avvistato un pericoloso trio di anime profonde sulla statale jonica. Viaggiano a bordo di una Fiat Brava di colore scuro. L'ultimo avvistamento e' avvuto alle ore 4.20 presso una stazione di servizio nei pressi di Policoro.

Avvicinarsi con cautela: Sono altamente pericolosi perche' dietro una copertura blues apparentemente innoqua, in realta' sono armati di compilation dei Pooh e pezzi vari di Alan Sorrenti. Non si conosce la loro identita', ne l'esatto paese di provenienza, ma il loro accento è marcatamente calabbbbbro.

venerdì 21 luglio 2006

Vorrei essere un fornaio ambulante

Sarebbe magnifico...avere una bottega senza una dimora stabile.
Svegliarsi al mattino e scegliere una meta. Prendere e partire, portandosi dietro la bottega ambulante. Arrivi che e' sera, di notte ancora una volta prepari il tuo impasto, fai le forme, sforni e al mattino sei pronto a proporre le tue creazioni a gente sempre nuova.
Sarebbe magnifico arrivare in un posto qualsiasi, fatto di persone qualsiasi, persone nuove, attingere dalla loro acqua per produrre qualcosa che possa deliziare il loro palato, che possa sorprenderli, entusiasmarli.
L'acqua...bene prezioso ma allo stesso scontato. Preparare il pane con tutte le acque del mondo...che sogno fantastico! Il pane, il tuo pane, a disposizione di bocche sempre diverse....bianche, gialle, nere, rosse...
Arricchirei il mondo con la mia conoscenza e senza rendermene conto arricchirei me stesso con la conoscenza del mondo.
Dovremmo vivere tutti come dei nomani, poveri di danaro, di frivolezze, di beni materiali, ma fortemente ricchi di conoscenza, di apertura mentale di capacita' di relazione.
Ogni posto del mondo dovrebbe essere semplicemente un autogrill, un campeggio, un'oasi. Dovremmo continuare a viaggiare, di volta in volta portando con noi il minimo l'indispensabile, fossero anche un compagno, una compagna, dei figli, ma ci si dovrebbe fermare a questo.
Stiamo diventando dei latifondisti, che a discapito della conoscenza coltivano un'arida infiorescenza. fatta di mattoni, gomme di automobili, interessi su conti correnti, firme su capi d'abbigliamento.
Piu' siamo ricchi e piu' ci impoveriamo ogni volta che piantiamo le radici dei nostri possedimenti. L'aria che respiriamo si consuma, perde ossigeno e alla fine ci ammaliamo senza accorgercene. Asfissia permanente che si trasmorma in apatia, staticita' ed ignoranza.
Ignorante e' colui che ignora cosa c'e' al di fuori del proprio, e' colui che cotliva e si nutre dei soli prodotti del proprio orto.
Indipendenza la chiamano alcuni...ma e' solo un isolamento, una forma di implosione dell'essere che porta all'annientamento del vivere.
Dovremmo vivere tutti da ambulanti e commercializzare il nostro essere. Oggi vendi, domani compri, dopodomani baratti. Che sia conoscenza, che sia amore, che sia amicizia, che sia stima...non bisogna mai dimenticarsi di svegliarsi presto al mattino e scendere giu' al mercato.

giovedì 20 luglio 2006

Starman the barman....il ritorno

Mi si chiede di tornare alla vecchia passione...
I dubbi sono tanti. Mi hanno chiesto di tornare sul campo. La cosa mi fa felice da un lato, perche' mi viene riconosciuta la capacita', la professionalita', ma soprattutto l'amicizia.
Ma sono combattuto perche' proprio ora che si stanno per aprire nuove porte, che puntano in una direzione ben differente, anche se non necessariamente non conciliante, vado un po' in crisi, i dubbi mi assalgono.
Mi viene chiesta una collaborazione forse troppo esterna, al contrario ho richiesto una partecipazione decisamente piu' attiva.
Mi chiedono di tornare a miscelare intrugli magici....e' la mia passione di sempre, lo sanno tutti, ma non riesco a decidermi di farlo per conto di altri. Vorrei rimanere padrone delle mie scelte, non essere soggetto a nessuno. Sono convinto e cosciente delle mie doti e capacita'. Le mie creazioni devono rimanere libere e gestite dal mio arbitrio. Non so se sono capace di concederle in gestione altrui. E' un lavoro grandioso, che spazia ben oltre il semplice somministrare, consigliare, servire...c'e' tanto altro dietro, c'e' educazione, c'e' coordinazione, c'e' preparazione...il background e' forte, e' importante anche se spesso sottovalutato.
Certo che tornare a spillare birra, ma soprattutto a frullare frutta e gelati a alcolici, decorare e servire spettacolari intrugli mi intriga molto. Ma vorrei essere protagonista come lo sono stato in tempi addietro. E' tutto da valutare, da proporre, deciderre. Certo e' che se dovesse cambiare nuovamente la mia vita, inventero' sicuramente un cocktail a base di farina. Questo e' poco ma sicuro.

mercoledì 19 luglio 2006

Era tutto piú facile prima

Era tutto piú facile prima. Alle elementari compravo appositamente i quaderni a pagine rilegate singolarmente per poter sfilare via gli errori in modo discreto e ricopiare cosí i pensierini in bella copia. Fino a pochi anni fa era cosí facile tenere tese le corde ...filavo la mia tela a trama serrata...nessun buco, nessuna maglia allentata. Tutto perfetto...con gli anni le trame si allentano, il ritmo si accelera, la spola fa avanti e indietro, perde il senso dell´orientamento, destra sinistra, sinistra destra, avanti e indietro, destra dietro, sinistra avanti e poi black out. Ad occhi chiusi. Maglie saltate, errori su errori. ...i mie quaderni non sono piú a rilegatura singola...ad una pagina strappata via corrisponde un´altra pagina persa...sono fogli a fascio, perdi il controllo e non sai da dove ricominciare. Da sinistra? o da destra?
Prima era tutto piú facile. Gli errori sul quaderno si potevano cancellare, nascondere, buttare via, farli a pezzi e bruciare nel camino. I miei errori adesso sono indelebili, irreversibili, idrorepellenti, ignifughi, come i migliori dei prodotti della post-modernitá. Come la plastica...non possono essere smaltiti e inquinano. Ingombrano. Intossicano. Gli errori non sono reciclabili e durano per tutta la vita. Una sola scelta. Senza via di ritorno. O a destra o a sinistra. Alle volte mi capita di perdere l´orientamento, e mi vien voglia di chiudere gli occhi e di farmi guidare dal buio. Se non si puó piú virare a Sud, tanto vale lasciare il timone e scendere in coperta. Che vada da sola verso il largo. La vita non ha piú strade, ma uno spazio infinito. Troppo stanca e sfiduciata per rimettermi a tracciare percorsi. Butto il timone in mare, mi libero delle inutili scialuppe di salvataggio e lascio che siano i venti a decidere per me.

martedì 18 luglio 2006

Scadenze

Ultimamente sempre piu' spesso, tra la gente che frequenta la bottega, sto sentendo parlare di scadenze della vita.

