martedì 30 maggio 2006
Vuoti di cuore...affanno
riscontri, resoconti. Alcune volte vertono solo su noi stessi, altre volte
coinvolgono altre persone. Una, due, tre, tutto il mondo.
Pensiamo. Penso. Mi affanno.
Voglio creare mille cose, avere mille idee, mille progetti. Voglio
realizzarne almeno novecentonovanta. Almeno novecentonovanta. Almeno.
E poi voglio aiutare mille persone. Voglio che il mio passaggio su questa
terra non assomigli ad una lieve raffica di vento. Voglio lasciare il segno.
Nelle persone come nelle cose.
E ancora voglio viaggiare. Voglio imparare millemila parole in millemila
lingue. MILLEMILA mondi, MILLEMILA persone. MILLEMILA tramonti. MILLEMILA
albe.
E voglio, e vorrei...e ancora vorrei, e poi voglio.
Alle volte lo so. Altre volte mi affanno.
lunedì 29 maggio 2006
LA VITA
Dimentichiamo.
Chi siamo, come abbiamo vissuto, cosa abbiamo realizzato.
Chi abbiamo attorno, chi ci vuole bene, chi ci stima, chi ci apprezza.
Chi abbiamo aiutato, chi abbiamo amato, chi amiamo.
Dimentichiamo quant'e' importante la famiglia. Quanto noi siamo importanti per la famiglia.
Chissa' a quante persone vorremmo dire una parola gentile. A quanti vorremmo dire "ti voglio bene", ma non lo facciamo, mai, per pigrizia, per imbarazzo. Fondamentalmente per idiozia.
Idioti. Questo siamo.
Eppure sappiamo quanto ci fa piacere, quanto ci fa bene sentircelo dire.
E allora? Perche' non donare un sorriso? Perche' non sbilanciarci ogni tanto? Cosa costa? Assolutamente nulla...
Un sorriso, un abbraccio, una carezza, un bacio sulla fronte...
Diamo valore alla vita degli altri e otterremo valore per la nostra di vita.
Apprezziamola questa vita. Smettiamola di lamentarci sempre. Smettiamola di aspettare un futuro migliore. Viviamo il presente, imparando ad apprezzare ogni piccola conquista, ogni piccola vittoria, ogni singolo momento di gioia.
Ogni tanto bisognerebbe riuscire a tornare bambini. Ecco. Bisogna imparare a guardare il mondo con gli occhi di un bambino.
Senza pregiudizi, senza quella patina di amarezza che purtroppo le esperienze negative ci hanno creato sugli occhi.
Dimentichiamo i torti subiti. Concentriamoci sul bene.
Ogni vendetta porta energie negative. Energie negative che si attaccano come sanguisuge alle cellule dell'anima. La contaminano. La impoveriscono. La solidificano. La pietrificano.
L'anima deve rimanere liquida. Come il mare. Sinuosa, morbida, calda. A volte quieta a volte in tempesta. Ma sempre liquida. Sempre anima.
Sono sommerso di preoccupazioni da molto tempo e spesso lo sconforto mi prende, mi sommerge, tenta di annegarmi.
Ma la mia anima e' forte e quando mi sembra di non farcela proprio piu', reagisce, mi risolleva.
E allora apro le mani, le osservo e in ogni segno, in ogni piega, ci trovo il mio percorso. Chi sono. Come ho vissuto. Cosa ho realizzato.
Mi guardo attorno e mi ritrovo circondato di amici. E il mio amore per loro cresce ancora piu' forte.
Passano gli anni, cambiano le priorita', gli interessi, i percorsi di vita.
Ogni volta che un amico prende la sua strada mi rendo conto che stiamo crescendo. Niente tornera' come prima. Il gruppo, la complicita', "il morbillo e le cazzate tra di noi...". Ma gli altri ci sono. Sono li'. Nonosante tutto. Sono gli sfigati come me. Sono li'.
E io li adoro. Fisicamente vicini o lontani che siano. Ci sono.
Sono tanti. Faccio fatica a contarli. Vecchi e nuovi.
Se penso a loro il cuore si riempie di gioia. Non c'e' altra cosa che conti.
Il denaro, la macchina, la moto, le vacanze.
Grazie.
giovedì 25 maggio 2006
Ancora mare
Ormai ci ho preso gusto. Nessuna ragazza bionda a scrivere sulla sabbia, nessun gabbiano che potesse criticare il mio cantare. Nessuno. Splendido.
Il fornaio e il mare. Mi sono seduto di fronte lui.
Abbiamo fatto la gara di serenita'. Io sorridente e rilassato, lui piatto e immenso.
C'era il sole. Ho visto tre conchiglie in acqua. Le ho raccolte una per una. Le ho chiamate noia, tristezza e insoddisfazione e subito dopo le ho gettate via.
mercoledì 24 maggio 2006
Luglio 2004 - Ormai una vita fa...
E' festa in paese in questi giorni. Non una festa qualsiasi. La Festa. Di quelle feste che mettono in tumulto tutta la citta', bloccano la meta' delle strade e in quella meta' ci sono tutte le strade che portano a casa tua.
Abito in centro, in una piccola mansarda con terrazzo. Il mio ufficio e sulla strada di fronte.
Ieri pomeriggio faceva caldo a lavoro. Stiamo valutando la possibilita' di comprare un climatizzatore, nel frattempo il ventilatore sembra uno schiavo con la testa china, quasi ad indicare la sua totale impotenza davanti a questa afa cosi' sfiaccante. Si gira a destra e a sinistra, sembra non volerti guardare negli occhi per non dover ammettere di non riuscire a fare il suo lavoro. Insiste, continua a far girare le pale.
