Mi sono appena svegliato. Notte un po' strana, tormentata da sogni complicati. Non ricordo benissimo i dettagli, piuttosto ho ancora chiare le sensazioni. Confusione, tanta, su ogni aspetto della vita. Ho visto tante ragazze, belle, carine, bionde, rosse, brune, ma nessuna mi piaceva veramente. Le ho viste tra le mie braccia, ma nessuna mi procurava quella tipica sensazione di appagamento che provi quando hai tra le braccia quella che credi essere la donna della tua vita.
La sensazione era piuttosto contraria, quasi di rigetto.
Qualcuna e' riuscita a scatenarmi un minimo di pulsione sessuale, ma l'emozione, se c'era, era limitata solo e solamente a quello.
E poi ho visto ancora confusione.
Ho visto girare tutto troppo velocemente attorno a me. Ed era quasi impossibile afferrare qualcosa, fermarla, godermela.
Ci provavo, ma ogni volta che riuscivo a bloccare un tassello della mia vita tra le mani, mi accorgevo che era quello sbagliato. Avevo sbagliato l'attimo...mezzo secondo prima, due decimi dopo e sarebbe stato quello giusto.
Un vorticoso caleidoscopio di occasioni perse o mai sfruttate.
La fonte del vortice e' una vento, che se continua a crescermi dentro rischia di diventare una tempesta ingestibile.
Eppure tutto quello che chiede e' di venire fuori e soffiare in una sola, unica, semplice, ma giusta direzione.
mercoledì 31 gennaio 2007
venerdì 26 gennaio 2007
Semina...semina
Ma a forza di seminare, rischi di seminarti. Nel senso di perderti. Corri, corri, sembra quasi di scappare da se stessi e in questo modo di perdersi.
Oggi maturavo la considerazione che ho poca voglia, o meglio, sono poco orientato alle novita' , alle cose nuove della vita.
Se dovessi decidere di vedere un film probabilmente sceglierei di vedere un film che ho gia' visto e che mi e' piaciuto piuttosto che rischiare di vederne uno nuovo.
Allo stesso modo sceglierei la meta di un viaggio. Non credo sia paura del nuovo, ma piuttosto il desiderio, il bisogno di una sorta di stabilita', di sicurezza.
Un momento in cui avrei voglia di raccogliere tutto quello che ho e godermelo, invece di continuare a vivere i giorni come attimi cercando ancora e ancora qualcosa di piu'. Che cosa poi?
E' proprio questo il punto. Lo dico sempre. L'insoddisfazione e' il male del secolo.
L'ardente desiderio di qualcosa. Qualcosa che di volta in volta cambia. Cambia ogni volta che la si e' raggiunta.
Siamo bombardati, subissati di luci, immagini, messaggi. Compra, assaggia, annusa, prova, desidera, brama.
E ci lasciamo convincere, plagiare.
La nostra vita non sarebbe la stessa se non avessimo in casa l'indispensabile frullatoremultiusotritacarotescaldavivande.
E giu' in depressione se non riusciamo a permettercelo. Ma che ci vuole?
Basta un finanziamento. 354 piccole rate ed e' tuo.
Chissa' se me lo fanno un prestito in banca per comprare un po' di serenita'. Chissa' come si vende. Che unita' di misura ha. Si misura come il tempo o come lo spazio?
Vai in agenzia e chiedi: per 80mila euro quanti anniquadri di serenita' posso comprare?
Ma e' in zona centrale? Non voglio una serenita' periferica.
Ce l'ha un giardino bello ampio? Nella mia serenita' vorrei che potessero accamparsi tutte le persone a cui tengo.
Eh lo so, 80mila euro sono pochini, ma non conta quanto ho lavorato per aggiudicarmela?
Non c'e' una sorta di bando per richiedere dei contributi?
Oggi maturavo la considerazione che ho poca voglia, o meglio, sono poco orientato alle novita' , alle cose nuove della vita.
Se dovessi decidere di vedere un film probabilmente sceglierei di vedere un film che ho gia' visto e che mi e' piaciuto piuttosto che rischiare di vederne uno nuovo.