Scadenze nel senso di traguardi non ancora raggiunti a discapito del tempo che invece scorre inesorabile. La sabbia si accumula nel fondo della clessidra ed e' meglio non guardarla scendere per non esser presi dall'angoscia.

L'errore e' proprio quello...guai a farsi prendere dalla fretta. Cerchi l'amore? Arrivera'. Vuoi un figlio? Cerca prima l'amore! Anzi no...l'amore arrivera' abbiamo detto, quindi un figlio arrivera' anche lui.
Sei donna, lo capisco, ti senti pressata dai tempi biologici, ma non e' il caso di farne un dramma. Bisogna pensare prima a star bene con se stessi, trovare un equilibrio, una serenita'. Non si puo' pensare a metter su famiglia, avere figli, senza poter garantire loro un ambiente sereno. Sarebbe troppo egoistico.
"Faccio un figlio prima che sia troppo tardi..."
Certo, ma puoi assicurargli che i suoi genitori sapranno amarlo e amarsi essi stessi? Sapranno essere per lui simbolo di affetto, presenza, stabilita', sicurezza?


Scadenze nel senso di traguardi non ancora raggiunti a discapito del tempo che invece scorre inesorabile. La sabbia si accumula nel fondo della clessidra ed e' meglio non guardarla scendere per non esser presi dall'angoscia.

L'errore e' proprio quello...guai a farsi prendere dalla fretta. Cerchi un lavoro migliore? La tua realizzazione personale? Non angosciarti...arrivera'. Stai sicuramente facendo il possibile e anche di piu' per raggiungere l'obiettivo. Non torturarti con rimorsi, rimpianti, senso di colpa o senso di impotenza.
Trent'anni non sono di certo la fine della corsa...e' ora che comincia la vera vita. C'e' tutto il tempo per costruire un futuro.
Chissa' perche' si deve temere di non farcela. Bisogna avere solo il coraggio di seguire il vento quando si alza. Avere l'intuito di sentirlo arrivare e farsi trovare pronti.
Che sia il vento del vero amore, o il vento del buon lavoro, l'importante e' tenere sempre le vele ben pronte. Sfruttiamo il tempo dell'attesa per cucirle, pulirle e sistemarle a dovere, in modo che quando verra' il momento, sapranno spiegarsi al vento senza nessun indugio, perfette, piene di entusiasmo, autorevoli e forti al punto che la nave quasi si sollevera' dal pelo dell'acqua.

C'e' un vento per ognuno di noi...
Sono sempre all'erta. Chissa' se questo che sento cominciare a soffiare non sia proprio ora il mio...

domenica 16 luglio 2006

Dubbio amletico

Ma e' nato prima l'uomo o la farina?
Direi prima l'uomo...
Non tutti gli uomini sono frutto della farina, al contrario non c'e' farina senza gli uomini.
Si dice che la gente si innamora tutti i giorni, ma si dice anche che non e' vero. Certo sarebbe bello, o forse no...
Come tutto cio' che diventa inflazionato perde di valore, cosi' potrebbe succedere all'amore.
Se fosse cosi' semplice, se fosse cosi' a portata di mano, finiremmo con il comprarlo al supermercato in offerta 3x2.
"Scusi signorina, dov'e' lo scaffale dell'amore?" - "Guardi, e' li' a destra. Le ricordo che se compra due confezione di amore e una scatola di cioccolatini, alla cassa ricevera' in omaggio un buono per l'acquisto di un mazzo di rose".
L'amore...chi ce l'ha? Molti dicono...ma sara' vero? Hanno controllato l'etichetta? La veridicita' del prodotto? E la data di scadenza?
Perche' anche la farina ha una data di scadenza. Ebbene si...non e' eterna. Oddio non e' del tutto vero. In effetti c'e' un particolare tipo di farina che dura per sempre. Con quella farina si riesce a produrre il pane perfetto. Pochi hanno avuto la possibilita' di gustarne almeno una piccola fetta. Ma la farina eterna diventa sempre piu' introvabile. Non e' una questione di costi, ma di effettiva rarita' del grano da cui si produce.
Con tutte le contaminazioni che subisce ormai il grano, difficilmente riesce a mantenere quella caratteristica di purezza che permette di ottenerla.
E cosi' spesso noi fornai siamo costretti ad accontentarci di farina comune, oppure cosa migliore, ci rinunciamo del tutto. Ma che brutta cosa...
L'alternativa? Aspettare pazientemente. Perche' il lavoro va comunque avanti. Il mondo non si ferma.
E poi c'e' sempre il mare a farci compagnia. Chissa' se qualcuno primo o poi scoprira' il mio trucco...
Molti si chiedono perche' il mio pane e' cosi' buono e saporito...certo c'e' tanta passione, ma il vero segreto e' un altro. Metto due bicchieri di acqua di mare nell'impasto. Me l'ha consigliato anni fa il proprietario di una panetteria dell'isola che non c'e'.

giovedì 13 luglio 2006

La musica

La madrugada...un pezzo di una band locale. Mi sta prendendo a bestia. L'ascolto tutti i giorni, per piu' volte consecutive. Che bravi questi ragazzi!
Che bella che e' la musica, ti fa compagnia, ti fa ridere, piangere, emozionare, ricordare, rilassare, sognare.
E pensare che ci sono persone che ignorano il potere della musica. Poveri, non sanno cosa si perdono, non sanno che manca un pezzo alla loro vita.
Questo sferragliare di chitarre mi carica, crea energia, i cori, le controvoci, non stancano mai. Questo pezzo e' magico, ogni volta che finisce sembra sia finito troppo presto e lo rilancio dall'inizio.
Tempo fa la stessa cosa mi provoco la versione live di Geordie, cantata da De Andre' e sua figlia.
Ci sono alcuni pezzi che pur piacendoti riesci ad ascoltarli una volta soltanto. Per altri non smetteresti mai. Ti fermi solo perche' cominci a sentirti un'idiota.
C'e' una canzone per ogni ricordo importante della mia vita. Ogni brano e' un piccolo quadro, un fotogramma esasensoriale di un momento vissuto. Suoni, immagini, odori, sapori, vibrazioni ed emozioni. Tutte richiamate alla mente appena si sentono partire le prime note.
E' incredibile...

