Che vacanza! Sono stato giorno e notte a contatto con il mio fedele amico mare. Mi ha parlato, mi ha ascoltato, mi ha mostrato posti incredibili, mi ha cullato. E mi ha ascoltato ancora, mi ha consigliato, nel suo solito modo. Mai polemico, mai aggressivo, sempre molto dolce, costruttivo, fraterno. Siamo legati da questo profondo e indissolubile rapporto. Un patto di eterna fedelta'.
Gli ho raccontato del mio prossimo tatuaggio, di com'e' nato, di quello che rappresenta e del motivo per cui dopo anni, mi sia finalmente deciso a farmi marchiare indelebilmente il corpo.
Una farfalla incastonata in un cuore. La liberta' e l'amore, il desiderio di poter vivere in tutta liberta' un amore tanto desiderato, tanto bramato.
E' un periodo in cui l'aria sembra pregna di stati d'animo negativi, tristi. Lo vedo sulle facce dei clienti della bottega. Il sentimento comune a tutti e l'insoddisfazione, il senso di solitudine. Si sentono vuoti, abbandonati e per dirla in parole immediate...si sentono "non amati".
Chissa' probabilmente e' l'estate che ha deluso. Tutto sommato e' un classico, come il giorno dopo di ogni festa. Leopardi ha sviluppato la sua poesia intorno al concetto dell'aspettativa che un lieto evento genere e sulla inevitabile disattesa delle speranze riposte. La gioia nel giorno precedente, e la delusione, la tristezza nel giorno successivo alla festa. E' un meccanismo terribile quello che si innesca. Ci esaltiamo nell'attesa, e moriamo nel momento successivo alla fine.
Quello che non mi spiego e il perche' non riusciamo a vivere il momento in se', quando e' nel pieno della sua esistenza. Ci lasciamo scivolare via le gioie, le conquiste. I traguardi, i sogni, perdono di importanza e di consistenza nel momento esatto i cui li raggiungiamo, li realizziamo.
Stiamo sbagliando tutto!
Procedendo per questa strada, avremo sempre e continuamente i piedi martoriati dai pezzi di vetro dell'agonia. Ma probabilmente e' proprio quello che vogliamo. E' decisamente comodo poter continuare a piangere e lamentarsi delle piaghe, della sofferenza.
Chi sarebbe veramente capace di camminare su prati fioriti riuscendo a goderne appieno? Cercando di non divertirsi a calpestare i fiori?
Distruggiamo quel che abbiamo e ci lamentiamo di quello che non abbiamo, di quello che perdiamo. Ognuno e' artefice del suo percorso. I pezzi di vetro sono i cocci delle bottiglie rotte qualche metro prima.
Chiudiamo gli occhi, riflettiamo, usciamo dal nostro corpo e guardiamoci dall'esterno. Giudichiamoci! Critichiamoci! Cerchiamo di dare a noi stessi dei buoni consigli, ma cosa piu' importante, sforziamoci di ascoltarli, di perseguire i buoni propositi.
La nostra anima, il nostro cuore, non possono essere destinati all'entropia. Mi viene da piangere.
martedì 5 settembre 2006
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