Allo stesso modo sceglierei la meta di un viaggio. Non credo sia paura del nuovo, ma piuttosto il desiderio, il bisogno di una sorta di stabilita', di sicurezza.
Un momento in cui avrei voglia di raccogliere tutto quello che ho e godermelo, invece di continuare a vivere i giorni come attimi cercando ancora e ancora qualcosa di piu'. Che cosa poi?
E' proprio questo il punto. Lo dico sempre. L'insoddisfazione e' il male del secolo.
L'ardente desiderio di qualcosa. Qualcosa che di volta in volta cambia. Cambia ogni volta che la si e' raggiunta.
Siamo bombardati, subissati di luci, immagini, messaggi. Compra, assaggia, annusa, prova, desidera, brama.
E ci lasciamo convincere, plagiare.
La nostra vita non sarebbe la stessa se non avessimo in casa l'indispensabile frullatoremultiusotritacarotescaldavivande.
E giu' in depressione se non riusciamo a permettercelo. Ma che ci vuole?
Basta un finanziamento. 354 piccole rate ed e' tuo.
Chissa' se me lo fanno un prestito in banca per comprare un po' di serenita'. Chissa' come si vende. Che unita' di misura ha. Si misura come il tempo o come lo spazio?
Vai in agenzia e chiedi: per 80mila euro quanti anniquadri di serenita' posso comprare?
Ma e' in zona centrale? Non voglio una serenita' periferica.
Ce l'ha un giardino bello ampio? Nella mia serenita' vorrei che potessero accamparsi tutte le persone a cui tengo.
Eh lo so, 80mila euro sono pochini, ma non conta quanto ho lavorato per aggiudicarmela?
Non c'e' una sorta di bando per richiedere dei contributi?
lunedì 8 gennaio 2007
I figli delle luci stroboscopiche
Abbagliati dall'apparenza si interessano soltanto della forma del cose. Il contenuto, il sapore, l'odore non hanno importanza.
Lasciano la propria terra approdano in un posto nuovo un po' intimoriti. Dopo aver visto il primo bar, la prima discoteca, sono gia' innamorati.
"Qui c'e' la vita, la vita vera!"
E sono gia' pronti a tirar badilate di merda sulla terra che li ha cresciuti, la terra che li ha formati, resi forti.
Niente in contrario sulla necessita' di partire. Ci sono possibilita' che questo posto purtroppo non potra' mai offrire. Nessuno vuole condannare questo fenomeno.
Quello che e' deplorevole, deprimente, quello che ti fa davvero incazzare e vedere la tua terra rinnegata e odiata.
Bastardi e figli di puttana! Siete stati allattati dalle nostre mamme, le nostre colline vi hanno insegnato a distinguere i colori, i nostri quartieri l'importanza della storia.
Siete il frutto di questa terra e voi ci sputate sopra? E per quale motivo?
Perche' qui non c'e' la maxidiscoteca? Non c'e' il bowling? Non c'e' il negozio strafigo?
Sono questi i valori di quella che vorreste fosse la vostra casa?
Questa e' la gratidudine che dimostrate?
Ah gia' voi pensate di non aver avuto nulla. State avendo tutto ora che siete li', nella vostra bella Pasticcolandia, avete acquisito in maniera ultrarapida l'accento locale, magari ogni tanto sbagliate anche volutamente i congiuntivi cosi' per sentirvi uguali agli altri.
Io spero che non torniate mai piu', che non vi capiti mai di cambiare idea, di ricredervi.
Perche' non voglio assolutamente, che possiate un giorno usufruire, del culo che noi che rimaniamo ci stiamo facendo, per migliorare questo posto.
Spero vivamente, di non vedervi sfilare uno per uno tra qualche anno, quando la maxidiscoteca sara' rimasta sempre la stessa e la strobo sara' diventata solo una luce fastidiosa.
Spero non torniate ad innamorarvi della luce del sole. No. Perche' non vi meritate i nostri sacrifici. No.