venerdì 7 luglio 2006

Ma non smetto di sognare

Nonostante tutto, nonostante tutti.
Toglietemi la possibilita' di sognare e avrete ucciso la mia anima.
A trentatre anni ancora sogni? SI CERTO! PERCHE' NO?
Come si puo' vivere senza? Non riesco proprio ad immaginarmela questa vita che mi proponete, fatta di cose esclusivamente concrete, di compromessi, di sottomissioni a degli schemi imposti. Ma imposti da chi? Gente ignorante, insignificante ed assolutamente non autorevole da nessun punto di vista che non sia mediatico. La vita e' mia, sono io che la conduco dove voglio. Oggi pomeriggio mi sono divertito a spargere con un pennello colpi di colore su un pannello. Non avevo mai toccato un pennello in vita mia. Mi sono emozionato, mi sono divertito, sono ritornato bambino.
Lo dico spesso...bisogna imparare dai bambini...hanno tanto da insegnarci. Soprattutto la spensieratezza con cui affrontano ogni situazione.
Vorrei tanto avere un figlio ed imparare da lui a vivere prima che il sopravvento di me genitore tenda a prevalere sulla sua istintivita'. Perche' e' questo che succede molto spesso. La voglia di tutelare, preservare, proteggere...
Cazzate! Lasciate che i vostri figli acquisiscano una forma, una posizione sul pianeta. Lasciamo che sbaglino e crescano e si formino sugli errori commessi. Non siamo in grado di prevedere tutto.
E' sbagliato dire alla gazzella "Stai lontano dal leone" descrivendo in dettaglio il leone perche' e' l'unico animale feroce che abbiamo conosciuto. Poi salta fuori il tigrepardo e i nostri protetti si ritrovano indifesi.
Insegnamo a discernere da cio' che e' giusto e cio' che e' sbagliato, da cio' che e' pericoloso e cio' che lo e' meno e quindi si puo' evitare. Perche' agli occhi di un genitore tutto e' pericoloso.
Non so davvero come si possa educare un figlio, e' cosi' complicato. Allo stesso tempo non vedo l'ora di provarci. Allo stesso tempo spero di riuscirci.

domenica 2 luglio 2006

...i tuoi occhi

...uno sguardo
una sola parola
o solo il silenzio bastano
perché tu rivolga il tuo sguardo
su di me
e mi riscaldi con il tuo sorriso
i tuoi caldi occhi
buoni come le nocciole
mi sorridono
e mi abbracciano
profumano di cioccolata
poi rivolgi lo sguardo altrove
e il tuo viso ritorna austero
come tante volte ho notato
e temuto
Di mio padre ho lo sguardo
di mio padre ho le sue forti braccia
di mio padre ho la sua pelle
la sua storia
i suoi ricordi
di mio padre ho il suo caldo accento del sud.

Ogni vento é favorevole per chi sa dove andare

Ci sono stati momenti in cui ho pensato che la mia vita fosse una zattera in un pantano. Io desideravo il mare aperto, mentre continuavo a galleggiare in una fatiscente pozzanghera d´acqua. Sognavo una rotta e mi limitavo invece a girare su me stessa, fino a perdere l´orientamento. Ci sono stati momenti in cui ho cominciato ad odiare questa zattera, la sua immobilitá, il suo lento e mediocre movimento...
- "Sí signore. Assolutamente sí. Come lei vuole, signore. Ha ragione lei. (Pausa) Posso entrare? Come? Devo attendere ancora? Allora aspetto signore. Sto aspettando. (Pausa) Prego? Se mi sto annoiando? No signore. Assolutamente no. Non penso a niente, signore. Cosí non mi annoio. Eseguo e basta. Agisco e non penso. E se pur pensassi, poi lo dimenticherei, signore."
Se solo arrivasse una nave a smuovere le acque, o se si levasse un vento...sí...un vento. Un fortissimo vento di levante che riempia le mie vele, che le gonfi di vita. E penso che anche un leggerissimo e quasi impercettibile soffio di vento sarebbe favorevole, se solo sapessi dove andare.
Ci sono volte in cui desidereri spingerla verso il largo questa zattera, prenderla a calci verso il mare aperto questa zattera... E ci sono momenti in cui mi basterebbe anche solo dimenticare, tutto d´un fiato come le candeline sulla torta di compleanno,
tutto d´un sorso come un bicchiere d´acqua fresca quando si ha sete,
all´improvviso come i temporali estivi che si riversano sul selciato polveroso
con la stessa facilitá con cui dimenticare fa rima con cancellare.

Pensieri sotto le coperte

Sotto le coperte
si respira piano piano
fino quasi a rimanere in apnea
sotto le coperte
le parole si sussurrano lentamente
diventano respiri
sospiri
in bilico tra suono e silenzio
le parole si finisce quasi per immaginarle
si finisce quasi per pensarle
sotto le coperte
ci si scambiano pensieri
senza emettere suoni:
un solo soffio caldo
come il vento estivo. (aprile 05)

sabato 1 luglio 2006

Diritto, dovere o virtú?

Tutti abbiamo diritto alla parola. La parola é polifonica, corale, é una professione del proprio credo, é un dire "io ci sono", io "sono" hic et nunc. L´espressione delle proprie idee é una pratica talmente importante che il confine tra diritto e dovere diviene alle volte talmente debole, una pellicola trasparente come quella che usiamo per coprire le lasagne quando le conserviamo in frigo, perché i sapori non si mescolino con gli altri, perché i germi non si moltiplichino. O se vogliamo elevare la metafora a poesia, é un velo di verginitá, delicato e prezioso. Basta un colpo e si rompe. Adesso. Questo velo si é rotto e il mio diritto a parlare si é traspormato in dovere. E mentre fino a pochi giorni fa mi ero permessa di ammainare le vele e godermi il lento scivolare della mia barca sulle acque serene del fine settimana, ecco che un inaspettato venticello del sud, appiccicoso come lo scirocco, fastidioso e insolente come il pizzico di una zanzare sotto la pianta del piede, ha increspato leggermente la superficie del mio mare. Ho dovuto issare una piccola vela per tener fronte a questo inaspettato, anonimo visitatore, un ulisse nelle acque dello spazio cibernetico. Sará lo scirocco? Il libeccio? la tramontana? Che razza di vento é questo? Ah! Sará un vento bastardo. Una razza sconosciuta. Un vento senza pedigree. Benvenuto, allora sia tu, staniero. Vento liberato dalla distrazione e noncuranza di Eolo. Avrai anche tu le guance vistosamente gonfie nell'emettere un soffio potente? O saranno i resti di un lauto pranzo consumato al banchetto degli dei? Mastica bene, amico vento che spingi velocemente la mia barca verso il largo. Ricorda che, come chi canta bene, prega due volte, cosí chi mastica bene, digerisce meglio ed evita la formazione di imbarazzanti flatulenze. Impara a masticare le parole e a mescolare saggiamente le tue idee. Esprimersi é un diritto. A volte diviene un dovere. Ma ci sono anche delle volte in cui tacere é una vistú, per chi come te, amico vento, ingoia prima di masticare e scambia il meraviglioso giardino della lingua italia per una corda lineare, semplice da percorrere. E tu, questa linea la percorri come un inesperto e codardo acrobata circense. In questi casi, allora, la tua non-identitá, il tuo essere anonimo non solo é propizio, ma gradito e benvenuto.