E intanto a me girano le palle perche' non si puo' sudare stando semplicemente seduti ad una scrivania. La voglia di lavorare cala. Non c'e' ispirazione. Devo cambiare lavoro.
Ieri pomeriggio sono andato via un paio d'ore prima. Sono andato a trovare un amico nel suo laboratorio. Sono rimasto da lui neanche un'ora. Scappato via anche da li.
Ci sono andato a piedi, passato per le strade con i mercatini. Al ritorno erano gia' pullulanti di gente.
Questa festa e' una droga, un uragano. E' capace di tirare fuori dalle case tutti senza distinzione alcuna. Il piu' pigro e tirchio dei cittadini durante questa festa e' in giro a comprare le stronzate piu' autentiche che ci siano. Ma e' cosi' che deve andare. Alla Festa ci si devono comprare un sacco di cose.
E le giostre...appena arrivano i ragazzini corrono a vedere se quest'anno ce ne siano di nuove. Il crazy dance c'era gia', il tappeto volante anche....
Oh, ma questo giallo qui non c'era...ma che nome ha??? Bellissimo! Questa qui deve fare proprio paura!
"Scusi, mi da un biglietto per questa qui? Ma senta...e' sicura questa giostra?" - "Ehhhh al giorno d'oggi niente e' sicuro!!!!!" - "AIUTO!!!!"
E i venditori di "panini porci" come li chiama un mio amico. Anche lui si fa prendere dal rito. La Festa non e' festa senza il "panino porco".
L'altra sera si e' fatto incastrare per quasi un'ora dal venditore 56enne che gli ha raccontato la storia della sua vita, tutte le sue disgrazie, conclusesi con la convivenza con una splendida 22enne (o giu' di li').
Sono tornato a casa mia che c'era ancora luce. Stanco, assonnato. Bisogno di riposare. Mi sono forzato a fare un giro per i mercatini della strada opposta. Ma gli occhi non riuscivano a catturare le immagini, identificare i prodotti.
Ho fatto inversione su me stesso e avviato verso casa. Caldo insopportabile...Ventilatore. Lui e' blu e bianco, piu' alto e rispetto a quello dell'ufficio. E' fiero. E' nuovo. Cazzo ci ho speso ben dodicieuroenovanta per il mio alto ventilatore blu e bianco tutto in plastica. Lui si che fa il suo lavoro.
Sigaretta...voglio dormire. Metto su un cd con la scritta SLOW a pennarello nero. Naima di Coltrane riempie la stanza. Poi Eric Clapton con Tears in heaven.
Riprendo a perpepire qualcosa al suono di Through the barricates. Spandau Ballet. Il primo lento ballato con il mio primo vero grande amore. Nel suo garage, una festa con gli amici. Riuscii a trovare il coraggio di invitarla. Era bellissima. Alta, magra, capelli castani lunghissimi, occhi verdi, dolce, romantica. Due anni e mezzo splendidi e fondamentali per la mia crescita.
Mi sono svegliato. Avro' dormito si e no una mezz'ora. Giu' dal letto, giro e rigiro per casa inquieto.
Non ho comprato la ricarica per il cellulare, sono a zero non posso sentire nessuno. Bevo una birra? No..non ho mangiato nulla e poi con questo caldo la birra ti da sollievo solo per pochi istanti, per poi infiammarti piu' di prima.
Mi guardo attorno. E non e' che ci voglia molto tempo per riuscire a guardarsi attorno in quel buco di casa che mi ritrovo.
C'era qualcosa che non riuscivo a vedere. Lo sentivo che c'era. Al decimo giro degli occhi e della testa l'ho scovato. Li' sullo scaffalemensolaikea da quattroripiani quarantoveeuroenovanta.
Ottima idea. E' da tanto tempo che non lo faccio con la scusa di non avere mai tempo.
Apro la porta, esco in terrazzo, sistemo il posacenere sul tavolino, sigarette, accendino. Tiro fuori una sedia e mi posiziono. C'e' ancora la luce del giorno.
Questo libro mi e' stato regalato da una persona speciale. Per la verita' sono io che a suo dire sono stato speciale per lei. Ma questo rende lei stessa speciale. Essere speciai per qualcuno ti fa sentire importante.
Ne avevo gia' letto qualche pagina, ma ho ricominciato daccapo. L'ultima volta l'avevo approcciato con scarso interesse. Molte delle frasi che avrei letto mi sarebbero risultate nuove nonostante i miei occhi ci fossero gia' passati sopra. E infatti...
Prefazione di Bukowski...
Buwkoski meriterebbe una discussione a parttei. Quando il mio amico, appassionato e cultore del panino porco, mi regalo' Post Office, pensai ok, grazie, lo leggero', sara' il solito romanzo. Odio i romanzi dalle storie senza tempo, ambientati in epoche sconosciute e lontane.
Post Office invece e' un libro assolutamente sconvolgente. Un libro che mi ha aperto un nuovo mondo. Leggere tornava ad essermi piacevole e divertente, cosa che mai avrei potuto pensare. E da quel momento ho ripreso. Prima libri in prestito, poi vinsi la mia incapacita' di scegliere e riuscii addiriturra a comprarne uno per conto mio. Un nuovo mondo mi si aprii davanti.