Per te invece, che sei li. lontano da casa tua, per la effettiva necessita' di campare, o formarti, aggiornarti, crescere in generale...per te io lavorero' affinche' tu possa tornare a casa al piu' presto.
Affinche' le vere risorse necessarie, tu possa trovarle anche qui. Affinche' si possa costruire di nuovo e ancora qualcosa di bello insieme.
Ce la faremo, ma bisogna crederci.
Ci riusciremo, ma non bisogna arrendersi.
Lasciano la propria terra approdano in un posto nuovo un po' intimoriti. Dopo aver visto il primo bar, la prima discoteca, sono gia' innamorati.
"Qui c'e' la vita, la vita vera!"
E sono gia' pronti a tirar badilate di merda sulla terra che li ha cresciuti, la terra che li ha formati, resi forti.
Niente in contrario sulla necessita' di partire. Ci sono possibilita' che questo posto purtroppo non potra' mai offrire. Nessuno vuole condannare questo fenomeno.
Quello che e' deplorevole, deprimente, quello che ti fa davvero incazzare e vedere la tua terra rinnegata e odiata.
Bastardi e figli di puttana! Siete stati allattati dalle nostre mamme, le nostre colline vi hanno insegnato a distinguere i colori, i nostri quartieri l'importanza della storia.
Siete il frutto di questa terra e voi ci sputate sopra? E per quale motivo?
Perche' qui non c'e' la maxidiscoteca? Non c'e' il bowling? Non c'e' il negozio strafigo?
Sono questi i valori di quella che vorreste fosse la vostra casa?
Questa e' la gratidudine che dimostrate?
Ah gia' voi pensate di non aver avuto nulla. State avendo tutto ora che siete li', nella vostra bella Pasticcolandia, avete acquisito in maniera ultrarapida l'accento locale, magari ogni tanto sbagliate anche volutamente i congiuntivi cosi' per sentirvi uguali agli altri.
Io spero che non torniate mai piu', che non vi capiti mai di cambiare idea, di ricredervi.
Perche' non voglio assolutamente, che possiate un giorno usufruire, del culo che noi che rimaniamo ci stiamo facendo, per migliorare questo posto.
Spero vivamente, di non vedervi sfilare uno per uno tra qualche anno, quando la maxidiscoteca sara' rimasta sempre la stessa e la strobo sara' diventata solo una luce fastidiosa.
Spero non torniate ad innamorarvi della luce del sole. No. Perche' non vi meritate i nostri sacrifici. No.
Per te invece, che sei li. lontano da casa tua, per la effettiva necessita' di campare, o formarti, aggiornarti, crescere in generale...per te io lavorero' affinche' tu possa tornare a casa al piu' presto.
Affinche' le vere risorse necessarie, tu possa trovarle anche qui. Affinche' si possa costruire di nuovo e ancora qualcosa di bello insieme.
Ce la faremo, ma bisogna crederci.
Ci riusciremo, ma non bisogna arrendersi.
martedì 2 gennaio 2007
Alla bimba
E' un periodo davvero strano, uno di quei momenti in cui nonostante l'esperienza la saggezza e la maturita' acquisita, non riesci a capire cosa vuoi e cosa cerchi dalla tua vita.
E allora tendo a rifugiarmi nel mio mondo, fatto delle persone a me affini, che mi conoscono, che conosco, con cui posso parlare apertamente e profondamente di quello che mi capita, di quello che succede nel mondo, di quello che vorrei dalla mia vita.
I miei amici.
Non c'e' nulla che riuscira' mai ad allontanarmi da loro, sono la mia vita, sono come sono io.
Sono le persone con cui non mi stanchero' mai di parlare, di confrontarmi, di litigare, di crescere.
Ed insieme a loro chi c'e'? C'e' M. che e' sempre li', presente e pronta ad ascoltarmi e ad abbracciarmi quando ne ho bisogno. C'e' C., nuovo acquisto, ma che e' in grado di regalarmi con un sorriso e con una frase l'energia per affrontare una nuova serata se non proprio la vita.