venerdì 30 giugno 2006

Chi siete di meglio voi?

La casa dei miei sogni é una sensazione che si leva all´improvviso, come il vento pomeridiano ed evapora lentamente come la fragranza di un profumo. La casa dei miei sogni non ha tappeti. Non ha oggetti sparsi, ma spazi aperti, cuscini, divani e pochi mobili....con tanti tanti libri, libri dappertutto... La casa dei miei sogni ha gli scuri in legno che ristagliano sull´intonaco bianco della facciata esterna. La casa dei miei sogni sará bianca come la ceramica, le lenzuola, gli asciugamani; sará marrone come il legno, gli scuri, il parquet, le porte; avrá i colori caldi delle tende e dei divani. Il giallo, l´arancione e il rosso. La casa dei miei sogni avrá una grande vetrata sul mondo e con aviditá assorbirá l’azzurro del cielo, il verde della natura, il nero della notte. Gireró il mondo in cerca di un posto propizio dove fondarla, e nel frattempo la mia casa sará la strada, la piazza, il mondo. Non chiavi, né serrature. Non una porta, ma un enorme balcone dove respirare la vita di giorno ed ammirare le stelle di notte.
Voce off
Dialogo tra A e B
A- "Anche se giriamo il mondo in cerca di ció che é bello, o lo portiamo giá in noi, o non lo troveremo mai(R.W. Emerson).
B- "Sí, é vero, sono soltanto un viandante, un pellegrino sulla terra. E chi siete di meglio voi?" (Goethe)

e' un mondo assurdo...

Un mondo fatto di persone convinte che solo menando le mani per primi si ha ragione sul prossimo, si ottiene rispetto. Vivessimo in una giungla lo capirei, ma in una piccola cittadina mi riesce proprio difficile accettarlo, ne' tantomento crederlo.
Un mondo fatto di uomini che creano illusioni, che hanno la smania di costruire nuovi castelli, ma allo stesso tempo conservano nella tasca la chiave del castello che abitavano precedentemente. Perche' non si sa mai...perche' guai a rimanere senza castello, o comunque guai al cavaliere che tenti di passare il ponte del castello che comunque si era deciso di abbandonare.
E allora trovi cavalieri che tentano l'approdo verso un nuovo castello, ma restano ancora proprietari, a loro dire e aloro ardire, del precedente. Che mondo strano. Se ogni cavaliere seguisse questa legge ogni castello cadrebbe in evitabile abbandono e degrado.
Nonostante quello che possano dire le favole o le leggende, il fossato di un castello non e' mai stato presidiato da feroci coccodrilli. Sono assurde invenzioni...la verità è che nessuno è cavaliere errante. Fino a quando non trova altra dimora sicura e concreta, combatterà sempre per il suo precedente luogo di abbeveraggio. Se anche l'acqua o il vino che vi veniva servito non fossero di suo gradimento. Nonostante tutto.
Chiamare questi uomini cavalieri, significa davvero offendere l'Ordine.
Tra cavaliere e Re del creato ci bassa una differenza a dir poco sostanziale. Peccato che in questi casi l'esiguità di un filo d'erba diventa paragonabile all'immensità di una foresta.

giovedì 29 giugno 2006

Lo sport cittadino

Lo sport ufficiale della gente, intesa come massa, e parlare e sparlare di tutto e tutti. Ma quando parliamo di gente dobbiamo necessariamente includere anche noi stessi. Perche' questo e' un atteggiamento che adottiamo un po' tutti, in un modo o nell'altro.
C'e' chi non crede mai alla buona fede, alle opere fatte senza un riscontro, un rientro, un ritorno. Sono persone cresciute cosi'. Gli hanno inculcato l'idea che il mondo e' bastardo, che devi stare attento al tuo vicino, perche' appena ti giri puo' piantarti una coltellata e fottersi tutto quello che hai.
Chi vive e cresce con questa idea, non riuscira' mai a comprendere il volontariato, la beneficienza, la carita'.
Conoscevo un tipo talmente tonto e convinto, che faceva i biglietti del treno solo in stazione e mai in agenzia. "Perche' quei bastardi ci guadagnano!".
Deve essere deprimente affrontare il mondo pensando in continuazione che chiunque incontri ti voglia fregare. Quando te la godi la vita? Quando ti rilassi?
E ci sono i distruttivi. Quelli che ti devono rompere i castelli di carte, per il solo gusto di farlo, o peggio ancora, per l'invidia di non essere in grado di costruirsene uno proprio.
Ti dicono che il tuo castello e' brutto, inutile, insignificante, cercando di convincerti a buttarlo giu'. Se non ri riescono si umiliano al punto di farlo con le loro mani.
C'e' chi questi atteggiamenti ce li ha cronici, altri li assumono solo raramente. Ma difficilmente possiamo affermare di non essere mai caduti nella trappola dell'invidia, di non aver mai desiderato di soffiare forte su
quelle carte cosi' ben allineate e incastrate.
Troppo ben allineate. Troppo incastrate.
Ci vorrebbe piu' spirito di collaborazione, piu' rispetto, piu' stima.
E pensare che alle volte basterebbe soltanto trombare di piu'. Eh gia', perche' questo modo di fare spesso nasce principalmente da un meccanismo di difesa. Parte dalla non accettazione di se stessi di fronte agli altri.
Chissa' perche' certi meccanismi tendano a svanire nel momento in cui ci sentiamo accettati. E il rapporto sessuale, questa donazione cosi' intima, e' la massima accettazione dell'altro.
E allora, acidi e acide di tutto il mondo, incontramioci, uniamoci.
TROMBA CHE TI PASSA!

mercoledì 28 giugno 2006

troppo difficile?