Comprai Io Uccido di Faletti. A vederlo era un grosso mattone. Una sfida leggere un libro cosi' grosso. Non male alla fine. C'e' speranza per tutti gli scrittori se un comico di bassa lega come poteva essere Faletti riesce a scrivere cosi' bene.
Ma nel frattempo ero assorto tra le prime pagine di "Chiedi alla polvere", di John Fante. Prefazione di Bukowski assolutamente fuori dai canoni...
Mi avventuro nel primo capitolo, ho perso l'allenamento, tendo a distrarmi. E poi le zanzare, che fastidio! Accendo una padella di citronella e pare funzionare e tenerle lontane. Ritrovo la concentrazione.
Arturo Bandini, personaggio simpatico, anche se a volte detestabile per quanto e' "pesante", troppo riflessivo e paranoico.
E' ormai buio, fatico a leggere, provo ad accendere le luci in terrazza, ma le zanzare ci vanno a nozze. Mi barrico in casa. Ventilatoreforzatre, sul divano con una piccola lampada accesa. Arriva mezzanotte che mi mancano 5-6 pagine alla fine del libro. Non voglio che finisca cosi'. Segnalibro e via. Doccia. Voglio uscire.
Esco di casa e mi rendo di nuovo conto di dove mi trovo. Venditori ambulanti ovunque appena varco la soglia. Fiumi di gente impazzita.
Mi sento cosi' estraneo a tutto questo. L'anno scorso l'ho scampata. Ho inforcato la moto e sono partito in vacanza alla volta delle Dolomiti e delle Alpi francesi.
Ricarica al cellulare. Chiamo un amico, ci vediamo.
Ho fame. Andiamo a mangiare. Chiacchiere. Poche per la verita'. E' silenzioso. L'indomani sarebbe partito per un'avventura lavorativa fuori. Invece di essere teso, e' assolutamente tranquillo, troppo tranquillo. Come se il mondo non gli appartenesse. E' strano come la gente reagisca in maniera cosi' differente davanti a certe situazioni cosi' "importanti".
Alle 2.30 sono a casa. E lui e' li' sul tavolino che mi aspetta.
Torno in terrazza e questa volta delle zanzare me ne sbatto altamente. Devo finire il mio libro. Come ogni volta la delusione e' grande perche' speravi che le ultime pagine fossero piu' piene, speravi che ci fosse ancora qualche altra riga, almeno un altro mezzo capitolo...
E poi la sensazione di rigetto per qualsiasi altro libro, perche' ti autoconvinci che non potra' mai essere come questo. Che non riuscira' a prenderti nella stessa maniera.
Ma e' questo il mio "gioco della lettura". Leggo libri a distanza di mesi uno dall'altro. E ogni volta, dopo il punto finale mi convinco che forse e' il piu' bel libro che io abbia mai letto.
Oggi e' ancora festa in paese. E domani ancora e poi ancora per altri giorni.
E io mi sento cosi' estraneo a tutto questo. Mangero' anche io il panino porco, faro' un giro alle giostre, sparero' ai bersagli, e mi portero' a casa il mio bel pupazzetto portachiavi. E potro' scriverci sopra "Festa 2004".
lunedì 22 maggio 2006
C'era scritto:
Ci si mette spesso nella condizioni di non poter essere smentiti. Ci dichiariamo innamorati persi di una persona che sappiamo di non poter "vivere", in modo da non potere avere delusioni. Creiamo delle immagini, proiettiamo i nostri desideri e le nostre aspettative su dei manichini, idealizziamo persone, e guardacaso quelle persone sono cosi' lontane che non potranno mai smontare, far cadere, i nostri castelli in aria. E' l'inconscio che cerca di proteggerci dalle delusioni. E' l'autostima che manca e non ci permette di affrontare la vita da protagonisti, cercando di morderla, di far volgere gli eventi a nostro favore invece che subirli inesorabilmente.
Sembriamo delle barche a vela con l'albero maestro spezzato. La cosa grave e' che spesso sappiamo dove recuperare il legno per ricostruirlo, ma fingiamo di non averlo visto. Perche' e' decisamente piu' comodo farsi trasportare dal vento, piuttosto che issare le vele, agire sui tiranti, pensare alla direzione verso cui orientarle.
Ma i mari piu' belli, le isole piu' esotiche, i tramonti piu' emozionanti, si trovano tutti controvento. E in certi casi le vele non bastano, bisogna remare.
Un viaggio
Si parlava di viaggi, città, la bellezza di di Firenze, di Venezia, di Roma...
Mi è tornato in mente quando, qualche anno fa, facevo un altro lavoro e dovetti andare nella capitale.
Credo che un particolare di quel viaggio, mi sia rimasto nel cuore e mi ha condizionato nella scelta di questa nuova vita, che tanto adoro e mi entusiasma. Ricordo addirittura di aver scritto due righe al ritorno.
Le ho finalmente ritrovate...
Eccomi qua...
stamattina ero in estasi...non so perche'. Avevo passato, 13 delle ultime 24 ore, in treno.
Sono partito martedi mattina...uscito di casa alle 4.30 per andare in stazione e verificare i mezzi per una delle due stazioni ferroviarie nelle vicinanze.
Scelgo quella piu' comoda e decido di partire con l'eurostar delle 7.15. Il pullman che mi porta in stazione parte alle 05.50 quindi bisogna trovare un modo per far passare il tempo. Colazione, ricolazione...
