Venezia. Una strada
(Entrano ANTONIO, SALERIO e SOLANIO)
ANTONIO: In verità non so perché sono così triste. (Il mercante di Venezia, William Shakespeare)
Tristezza. Tri-stez-za. Ripeto a ruota libera la parola tristezza. Tristezza. E si dilegua, il senso evapora, solo il suono perdura. Fino a quando non se ne riconosce piú il significato. Quante volte ho usato questo stratagemma con le parole che non mi piacevano. Suoni e niente piú, fino a quando non facevano piú male. Si potesse fare anche con i sentimenti quello che si riesce a fare con le parole. Ripeterli a ruota libera, riviverli mille e mille volte ancora fino a che si lacerano, si riducono in brandelli e non si ricompongono mai piú. Ma cos´é la tristezza? Wikipedia ci illumina: La tristezza è una emozione contraria alla gioia e alla felicità (...) Il momento della tristezza rappresenta l'incontro tra il desiderio e i suoi limiti propri. Non è l'esterno che in qualche modo delimita il desiderio, bensì questi limiti sono costitutivi del desiderio stesso. Accettare la propria limitatezza aiuta in qualche modo a superare la tristezza. I desideri. Tutta colpa dei desideri. Immaginavo che ci fossero di mezzo loro. Ma cosa sono io senza di loro? Sono un essere limitato. Vivo di limitatezze. E di grandi desideri. Felici, peró, lo siamo stati tutti, per una volta nella nostra vita...vi ricordate le estati della vostra infanzia? Vi ricordate l´ultimo giorno di scuola prima delle vacanze? Le strade irradiate di luce, l´aria calda sulla pelle, le corse in bicicletta e i profumi, le voci, i colori. Si passava il tempo a giocare per strada, ci si rotolava sull´erba, si guardavano i treni passare veloci sulle rotaie arroventate...ed eravamo felici....Sí. Felici. Non parlo di quella tiepida e accomodante "serenitá" alla quale tutti adesso anelano. Io parlo di una pienezza che ti soffocava e non ti lasciava respirare. Io parlo di ebbrezza dello spirito...eravamo bambini, non anelavamo a niente. Non avevamo desideri. Avevamo il presente. Non avevano neanche bene inteso l´avvicendarsi delle stagioni, il caldo e il freddo, il giorno e la notte e il perché di quello che facevamo...eravamo bambini e, in veritá, non so perché eravamo cosí felici.
2 commenti:
La felicità..da bambino non sai nemmeno cos'è e credi che quella sia il modo naturale di vivere.
Si vive e si è felici. Equazione semplice.
Un ricordo "felice"???
L'abbraccio e il profumo di mia nonna che nn c'è più... e mi viene da piangere
un'amica l'altro giorno mi ha detto una frase scontata, ma che secondo me a te in questo momento potrebbe fare bene vista l'entita' dei post che ho letto. La frase e' questa :"liberati dalle aspettative di qualsiasi tipo, ogni aspettativa non puo' che essere delusa".
Se ci riesci troverai (forse) la serenita'
bye
SonnyB
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