Non mi sembra così complicato da capire il mio stato d'animo. Un sacco di gente insignificante non è che possa concedeere chissà quale ispirazione. Ridi forzatamennte alle battute di uno, cerchi di entrare nella fantomima dell'altro, ma ti rendi conto che è troppo poco per stimolare il tuo intelletto. Meglio ripiegarei in un riposo.

lunedì 26 giugno 2006

I treni che non vanno da nessuna parte

Un treno ha motivo di viaggiare quando almeno un passeggero ha motivo di arrivare in quella destinazione. Quando non è così il treno stesso si dissolve appena lasciata la stazione di partenza. Nessuno verrà mai a conoscenza dei suoi orari, nessuno saprà mai che è partito perchè non è mai arrivato. E' la vita che è così. Non sono i propositi a segnare la storia, ma le azioni che ne derivano. Senza una causa non c'è un effetto, ce lo insegnano i fisici, i chimici o qualsiasi scienziato di sorta. Non si può appiccare un incendio nell'erba rigogliosa, come non si può creare un impasto senza l'acqua che lo cementa. E non c'è bisogno di essere laureati in chimica biologica, in fisica nucleare o fare il fornaio per poterlo capire. La vita non è poi così complicata da comprendere. Se non ci si riesce è perchè si ha la presunzione di essere stupidi.

domenica 25 giugno 2006

La parola diretta

Sapete una cosa? Questo lavoro mi piace proprio! E non lo dico per far piacere al mio socio. Lo dico per me. Lo penso e lo dico, e mentre lo dico mi piace ascoltarlo. È una gran bella responsabilità, si intende. Guai se l´impasto non lievita correttamente. E se il pane si brucia? No, ci vuole testa, prontezza. Nulla è lasciato all´improvvisazione. Non posso permettermi di abbassare la guardia o di addormentarmi sulla sedia. Bisogna rimanere vigili. E sapete un´altra cosa? Sono proprio contenta di aver rifiutato un´offerta di lavoro presso la stessa azienda per la quale ho lavorato per quasi due anni. Un contratto di 6 mesi, un´offerta da prendere al volo, 24 ore di tempo per decidere, un giorno per preparare la valigia, due ore di aereo...troppe cifre, troppi termini da rispettare, troppa fretta. Avevo quasi la nausea. "È un treno da non perdere" continuava a dirmi al telefono, ed io lo immaginavo stravaccato sulla sua sedia girevole in pelle, con l´aria condizionata, il viso abbronzato in modo innaturale e il contorno occhi di una tonalità piú chiara. Poteva anche togliersi gli occhiali da sole quando era in spiaggia a godersi le sue vacanze alle Maldive. E pensare che alcuni mesi fa il suo tono di voce non era cosí amichevole e caldo come quando mi comunicò "la conclusione del contratto di lavoro". Mille giri di parole per ovviare all´espressione "licenziamento". Le locuzioni sono sempre "politically correct". La parola, invece, unica, forte e chiara è scorretta, perchè è un colpo diritto e veloce nello stomaco, una coltellata precisa e sicura, un taglio netto e deciso. Le locuzioni, i sinonimi, la parola non detta, la parola opaca, obliqua e indiretta è un colpo basso e perverso. E mentre cercava di allettarmi con la sua proposta di contratto a tempo determinato, pensavo alla sua faccia grottesca e mi faceva rabbia pensare che anche il mio ultimo diritto era stato calpestato. Quello di ricevere comunicazione del mio licenziamento da una persona meno inverosimile di quel fantoccio di pezza. Lui continuava a parlarli al telefono di numeri, cifre, accordi, tempo, non c´è tempo, bisogna fare in fretta, pensa al tuo bene e al tuo futuro, è un´offerta da non perdere, un treno da non lasciarsi scappare. Lui parlava, io gli concedevo anche il piacere di sentirsi ascoltato. Lui parlava ed io pensavo che qualche volte, un treno per il quale non si è mai comprato il biglietto, bisogna pur farselo scappare.

Attaccamento al lavoro

Chiamiamolo cosi', ma nonostante la mia nuova collega avesse dovuto sostituirmi nel turno di notte non ce l'ho proprio fatta a lasciarla da sola. Era la sua prima esperienza come fornaia notturna, non me la sono sentita. E sono stato comunque in bottega a svolgere una sorta di supervisione. C'e' voluto poco per capire che la mia presenza era assolutamente inutile. Sono stato piacevolmente sorpreso dal fatto che la nuova arrivata sia assolutamente indipendente e gia' pienamente produttiva. E' stato comunque piacevole essere per una volta spettatore. E' come osservare se stessi dall'esterno. La stessa passione, la stessa cura nel dosare, preparare, impostare le temperature.
Sono stato orgoglioso di lei e per premiarla, a fine lavoro le ho fatto conoscere il mio migliore amico.
E' una cosa che concedo davvero a pochi. Ho portato con me la fornaia e le ho presentato il mare. Li ho sentiti chiacchierare a lungo, non so di cosa. Per voluta riservatezza sono rimasto in disparte. Ma se il mio amico mare l'ha accettata, evidentemente deve essersi sentito fortemente conquistato. Il mare non sbaglia mai.

sabato 24 giugno 2006

Questa notte

Questa notte rimarrò sveglia. E sarò sola. Le ultime luci si spegneranno poco a poco e ci sarà silenzio. Solo le stelle a farmi compagnia e il cielo si trasformerà in una vellutata trapunta di luce. La porta della bottega sarà aperta e le fresche folate di vento saranno le benvenute. Il profumo della farina sarà intenso e conserverà in sé ancora la fragranza del grano maturato sotto il caldo sole dell´estate. Un sole costante. Accecante. Avvolgente. Come le ondate di calore che il forno sprigiona quando apro le sue porte. Il caldo mi avvolgerà e trasformerà in polvere tutti i miei pensieri e le mie paure. Questa notte controllerò la temperatura del forno perché sia costante, come quella del sole sui campi di grano, perché l´impasto maturi in pane, perché la superficie diventi croccante crosta sotto i denti e l´interno rimanga soffice come il vento che infila le sue dita tra le spighe e fa ballare i chicchi maturi. Ad occhi chiusi immergerò le miei mani nella farina e una sensazione di freschezza mi sorprenderà. Mescolerò l´acqua tiepida con il lievito e il sale e lascerò che l´impasto si amalgami bene, senza lasciare grumi. Osserverò l´impasto lievitare, crescere, respirare. Questo lavoro ha tempi umani. Non ci sono minuti, secondi, ore, ma un solo unico lungo movimento di rotazione della terra attorno al sole finché verrà il giorno e il pane sarà posato al centro delle nostre tavole, su una bianca tovaglia di lino. Cercherò di amalgamare al meglio gli ingredienti tra di loro. Che il pane possa fare la stessa cosa tra le persone. Ogni giorno. Eccomi. Sono arrivata in bottega. E´tempo di iniziare.