Mi metto a cercare il numero delle ferrovie dello stato per verificare se e' possibile salire sull'eurostar senza biglietto, visto che nella stazione scelta non c'e' biglietteria.
Riesco a trovare il numero "verde" ma non funziona dal cellulare. Vado da un telefono pubblico, ma neanche da li pare funzionare.
Chiamo il 12 dal telefono pubblico, mi sento un idiota a parlare con un servizio automatico, alle 5 del mattino, mentre la citta' e' silenziosissima. Alla fine parlo con l'operatore (che e' meglio!) e chiedo il numero ma mi da il solito numero "verde". Gli dico che non funziona ne' dal cellulare ne' dal pubblico, e riesco a farmelo passare da lui.
Numero verde una sega....30 cents alla risposta + 50 per ogni minuti di conversazione. STI CAZZI!
Tutto questo per parlare con un altro servizio automatico...
Dopo aver spero qualcosa come 3-4-5 euro (ho perso il conto) seleziono la voce "vorrei parlare con un operatore" e mi viene detto di chiamare dopo le
7. Ma porc...
Decido di rischiare. Parto. Arrivo a F. e scopro che una briciola di tecnologia e' pervenuta anche in quella landa desolata. Forse a discapito dei due cani che non vedo gironzolare.
C'e' la biglietteria automatica. FIGATA!
Il cartello dice "Fate il biglietto qui, per evitare la multa di 25 euro a bordo del treno"
Clicco, scelgo, clicco, confermo....DOVE CAZZO SI FA IL BIGLIETTO PER L'EUROSTAR???
Alzo gli occhi e una scritta in stile vandalico-pennarello-rosso dice: "qui non biglietti ES". Un albanese l'avrebbe scritto piu' chiaro.
Faccio il biglietto semplice, salgo sul treno che ne frattempo parte. Da buon utente diligente cerco subito il controllore per chiedere di fare l'integrazione del biglietto sperando di evitare la multa, visto che l'eurostar che ho preso era a prenotazione obbligatoria.
Il "bonomo" mi fa: "non c'era bisogno che facesse il biglietto in stazione. Poteva farlo direttamente a bordo."
Gli parlo del cartello di minaccia, dei 25 euro, delle leggende che si raccontano nelle stazioni a proposito di multe, controllori all'inseguimento di utenti non diligenti.
Mi dice che sono tutte stronzate. Che stanno facendo solo un gran casino. Ma in confidenza mi ha detto che una volta, si e' messo alla guida di una locomotiva a vapore per inseguire un testa di minkia di picciotto milanese di merda, che era salito sul treno, ma alla vista del controllore non aveva detto "buongiorno".
Alla fine riesco a prendere posto. Per l'occasione mi sono portato dietro un libro di yoga, che mi ha aiutato a trovare la posizione giusta per riuscire a dormire su quei sedili assurdi. Passa un po' di tempo, arriviamo in un paese non meglio identificato.
Continuo a tenere gli occhi chiusi mentre il resto del corpo sta cercando di diventare liquido per riuscire a plasmarsi sugli spigoli del sedile, poggiatesta, finestrino e bracciolo.
Ad un certo punto capisco di essere ancora solido quando una mano mi scuote la spalla.
"Mi scusi...questo posto e' mio. Ho la prenotazione"
"Oh..mi scusi lei non sapevo che fosse prenotato."
"Mi dispiace, ma sa.."
"Ma non si preoccupi"
"No ma mi dispiace..."
"Si, ma guardi che lei fa bene. Infondo l'ha pagata la prenotazione."
"ok"
"ok"
(stronza!)
(minkia ma quanto parla questo?)
(ma che cazzo con tutto il treno libero doveva reclamare per forza il suo
posto del cazzo)
(perche' mi guarda cosi'? Io ho perso mezz'ora in agenzia per prenotare
questo mio bel posto)
(tienitelo stretto il tuo posto, io mi metto qui e sto anche piu' comodo,
tie'!)
Ridormo. Col cazzo che sto piu' comodo qui. Non e' cambiato nulla, anzi forse e' peggio.
Napoli.
"Mi scusi...questo posto e' mio. Ho la prenotazione"
"Oh..mi scusi lei non sapevo che fosse prenotato."
"Mi dispiace, ma sa.."
"Ma non si preoccupi"
"No ma mi dispiace..."
"Si, ma guardi che lei fa bene. Infondo l'ha pagata la prenotazione. Ma non
ci siamo gia' visti un'ora fa??"
"no"
"ok"
"ok"
(stronza! ma sei parente di quell'altra?)
(minkia ma quanto parla questo?)
(ma che cazzo con tutto il treno libero doveva reclamare per forza il suo
posto del cazzo)
(perche' mi guarda cosi'? Io ho perso un'ora mezza in agenzia per prenotare
questo mio bel posto e ho lasciato la macchina in doppia fila)
(tienitelo stretto il tuo posto, io vado a mangiare qualcosa)
Magari riesco anche a cercare quella che in cuor mio so che non esiste piu'. Un miraggio. L'oasi. La salvezza. LA CARROZZA FUMATORI...
Il tizio della carrozza ristorante, mentre mi porge il tramezzino freddo gelido, mi racconta di quando esisteva l'oasi... La gente era piu' felice, prendeva anche piu' caffe', piu' tramezzini. A quel tempo pare che i tramezzini lui li riscaldasse anche.
Torno a scorrermi tutto il treno per cercare un'altra sistemazione. Ormai tutti mi conoscono.