C'e' G. che mi vuole e a cui voglio un bene sconfinato, e che e' la dimostrazione che un ragazzo e una ragazza possono essere amici senza farsi coinvolgere da qualcosa di piu'.
E poi c'e' A. che non vedo e non sento mai, ma che nell'ombra mi segue sempre, e' sempre in ascolto e quando meno me l'aspetto mi manda un sacchetto pieno di affetto e mi sorregge.
Cosa mi lega cosi' tanto a queste persone cosi' diverse tra loro? Il grandissimo e profondissimo dialogo. La capacita' e la possibilita' di parlare, di essere capiti, essere compresi, nell'animo, nel profondo.
Adoro scrivere, e soprattutto adoro il fatto che chi mi legge abbia la capacita' di comprendere ogni sfumatura, il significato e il motivo di una parola utilizzata al posto di un'altra.
Adoro la musica e passerei le notti a parlarne, a giudicare, criticare, la melodia o il testo di questo o di quel brano.
Adoro studiare la psicologia delle persone, comprenderne il carattere, prevederne le reazioni.
Adoro la cultura, pur essendo un grande ignorante, la lettura, impazzisco se leggo Baricco e mi fanno schifo i libri di Stephen King. Non mi piace il freddo romanticiscmo di Herman Hesse, piango leggendo Hikmet, mi emoziono sulle righe di Neruda e mi diverto da matti con le fllli storie diBenni.
Il mio sogno sarebbe essere il proprietario del bar sotto il mare. Un posto dove ognuno possa raccontare la sua storia, o una storia, che sia vera o inventata poco conta.
Potrei stare un anno senza che nessuno scuota i miei testicoli, ma non potrei sopravvivere una settimana senza che qualcuno scuota i miei neuroni.
Il mio consiglio e' di vivere il piu' possibile, tutte le esperienze, tutto quello che puoi fare. Non rimanere ferma e immobile nel tuo piccolo mondo. Tira la testa fuori, viaggia, conosci, annusa, respira, guarda, leggi...
Il mondo e' la fuori ma tu ancora non lo conosci. Insegui una, mille passioni. Approfondiscile. Non lasciare le cose a meta'.
Se decidi di fare qualcosa, falla fino in fondo.
Ma soprattutto, viaggia e leggi. Sono le cose che in assoluto e piu' di tutto potranno aprirti la mente e farti crescere.
E creati un'ambizione. Non accontentarti mai delle mezze misure. Convinciti di quello che sei, di quello che meriti, di quello che vali.
Questa citta' ci uccide, ci smorza, ci affossa.
Se non siamo in grado di inventarci qualcosa, rischiamo di rimanere nella media e mediocre massa. Bisogna emergere, tirare fuori la testa, fare cose che possano riempirci di orgoglio, di soddisfazione.
C'e' bisogno di arrivare a 50 anni e poter raccontare ai propri figli, ma prima di tutto a se stessi, che qualcosa nella vita la si e' fatta.
Un segno, una traccia, un solco su questa terra l'abbiamo lasciato. Qualcuno si ricordera' di noi, fosse anche per una sciocchezza.
Che sia un libro scritto, un buon cocktail alla frutta, un assolo di chitarra, una voce splendida, il progetto di costruzione di un palazzo, o un'attivita' di volontariato.
Non importa quale sia il motivo, ma bisogna di cercare di emergere, dare un senso alla propria vita.
Nessuno muore con la convinzione di aver fatto tutto quello che avrebbe voluto, ma sarebbe bello andarsene ricordando almeno tre cose che ci hanno riempito la vita.
Questa che ti mando e' una poesia di Neruda. Ognuno di noi dovrebbe stamparsela in grande, appenderla in camera e leggerla prima di uscire di casa al mattino.
A sera bisognerebbe rileggersela e chiedersi se nella giornata si e' stati in grado di rispettarne i principi.
In caso contrario dovremmo trovare il modo per riuscirci il giorno seguente.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(P. Neruda)
E allora tendo a rifugiarmi nel mio mondo, fatto delle persone a me affini, che mi conoscono, che conosco, con cui posso parlare apertamente e profondamente di quello che mi capita, di quello che succede nel mondo, di quello che vorrei dalla mia vita.