venerdì 23 giugno 2006

Adoro questo lavoro

Mi ha fatto rinascere, mi ha donato una nuova vita. Chi l'avrebbe potuto dire. Alle volte nella vita si fanno delle scelte senza capire perche', senza una ragione. Nel mio caso una ragione non c'era, ma un motivo forse si. Un motivo che allora ignoravo, ma ora che mi sento cosi' sereno capisco che il destino alle volte ci chiama, ci manda dei segnali. E bisogna seguirlo, ascoltare i segnali e fidarsi ciecamente.
Se solo penso che solo qualche tempo vivevo come uno spettatore. Solo qualche tempo fa.
E scrivevo:

Mi sento un po' spettatore negli ultimi tempi.
Dormo come un barbone nella stazione della vita, e guardo con distacco i treni e i passeggeri che mi passano davanti, veloci, anonimi. Treni senza indicazione di destinazione. Passeggeri senza volto.
Sono tornato nella mia scatola di vetro. Con i miei bei vetri polarizzati. Io vedo il mondo, ma il mondo si trova di fronte ad uno specchio.
Mi isolo. Mi dissocio.
Non condivido nulla di quello che vedo. E realizzo di essere io quello sbagliato, perche' mi sembra che tutti gli altri vivano in una sorta di perfetta armonia. Armonia che alle mie orecchie giunge come suoni distorti, note stonate di musicisti troppo ubriachi.

Rinnovo del personale

Abbiamo assunto una persona nuova in bottega. Ho scoperto che anche a lei piace scrivere, cosi' ho deciso di prestarle ogni tanto questa "penna".
Benvenuta Fornaia! ;-)

mercoledì 21 giugno 2006

Ho incontrato uno strano tizio

Sono un fornaio che lavora di notte in una piccola bottega.
Ma stanotte ho lasciato il lavoro ai miei colleghi. Pochi ordinativi, cosi' ho potuto svignarmela con una scusa.
Un impegno impellente....certo con il mio solito amico. Il mare.
Sono arrivato che era mezzanotte. Non ci ho pensato due volte, mi sono tolto scarpe e tutto il resto e mi sono tuffato sotto la prima lieve onda che ho visto approssimarsi alla riva. Ho accarezzato per alcuni metri il fondo sabbioso con tutto il corpo prima di tornare in superficie e sorridere alla luna.
Mille pensieri che mi avvolgevano piu' di quanto fosse in grado di fare l'immensita' della distesa d'acqua. Ho preso a nuotare verso il largo incurante della distanza sempre piu' crescente dai miei vestiti lasciati a terra.
Non mi sono mai allontanato cosi' tanto, nemmeno di giorno, ma in nessun momento ho avuto paura.
Mare nero e tetro, luna chiara e splendente. L'incubo contro il sogno, il dubbio contro l'autorevolezza della certezza.
Decido di rientrare, ma appena inverto la rotta sento una voce: "Dove stai andando? Sei arrivato fin qui e ora torni indietro cosi' di fretta?"
Sulle prime sono rimasto pietrificato. Ho perso l'orientamento, sono finito sott'acqua e devo averne bevuta qualche bicchiere abbondante a giudicare dall'affanno e dai continui colpi di tosse successivi.
Una mano, forte, mi ha aiutato a rimanere a galla fino a quando ho ritrovato nuovamente il mio equilibrio. Mi sono voltato.
C'era uno strano tizio. E strano e' dir poco. Sedeva su un tappeto dai colori indescrivibili, perche' parevano cambiare in ogni momento. Il tappeto galleggiava incredibilmente e questo strano signore anziano vi era seduto sopra riuscendo senza alcuno sforzo a vincere la gara di leggerezza con l'acqua.
Il tappeto copiava morbidamente il movimento delle onde senza scomporre minimamente la quiete del suo passeggero. Fumava. Una strana pipa di legno chiaro che produceva uno fumo denso di colore verdastro. Sembrava uno di quei maghi delle storie fantastiche, con tanto di capelli e barba bianchi e lunghi.
Mi ha ripetuto il suo nome per tre volte, ma era cosi' incomprensibile che ho rinunciato ad impararlo. Abbiamo parlato a lungo. Diceva di avermi aspettato per lungo tempo, ma sapeva che sarebbe arrivato il momento. Il momento. L'ha ripetuto piu' volte. Alludeva ad una specie di tappa che ogni uomo deve raggiungere. Molti dei suoi discorsi non erano facilmente comprensibili, ne' tantomeno si sforzava di semplificarli. La sua unica richiesta era che ascoltassi e portassi con me quelle parole. Parole come tesoro per il resto della vita. Come sfere di vetro colorate, diceva, attraverso cui guardare la vita nelle situazioni complicate e difficili.
"Non preoccuparti di capire ora. Non e' importante. Porta con te il ricordo di questo incontro. Quando sarà il momento ricorderai le mie parole e ne comprenderai il significato."
Mi ha fatto fumare dalla sua pipa, il sapore era incredibilmente forte, ho dovuto rilasciare immediatamente la boccata, ne e' venuta fuori una grande quantita' di fumo, ben oltre quello che avevo aspirato. L'aria si e' impregnata di un profumo particolarissimo e si e' colorata completamente di quello strano color verde. Ho chiuso gli occhi...li ho riaperti e non c'era piu' nulla. Ne' piu' fumo, ne' piu' odori, ne' piu' tappeto, ne' piu'.....impossibile ricordare come si chiamasse.
Ho disteso le gambe e mi sono reso conto che riuscivo a toccare il fondo. Ero a riva, i miei vestiti a due passi. Mi sono asciugato, rivestito e nell'infilare le mani nella tasca dei pantaloni ci ho trovato qualcosa. L'ho tirato fuori, ho sfilato il laccetto di cuoio che chiudeva questro strano sacchetto. Al suo interno dei piccoli oggetti. Ne ho estratto uno. Una piccola sfera colorata. Ci ho guardato dentro e....incredibile! Riuscivo a vederci mille cose. Vedevo me stesso, la mia vita, i miei amici, le persone a cui voglio bene. La mia fortuna! Il mio tesoro!
E in quello stesso istante ho compreso la sua prima frase: "Per apprezzare meglio un fiore, e' necessario ampliare il punto di vista. Allargare la visuale. Allontanarsi dai suoi petali, senza pero' perderne la percezione del profumo."

martedì 20 giugno 2006

Cinicità o cinecittà?