"Ue' N. ma hai trovato un'altra stronza?? Ma che ci vuoi fare...ma fumati una sigaretta e non ci pensare!"
"Ma tu non fumi? No eh? Dovresti pensare di cominciare...hai visto cosa c'e' scritto sui pacchetti?"
Trovo un altro posto. Ok, qui non si dorme. Apro il mio maxi zaino contenente blocco appunti che ho portato con me per un motivo che ancora adesso fatico a definire.
Libro atlante del blues.
Libro di Danielle Steel di titolo dimenticato...
Libro "L'uomo che sussurrava ai cavalli" di Evans
Decido per quest'ultimo. Me l'hanno regalato forse 7 anni fa, e non l'ho mai letto. L'ho anche prestato ad un mare di gente. E' ora che lo legga anche io.
Nel frattempo vengo distratto dalle conversazioni dei ragazzi seduti di fianco. Uno e' siciliano, fa il finanziere oltre che il bullo con la gnocca potentina seduta di fronte a lui. L'altro e' un tranquillo ragazzo romano, grafico pubblicitario, fidanzato con una potentina conosciuta tramite un videogame multiplayer online.
Il bullo non perde occasione di vantare la sua fantastica moto, spiega le telefonate che gli sono arrivate, in cui a voce alta ordina pezzi di ricambi dalle fantomatiche proprieta' organolettriche. Che regaleranno alla sua bestia cavalli e cavalli.
Lui che a Roma non usa catene per legare la moto. Perche' a lui non ge la rubbbano.
Lei studia medicina. Io pure vorrei studiare anatomia con lei.
E poi arriva lei...di fronte a me. Annunciata da una musica tragica....un Wagner credo, o qualcosa del genere. Ma l'ho sentita solo io. La signora ricca, che non viaggia mai in treno, ma che questa volta, ma sara' l'ultima eh! ha deciso di farlo.
"Di chi e' questo giubbino?"
"Signora non lo sappiamo. Forse il ragazzo che era seduto qui prima l'ha
lasciato."
"Beh allora buttiamolo di la, chiamiamo il capotreno..."
e lo sbatte via fottendose altamente. Poso il libro che avevo nel frattempo ripreso a leggere.
"Signora non si tratta cosi' la roba degli altri. Abbia pazienza"
"EH ma bla ma io ma bla bla bla"
Fa per mettere la valigia negli appositi spazi sopra i sedili, ma calcola male le sue forze e la suona in testa ad un passeggero, dando la colpa allo scossone del treno.
E poi comincia....comincia ad inserirsi nei discorsi...
"eh si lei ha ragione. Sa anche mia figlia, che e' laureata, e adesso e' sposata, e ha 2 figli, ed e' bravissima e suo marito anche, e' figlio di un avvvocato e l'altro mio figlio e' ingegnere sposato con una ginecologa...insomma anche mia figlia ha gli occhiali sa?"
"Eh..ma quando mio marito stava male, e stava in ospedale....e sapesse quanti km ho fatto in macchina. Eh ma io corro eh!"
"Eh...ma...."
Minkia ad un certo punto era riuscita ad inserirsi nei discorsi fatti al cellulare da una ragazza sul binario 13 a Napoli Mergellina. Da notare che l'eurostar non ha i finestrini apribili, quindi lei ha capito e si e' inserita nel discorso, solo con gesti e labiale.
Nel treno c'e' stato uno che si e' impiccato, un altro ha preferito spararsi un paio di proiettili nella gamba destra, tanto per risollevarsi il morale...ma ad un certo punto si e' sentita un voce dall'ultima carrozza...
"Signora anche mio marito era in ospedale..."
"EHHHH MAA MIO MARITO ERA GRAVE! EHHHH MA FUMAVA 3 PACCHI DI MARLBORO AL
GIORNO...:"
"EHHH MA SAPETE COSA MI DICEVA IL CARDIOLOGO??"
Vabbe' arrivo a Roma piu' o meno sano e salvo. Anche se molto provato.
Esco alla ricerca di un taxi. Lui, che sono certo si chiamasse Fabbbbbio, mi spiega il perche' di cosi tanto calto. L'anticiclone sibbbberiano ci sta bloccato le correnti di aria fredda. "Fino a quanno non se ne va quello...il freddo non a-ri-va."
Dopo questa pillola di meteo-saggezza arrivo a destinazione e comincia la giornata lavorativa. Non mi soffermero' sui dettagli perche' sono inutili. L'importante e' che l'incontro di lavoro sia andato bene. Che siamo riusciti a prenderci una grossa rivincita rispetto al precedente.
Raggiungo una cara amica a casa sua per cena. Per strada compro qualche birra e sono da lei.
Cena con prodotti tipici. Fantastico, dopo una dura giornata, cenare a scamorza e salame. Ti fa ritornare umano.
Siccome non ero per niente stanco, ho deciso di ripartire la sera stessa, cosi' mi avvio per la stazione Tirburtina e naturalmente ci vado a piedi.
Mi faccio puntualmente scroccare un paio di sigarette durante il tragitto, in stazione ne compro altri due pacchi. Metro fino a Termini, corsa per fare il biglietto. Voglio prenotare una cuccetta e dormire decentemente senza dovermi di nuovo liquefare.
Ovviamente le biglietterie sono chiuse...mi guardo attorno e trovo di nuovo lei...la biglietteria automatica. Piu' giovane, piu' evoluta di quella che conoscevo. E' addirittura laureata in 6 lingue.
