lunedì 23 giugno 2008

Ho imparato che...

Non sapevo nulla.
Ho imparato qualcosa di fondamentale in quest'ultimo periodo: quello che ero convinto di sapere, sulla vita, sul modo di vivere, di porsi, di rapportarsi, quello che ero convinto essere il modo giusto di vivere le cose, le situazioni, il mondo, non e' affatto e sempre il modo realmente corretto. E non dico giusto per il solo gusto di non ripetere una parola che sarebbe invece quella giu..ops...quella corr....ops....quella che andrebbe bene, questa adeguata a questo discorso un po' sconnesso, un po' insensato per chi legge, ma per me, che cerco di rimettere in piedi un motore abbandonato da qualche tempo, per me che torno da chilometri di strada, da un posto dove lascio puntualmente il cuore, per tornare in un posto dove ritrovo si gli affetti, ma che per quanto possano affettare, non possono compensare la mancanza, dicevo, per me, ma sicuramente solo per me, tutto questo ha un senso. E ho un forte bisogno ora, in questo istante, di memorizzare una traccia di questa sensazione. Perche' se stamattina ho lasciato un segno nella sabbia, oramai a quest'ora il mare l'avra' cancellata. E allora e' bene che io lo scriva, che lasci un salco da qualche parte.
Ora. A quest'ora strana. Non tardi per il mio solito tenore, ma neanche cosi' presto per la vita che vorrei o che tento di vivere.
Al confine, come sempre da qualche tempo.
Confine...mai termine e' stato cosi' adeguato.
Che strano, possiamo percorrere millemila chilometri senza lasciare una nazione, o una regione, o un lembo di terra, ma quando di mezzo c'e' il mare, una traversata, un traghetto, ci sembra di abbandonare un posto per sempre, o quasi.
E' difficile guardare indietro a cio' che si e' lasciato quando ti inbarchi, anche perche' se ci provi, alle spalle trovi la la notte di un mare aperto e sconfinato. Di fronte, l'approdo, facile, sicuro.
O forse e' piu' sicuro il porto appena lasciato?
Cavoli...forse e' proprio cosi'....ma ormai e' mare, ormai tornare indietro e nuotare, o remare, o peggio fare il biglietto di ritorno.
Scelte ardue...dipende dal colore del mare...dall'umore...o dall'Amore...dal rispetto, o dal Dispetto, dal tremore, o dal Fremore, dalla disdetta o dalla vendetta.
Chissa' di cosa siamo frutto. Quel che e' certo e' che siamo frutto del mare. Chi frutto del mare in tempesta, chi frutto della bassa marea, chi frutto del suo soffiare. Ognuno sembra subire l'influenza del mare, ma in un certo senso, o forse in tanti sensi, c'e' chi, facendo finta di subire, ha la grande capacita' di condizionare le maree.
Vorrei tanto essere luna. Ma sono ormai quasi le tre.
Notte.

Il domani

Il domani non e' garantito a nessuno. In nessun modo avrai mai la possibilita' di ottenere certezze di alcun tipo. Ma proprio per qu...