Si puo' diventare ricchi, o diventarlo ancora di piu' investendo nelle realta' piu' povere, sfruttando le condizioni di miseria e disperazione in luoghi dove puoi sottopagare un uomo e ricevere in cambio anche un sentito grazie. Incredibile come sia sottile la differenza tra lo sfruttatore e il benefattore. Bastano due cucchiai di cinicita'.
Ho guardato in tutte le dispende della bottega, ma non ne ho trovate. Domani passo dall'ipermercato e ne compro una scatola. Ma chi voglio prendere in giro? Non ne sarei capace. Sono troppo buono, o troppo fesso. Anche qui la differenza e' sottile.
Puoi diventare ricco anche diventando un divo di cinecitta'. Ma neanche questo fa per me.
Cinicita'....cinecitta'....e' un dilemma che non si pone.
Piuttosto pero' viene da incazzarsi, e qui devo purtroppo dar ragione al cinico imprenditore, quando nei posti dove vieni pagato il giusto, ti fotti il posacenere, il mouse o qualsiasi altra cosa a portata di mano. Quando produci il minimo richiesto e non di piu'. Considerando tra l'altro che i tuoi guadagni sono proporzionali.
Meno male che del denaro me ne fotte poco e niente. Fino a quando avro' acqua, uova, zucchero, sale e farina, saro' a posto con me stesso. Ah gia', la farina ancora manca. E vabbe', se me la consegnano bene, altrimenti al diavolo anche la farina. La focaccia scivolera' meno sul piano di lavoro, ma andra' comunque in forno e servita il giorno dopo. Saro' forse un po' meno fornaio, ma non cambiero' di certo mestiere.
It's my life, i couldn't live a different one. I couldn't think in another way. I couldn't be what I am not.
But there's something in the way she moves...

lunedì 19 giugno 2006

C'e' bisogno di farina

Ci sono notti in cui sono nel pieno del mio lavoro, ma d'improvviso mi rendo conto di aver terminato la farina. Avresti voglia di sfornare prelibatezze mai gustate, ma ti manca l'ingrediente fondamentale.
Per fortuna ho gia' preparato il minimo indispensabile per sostenere la richiesta della giornata di domani, ma mi sarebbe piaciuto tirar fuori qualcosa di speciale. Qualcosa da proporre al cliente affezionato, da offrire agli amici o da mangiare io stesso a colazione domattina.
Ma non c'e' farina. Ci sono le uova, c'e' lo zucchero, c'e' tutto...ma manca la farina.
E' come avere tutto nella vita, un bel lavoro, tanti amici, una famiglia, ma non avere l'amore.
Si possono sfornare cose buone anche senza farina per la verita'. Ma si sa che quando ti manca un ingrediente, ti vengono in mente solamente ricette che lo prevedono necessariamente.
E in questo momento manca proprio la farina...

mercoledì 14 giugno 2006

Sulle note...

Come spesso mi e' capitato di fare ho deciso di scrivere qualcosa ispirandomi alla musica che ho di sottofondo. L'album di Corinne Bailey Rae e' splendido.
Una voce calda e divertita. Si perche' diversamente non si puo' descrivere il suo modo di cantare. E' una cosa incredibile, ma si percepisce che mentre canta e' allegra. Sembra stia ridendo. Soprattutto in Put your record on la sensazione e' immediata.
Una cara persona mi ha scritto delle parole piene di calore e di forza. So che sono parole dettate dalla sua esperienza. Un'esperienza sicuramente difficile. Esperienza che non conosco, ma che mi faro' raccontare se ne avra' voglia, appena ci sara' occasione.
E' bello ritrovare le persone. Ti lanci in un'avventura, un progetto, ti sembra quasi di esser solo in mezzo a tanta gente nuova. E poi invece ti accorgi che saltano fuori delle persone amiche. Persone che conosci da tempo, ma che per un motivo o per l'altro non hai mai occasione di frequentare.
E dopo un sabato sera che racchiude in se tutta una settimana di stress, ritrovarsi a saltellare, sorridere insieme, e' magnifico.
Condividere i propri pensieri, far assaggiare il proprio pane, scoprire che e' piaciuto, scoprire che ci si vuole bene e non si ha paura di dirselo...
Viene da chiudere gli occhi mentre ascolto Like a star, le note ti cullano su un cuscino morbido di melodie accompagnate dallo stridìo delle dita sulle corde di una chitarra.
Oggi c'e' il sole. Un sole finalmente convincente. E sento il sole anche dentro di me oggi. E' talmente convincente che mi ha portato a sentirmi bene, sentirmi positivo.
Devo tornare a parlare con il mare. Sono certo che avra' una bella storia da raccontarmi.

lunedì 12 giugno 2006

Le cose si fanno per bene

Eh gia' perche' quando decido di farmi spuntare un nodulo nel collo, mica lo faccio piccolo...
Se non e' almeno di quattro centimetri mica sono contento.
E cosi' il caro endocrinologo mi ha praticamente detto che devo operarmi, ma prima c'e' bisogno di una scintigrafia, poi agoaspirazione e non so che altro.
Non ne ha voluto sapere di esser pagato in panzerotti. Piuttosto ha preferito centoventi euro. Che strani sti medici. Io proprio non li capisco.
Sono andato a documentarmi, ma e' stato un errore. Quando cominci a sfogliare l'enciclopedia medica, l'unico risultato che riesci ad ottenere e di terrorizzarti. Con tutte le ipotesi che ti propinano, sintomi, segnali, ti convinci di essere affetto da tutte le malattie del mondo.
In particolare ho scoperto che i noduli si dividono in freddi e caldi e soprattutto che statisticamente il 5% di quelli freddi sono tumori maligni.
Una percentuale per fortuna esigua, ma ignoravo totalmente questa eventualita'.
Vivo questo momento in maniera strana. Alle volte me ne dimentico totalmente, alle volte un po' mi angoscio. Tanta gente dice che e' una cosa da nulla, anche l'intervento e' quasi una formalita'.
Ok, ci credo, ma l'idea di ricoverarmi in un letto d'ospedale, di farmi fare un taglio sul collo che mi lascera' inevitabilmente un danno estetico, l'idea che debbano lavorare a pochi centimetri dalla mia trachea e dalle mie corde vocali non mi fa stare assolutamente tranquillo.
Quando mi dimentico di tutto questo vivo questo periodo piuttosto sereno. Dopo qualche giorno decisamente strano, in cui sentivo tutte le persone molto lontane, ho riacquistato sensibilita' verso il mondo. Un sabato sera all'insegna dello sfogo e dell'allegria, una domenica rilassante, la partita dell'Italia stasera da vedere insieme a vecchi amici, con annesso torneo di playstation, mi stanno ridando energia.

giovedì 8 giugno 2006

Alle volte hai bisogno di un appiglio...