Convinto allora delle sue fantastiche funzionalita' sono certo di poter fare anche la prenotazione per la cuccetta. Ma la macchinetta in questione non capisce di questioni amministrative e continua a chiedermi solamente dove voglio andare e poi peggio di una battona, mi chiede i soldi in anticipo. Vabbe' pago.
E cosi da buon utente diligente corro verso il binario in cerca della carrozza cuccette.
Ovviamente, quando pensano di mettere su un espresso roma-lecce, e di farlo stazionare a Termini, dove i binari sono perpendicolari alla stazione, le
carrozze cuccette le mettono in testa. Cosi' prima di averle raggiunte sei gia' a Ciampino. Ma va bene cosi, perche' perlomeno la corsa ha dato i suoi frutti e riesco a trovare una cuccetta in uno scompartimento da 6. Caldo. Decisamente caldo. Il sudore si mischia agevolmente con le esalazioni delle scarpe di 6 persone che a quanto pare, tutte, hanno avuto una dura giornata. E nessuna delle 6 osa rivolgere la parola all'altro, per timore di trovare un parente della signora dell'eurostar.
Un paio di sms e poi a dormire.
Il cuccettista mi ha dichiarato apertamente che non ha nessuna intenzione di svegliarmi prima dell'arrivo a F. e mi chiede se avessi mai visto Lecce...
Punto la sveglia. Mi sveglio ad intervalli regolari di un'ora. Alle 5 mi sento vibrare qualcosa nelle tasche anteriori. E' ora.
Mi rimetto le scarpe, scendo giu' per la scala e sono nel corridoio. Mi avvio verso il bagno, incrocio una ragazzina che alla mia vista scappa via
terrorizzata.
E' buio pesto. Alle 5.35 sono a F. A.L. Saluto la macchinetta dei biglietti e la ringrazio per l'ansia procuratami all'andata. Alle 6.05 arriva l'autobus per la mia citta'...tiro fuori il mio libro. Ho deciso di leggere. Comincio a sentirmi meglio. C'e' nebbia, sembra pioggia, ma sto bene.
Arrivo alla stazione centrale che sono stranamente contento. Sono sveglio. L'aria e' decisamente fresca.
Mi avvio a piedi fino a casa. Per strada trovo un forno aperto...un bel pezzo di focaccia calda con le patate e via, di nuovo sul palato il sapore di casa.
Il ragazzo dietro al banco di vendita e' schizzato. Mi mette allegria.
Guardo i personaggi alla guida delle poche auto in giro quasi con sprezzo.
Io sono contento, soddisfatto, ho il mio pezzo di focaccia e sono appena tornato a casa mia.
domenica 21 maggio 2006
Il Mare
Sono arrivato in spiaggia che erano le 5.30 circa. Ero convinto di non trovarci nessuno, di togliermi le scarpe e godermi la fresca sensazione della sabbia in santa pace.
Ma non ero solo. Sul bagnasciuga c'era una ragazza dai capelli biondi e lunghi. Era inginocchiata verso il mare e faceva degli strani segni con un dito nella sabbia bagnata.
Mi ha incuriosito...mi sono avvicinato e ho notato che stava scrivendo qualcosa. Sono riuscito a guardare appena i suoi occhi dal colore indefinito, forse cangianti. Aveva lo sguardo malinconico, ma non triste. Mi ha sentito arrivare, ma non si voltata verso di me, ma alla sua sinistra. Un'occhiata compiaciuta e poi ha segnato il punto finale con il dito indice.
Ho guardato anche io in quella direzione...incredibile. Centinaia di metri di lettere e parole.
Mi è sembrata una strana coincidenza che il punto finale fosse capitato proprio nel mio tratto di spiaggia preferito.
Le ho detto: "Torno subito, aspettami qui..."
Ho cominciato a camminare, costeggiando la fila di lettere, sempre più incuriosito. Dopo un bel pò di cammino ho raggiunto l'inizio dello scritto. Cominciava a far caldo...
Sono andato a bagnarmi il viso ed i capelli. In acqua ho visto una bella conchiglia. L'ho raccolta pensando di portarla alla bionda scrittrice. Riprendendo la via del ritorno ho cominciato a leggere parole nella sabbia che dicevano:
Sensazioni che mancano alla pelle. Da troppo tempo.
I brividi di un contatto cercato, desiderato, insperato, inaspettato.
Pelle non qualunque. Pelle vellutata, morbida come petali di rosa.
Pelle che vibra sotto le dita. Dita che tremano. Scintille. Scosse che ti percorrono tutto il corpo, lungo la schiena, fino all'estrema punta di piedi che tentano di chiudersi su se stessi come fossero mani.
Pelle calda. Pelle da stringere. Graffiare.
Piccoli angoli di corpo da esplorare con i sensi.
Occhi chiusi riescono ugualmente ad osservare. Sentire.
Respiri lenti. Veloci. Sincroni. Asincroni. Mezze parole. Parole. Dolci. Amorevoli. Audaci.
Movimenti. Lenti. Eleganti. Una danza. Un volo di aironi.
Il mondo lontano. Il mondo insignificante. Una scatola di vetro.
Assenza di pensieri. Assenza di razionalita'. Istinto che prevale.
Cuori che rimbalzano. TUM! Rimbombano. TUM!
Occhi che si incontrano nuovamente. Rientrati da un viaggio. Compiaciuti. Ridono. Amano.
La ragazza non c'era più. L'ho vista andar via in lontananza. Si è voltata, mi ha fatto un lieve cenno di saluto ed è sparita.