Ieri notte avevo bisogno di comunicare a qualcuno il mio stato d'ansia. Quando sto così sento il bisogno di un pò di conforto.
Questa storia della tiroide fondamentalmente potrebbe essere una cosa da nulla, ma quando hai raggiunto i trentatre anni senza mai un malessere al di fuori di qualche influenza, senza mai aver subito una frattura, insomma niente di niente, il rischio di un'operazione che prevede che ti facciano un taglio sul collo, genera quantomeno qualche piccola preoccupazione.
Stamattina analisi del sangue....centoeuroecinquantacentesimi. Ma sticazzi!
Quante focacce dovrò preparare per recuperarli? Domenica propongo all'endocrinologo un compenso in panzerotti caldi. Gliene porto uno, e dopo che l'avrà assaggiato sono certo che accetterà la mia offerta. Infondo i soldi possono darglieli tutti, ma i miei panzerotti sono unici.
Ieri notte dicevo. Volevo comunicare a qualcuno il mio stato d'animo. E' vero, sono un lagnoso terribile, ma che ci posso fare?
Il bimbo che c'è in me salta fuori, vuole sentirsi coccolato, considerato, magari non proprio amato, ma almeno preso in considerazione.
E così ho scritto e lei che un tempo era fonte di ispirazione. Ho scritto a lei che un tempo mi amava. Ho scritto a lei che un tempo amavo e desideravo.
Ho scritto a lei perchè per lei ho imparato a scrivere e da allora non ho più smesso.
Non ha risposto ai miei sms, me l'aspettavo. Ma fa niente.
Negli ultimi tempi, quando ormai avevo fatto i miei errori, e quando lei ha smesso di sognare e crederci, e ha deciso di prendere la strada della tranquillità se pur senza emozioni...proprio in quei tempi, quando la incontrai e mi disse che non aveva tempo per parlare e poi rimanemmo a parlare per più di un'ora, quando mi diceva: "ma lo sai che scrivi in modo meraviglioso?"
A quei tempi le scrissi:

eh gia'.
Com'e' che dicono i Marlene?
Mi dispiace veramente, che sono ancora qui a parlare di noi...

Ma che ci posso fare? In effetti piu' che di noi, posso parlare di me.
Non e' giusto che continui a scriverti, ma mi piace cosi' tanto cercarti.
Mi ispiri. Le pagine piu' belle del mio diario vengono fuori quando penso a
te. Pagine spesso malinconiche, tristi, ma pur sempre intense, sentite.
Tesoro mio la vita va avanti, o meglio deve andare avanti, questo dicono i
saggi, i libri....questa e' la teoria.
Per certi versi vorrei che fosse facile. Per altri penso che per fortuna la
realta' ha talmente tante facce, sfumature, gradienti di colore, che non
puo' essere racchiusa, ingabbiata, incasellata in una regola.
Sono un sognatore lo sai...vivo inseguendo sogni. E mi piace da morire.
Sogni piccoli e grandi...
E ogni volta che riesco a raggiungerne uno riesco a riempirmi il cuore. Ma
l'effetto e' talmente estemporaneo...e il cuore si svuota e si rivolta
puntualmente.
Mi guardo attorno e cerco emozioni. Ma non riesco a trovarle nelle persone.
Materializzo emozioni negli oggetti, nei progetti, ma non funziona. Come
bolle di sapone...si dissolvono.
E ricomincia l'autoanalisi...e ogni volta viene fuori quella piega nel
cuore...mai dispiegata, che non mi rende libero. So cos'e'. E neanche ho
voglia di liberarmene. E non saprei neanche come. Fa parte di me. Fa parte
di quello che voglio essere. E' il mio sogno piu' grande, quello vero,
quello che riempie cuore e anima. Che in un attimo rende banale qualsiasi
altra cosa a questo mondo.
Ed e' questo che sei. E ricomincia da qui il mio desiderio di te. Non si
rifa' ai ricordi del passato. E' basato solo sull'analisi dei sentimenti. Di
questi sentimenti che non hanno nessuna intenzione di morire. Di questa
convinzione di essere cosi' perfetti se affidiamo la nostra vita l'uno nelle
mani dell'altra.
Ci sono giorni in cui sono riuscito ad illudermi di odiarti. Ma figuriamoci.
Mi basta un tuo sorriso. E non devo neanche aspettare di incontrarti per
vederlo. Ce l'ho qui, impresso nella mente, riflesso nel cuore.
Mi guardo intorno, sento quel battito...vedo qualcuno, ma non e' da li' che
viene. C'e' qualcuno che prova a farmi credere che sia il suo cuore che
sento battere...ma non e' cosi'. "Non ci provate. Non serve".
L'unico vero battito, l'unico che ha lo stesso mio ritmo e li', rinchiuso in
quel corpo. E vorrei dirlo a tutto il mondo. Vorrei mostrare al mondo cosa
vuol dire amare veramente, visceralmente.
Ma del mondo alla fine mi importa veramente poco. E' a te che vorrei
mostrare cosa vedono i miei occhi, quali emozioni, quali sensazioni vivo,
cosa provo quando li chiudo e sento vicino il profumo e il calore delle tue
ali.
Non posso stancarmi di amare te perche' smetterei di amare me stesso. Perche'
se sono cosi' e' soprattutto grazie a te.
Hai tirato fuori una parte di me che non conoscevo. E scrivere e' il modo
con cui riesco piu' facilmente a tirarla fuori.
Mi piace, adoro scrivere. E non smetterei mai di scrivere a te, che sei la
mia principale ispirizazione e aspirazione.
Sei tu stessa la mia stella cometa. Mi abbracci?


E mentre sto scrivendo il telefono vibra...e' lei che mi chiede chiarimenti e mi manda un abbraccio. Sto meglio.

Il domani

Il domani non e' garantito a nessuno. In nessun modo avrai mai la possibilita' di ottenere certezze di alcun tipo. Ma proprio per qu...