Ho messo la conchiglia in tasca e mi sono seduto a parlare con il mare.
mercoledì 17 maggio 2006
Mi sentivo un re magio
Non andai a lavorare. Chiamai e mi detti malato.
Mi sentivo un naufrago alla ricerca della verità.
La verità, la luce, il senso del vero, il senso del reale, il senso della sicurezza, della coerenza forse.
Ambivo a tutto quello che è normalmente irrangiungibile...
Una volta raggiunta la convinzione dell'impossibilità del raggiungimento stesso a cui anelavo scrissi:
pioggia vento grigiore noia tristezza
vorrei perdermi nascondermi rifugiarmi in un abbraccio
vorrei stare con te in una scatola di vetro
osservare l'acqua scivolare sulle pareti
godere di quella sensazione di tranquillità e sicurezza
con la coscienza che se anche le pareti non ci fossero
l'acqua ci scivolerebbe addosso lasciandoci impermeabili
inattaccabili inossidabili.
pioggia vento grigiore tristezza e noia ci sono
io ci sono, ma tu?
Dove sei? E soprattutto...chi sei?
Dietro quale angolo ti nascondi?
Quale maschera ti rende così invisibile ai miei occhi?
Quale rumore copre il tuo battito?
Io lo sento ma non ne comprendo la provenienza.
Lanciami un segnale, indicami una direzione, dov'è la stella cometa?
lunedì 15 maggio 2006
C'era un tempo...
Eh già, perchè non ho mica fatto sempre il fornaio.
E' passato tanto tempo, ma sembra ieri quando scrissi:
Domani ti scriverò.
Domani. Perchè oggi sono troppo impegnato a pensare e a decidere cosa
scriverti domani.
Domani. Devo raccogliere i sentimenti, devo raccogliere gli odori, i sapori,
i sospiri, le immagini, le mani.
Sto costruendo un album, un raccoglitore esasensoriale...
E sulla copertina imprimerò a fuoco i nostri nomi. Indelebili.
Indelebili...come ognuna delle pagine all'interno.
Indelebili...come i miei ricordi.
Indelebili...come i tuoi sguardi.
Indelebili...come le tante lacrime versate.
Indelebili...come questa piega nel cuore.
Indelebili...come la certezza di un futuro possibile.
Come la patina opaca che ricopre i miei occhi e non li fa brillare. Li
spegne.
C'è bisogno di una stella in questo futuro.
E l'album ha ancora mille pagine vuote da riempire.
E' uno di quei giorni in cui mi manchi.
Uno di quei giorni in cui sono demolito dai rimpianti.
Uno di quei giorni in cui vorrei che per una dannatissima volta, la vita potesse concedere una seconda possibilità.
Una volta credevamo nel destino.
Il mio sarà andato a puttane e non è ancora tornato.
Ho trovato una lettera...
Stavo fumando la solita sigaretta, gustandomi il piacere di queste serate pre-estive, gli odori forti della vegetazione, il cielo stracarico di stelle...
Ad un certo punto ho sentito sollevarsi una lieve raffica di vento. Che sensazione...
Poi quasi una voce, come se qualcuno stesse parlando ad un'altra persona...a bassa voce. Una voce quasi impercettibile...la seguo, non vedo nessuno. Giro l'angolo e trovo per terra una busta da lettera di colore giallo paglierino. La raccolgo...la suo interno un foglio di carta, carta da di buona qualità. Appena aperta la busta però realizzo una cosa incredibile. La voce, quella voce che sentivo sussussare, veniva proprio dall'interno della busta.
Alchè ho accostato foglio e busta all'orecchio e ho sentito...
La vita e' fatta di tasselli. Rappresentano gioie, emozioni, soddisfazioni. Noi stessi siamo la base su cui posizionarli. E' sbagliato posizionare i propri tasselli su qualcun altro.
Ma ci vuole comunque del collante per tenerli insieme. Per evitare che un piccolo movimento possa farli cadere e disperderli.
E il collante migliore e' l'amore. L'amore che provo per te terrebbe insieme i tasselli degli abitanti dell'universo. Se tu riuscissi finalmente ad amarmi pienamente, il mondo ti apparterrebbe.
Chissà chi l'ha scritta....chissà a chi era indirizzata. Sarà stati mai letta? Sarà stata persa dal mittente o gettata via dal destinatario...l'indirizzo sulla busta è illegibile. La pioggia di due giorni fa deve averlo cancellato. Che mistero...
sabato 13 maggio 2006
Un gabbiano in panetteria
Ma ad un certo punto, ci fu uno strano rumore, proveniente dalla zona anteriore della bottega, quella rivolta ai clienti.
Un fruscio, poi un verso strano. Tutti mi guardarono.
Capii e dissi: "Ok, va bene, vado io..."
Mi affacciai oltre il banco vendita ma non vidi nessuno. Mi sporsi meglio e strabuzzai gli occhi, tale fu la sorpresa.
Roba da non crederci. Non vivevo in una città di mare eppure, era lì.
Sul pavimento della panetteria, un gabbiano saltellava di qua e di la. Era visibilmente affaticato.
Si sentì osservato, mi guardò, poi continuò a saltellare senza una direzione precisa.
Gli dissi: "Ciao! Che ci fai qui?"
E lui quasi ignorandomi e con un tono di totale superiorità: "Ti stavi annoiando, e poi quel pezzo blues era davvero terribile. Roba da far svegliare tutti i gli abitanti del mare. Ero lì sul mio scoglio che guardavo le stelle, quando dal buio dell'acqua viene fuori un delfino. Aveva uno sguardo inequivocabile.
Ok, va bene, vado io...Questo gli ho detto. Dopo averlo tranquillizzato e convinto a tornare giù dai suoi amici, sono partito. Il guaio di avere le ali. Certi problemi tocca sempre a me risolverli.
Ed eccomi qui.
Ho deciso di raccontarti una storia..."
Hai mai conosciuto un gabbiano? Un gabbiano vola di isola in isola ma sogna l'approdo perfetto. Lì troverà cibo e le correnti renderanno abili i suoi volteggi.
Nessun gabbiano sa com'è fatto perchè per ognuno è diverso. Ma sa che quando lo vedrà lo riconoscerà.
Molti rinunciano all'ardua impresa abbandonandosi al mare.
I gabbiani anziani narrano che l'approdo è estremamente difficile. L'isola è impervia e gli abitanti non sempre colgono la sincerità degli occhi di un gabbiano.
Ma quando l'avranno fatto riposare dopo il lungo viaggio rimarranno incantati dai suoi racconti e l'ospiteranno con gioia per il resto della sua breve vita.
Se sei gabbiano non arrenderti mentre cerchi il tuo approdo. Se abiti sull'isola concedi al gabbiano la possibilità di raccontarti e farti vivere una favola.
Mi ricordo...
Lavorare in panetteria in estate e' davvero dura. Nel mese di agosto, poi, la citta' si svuota, si addormenta e ti lascia solo con i tuoi pensieri.
Ricordo che quella notte mi feci dare il cambio, per una pausa ed una meritatissima sigaretta.
Esco, accendo e mi gusto l'intenso sapore di una marlboro rossa. Ricordo di averle comprate dopo chissa' quanto tempo. Le marlboro rosse mi ricordano ancora i tempi della scuola superiore, quando si fumava in bagno una sigaretta in tre persone. Perche' con i pochi soldi in tasca, dovevi scegliere tra le sigarette e la miscela al motorino.
Ad un certo punto succede una cosa sorprendente. In piena notte, incredibile ma vero, mi ritrovo davanti agli occhi una farfalla svolazzante. Non una falena, ma una farfalla coloratissima.
L'ho riconosciuta subito e le ho detto:
Anima corpo sono cose effettivamente difficili da scuotere contemporaneamente. Ma non è impossibile. Questo rincuora entrambi. Abbiamo vissuto questa sensazione.
Nessuno potrà mai toglierci tutto questo. Ci penso e mi sento fiero di ciò che siamo stati capaci di creare mentre il mondo può solo sognare di arrivarci.
Con chi e dove siamo o dove saremo ha davvero poca rilevanza davanti a tutto questo. Siamo e saremo sempre al di sopra delle nuvole perchè siamo il cielo.
Il cielo non ha inizio e non ha fine. Esiste. Giorno o notte estate o inverno. Cambieranno i colori o i contorni ma il cielo è sempre infinitamente presente.
Non temere queste parole. Sono parole ispirate dalla felicità delle nostre vite precedenti e delle nostre vite future. Una su un milione non può cambiare le cose.
Da tempo ormai ho la consapevolezza di essere arrivata dove pochi sono riusciti.
E ciò mi da la felicità di vivere...
Ed è volata via...
venerdì 12 maggio 2006
E ' una bella notte...
Quando tutto tace
Solo il rumore della impastatrice ad infrangere in silenzio
Sono passati i soliti ragazzi affamati per un pezzo di focaccia che possa compensare l'eccesso di alcool che hanno ingerito anche stasera.
Anche questo fa parte della mia missione.
Trascorrono le serate sorseggiando complicate bevande, sgranocchiando schifezze improponibili, ma poi, quando cala la notte, eccoli che arrivano.
E' la redenzione per i peccati commessi. E' un mettersi in pace con se stessi.
E' fare la pace con il proprio corpo.
Focaccia con le patate per il biondo, al pomodoro per l'altro con la giacca gessata, panzerotto per la fighetta in minigonna e stivali.
Ed è ancora gratificazione. Ed è ancora notte. Il mattino tarda ad arrivare.
Speriamo ci sia il sole.
giovedì 11 maggio 2006
Tutte le notti
Tutte le notti preparo l'impasto e poi le forme e le inforno.
E' un lavoro affascinante, almeno cosi' dice Fabio Volo in un suo libro.
A me effettivamente piace pensare ai destinatari dei miei prodotti, adulti o bambini, famiglie o solitari single.
Cerco di trasmettere loro l'amore per la genuinità.
Chissà se riescono a sentirlo. Magari quando hanno la fortuna di trovare la pagnotta ancora calda.
In quel caso, si, ne sono certo. Sentiranno il profumo del mio impegno, e io sarò gratificato.
Il domani
Il domani non e' garantito a nessuno. In nessun modo avrai mai la possibilita' di ottenere certezze di alcun tipo. Ma proprio per qu...
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E' un periodo davvero strano, uno di quei momenti in cui nonostante l'esperienza la saggezza e la maturita' acquisita, non riesc...
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Quando non hai voglia piu' di crederci, ti cade addosso un'emozione, cresce prepotente e senza regole e d'un tratto torni a vive...
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Nonostante tutto, nonostante tutti. Toglietemi la possibilita' di sognare e avrete ucciso la mia anima. A trentatre anni ancora sogni? S...