I miei amici.
Non c'e' nulla che riuscira' mai ad allontanarmi da loro, sono la mia vita, sono come sono io.
Sono le persone con cui non mi stanchero' mai di parlare, di confrontarmi, di litigare, di crescere.
Ed insieme a loro chi c'e'? C'e' M. che e' sempre li', presente e pronta ad ascoltarmi e ad abbracciarmi quando ne ho bisogno. C'e' C., nuovo acquisto, ma che e' in grado di regalarmi con un sorriso e con una frase l'energia per affrontare una nuova serata se non proprio la vita.
C'e' G. che mi vuole e a cui voglio un bene sconfinato, e che e' la dimostrazione che un ragazzo e una ragazza possono essere amici senza farsi coinvolgere da qualcosa di piu'.
E poi c'e' A. che non vedo e non sento mai, ma che nell'ombra mi segue sempre, e' sempre in ascolto e quando meno me l'aspetto mi manda un sacchetto pieno di affetto e mi sorregge.
Cosa mi lega cosi' tanto a queste persone cosi' diverse tra loro? Il grandissimo e profondissimo dialogo. La capacita' e la possibilita' di parlare, di essere capiti, essere compresi, nell'animo, nel profondo.
Adoro scrivere, e soprattutto adoro il fatto che chi mi legge abbia la capacita' di comprendere ogni sfumatura, il significato e il motivo di una parola utilizzata al posto di un'altra.
Adoro la musica e passerei le notti a parlarne, a giudicare, criticare, la melodia o il testo di questo o di quel brano.
Adoro studiare la psicologia delle persone, comprenderne il carattere, prevederne le reazioni.
Adoro la cultura, pur essendo un grande ignorante, la lettura, impazzisco se leggo Baricco e mi fanno schifo i libri di Stephen King. Non mi piace il freddo romanticiscmo di Herman Hesse, piango leggendo Hikmet, mi emoziono sulle righe di Neruda e mi diverto da matti con le fllli storie diBenni.
Il mio sogno sarebbe essere il proprietario del bar sotto il mare. Un posto dove ognuno possa raccontare la sua storia, o una storia, che sia vera o inventata poco conta.
Potrei stare un anno senza che nessuno scuota i miei testicoli, ma non potrei sopravvivere una settimana senza che qualcuno scuota i miei neuroni.
Il mio consiglio e' di vivere il piu' possibile, tutte le esperienze, tutto quello che puoi fare. Non rimanere ferma e immobile nel tuo piccolo mondo. Tira la testa fuori, viaggia, conosci, annusa, respira, guarda, leggi...
Il mondo e' la fuori ma tu ancora non lo conosci. Insegui una, mille passioni. Approfondiscile. Non lasciare le cose a meta'.
Se decidi di fare qualcosa, falla fino in fondo.
Ma soprattutto, viaggia e leggi. Sono le cose che in assoluto e piu' di tutto potranno aprirti la mente e farti crescere.
E creati un'ambizione. Non accontentarti mai delle mezze misure. Convinciti di quello che sei, di quello che meriti, di quello che vali.
Questa citta' ci uccide, ci smorza, ci affossa.
Se non siamo in grado di inventarci qualcosa, rischiamo di rimanere nella media e mediocre massa. Bisogna emergere, tirare fuori la testa, fare cose che possano riempirci di orgoglio, di soddisfazione.
C'e' bisogno di arrivare a 50 anni e poter raccontare ai propri figli, ma prima di tutto a se stessi, che qualcosa nella vita la si e' fatta.
Un segno, una traccia, un solco su questa terra l'abbiamo lasciato. Qualcuno si ricordera' di noi, fosse anche per una sciocchezza.
Che sia un libro scritto, un buon cocktail alla frutta, un assolo di chitarra, una voce splendida, il progetto di costruzione di un palazzo, o un'attivita' di volontariato.
Non importa quale sia il motivo, ma bisogna di cercare di emergere, dare un senso alla propria vita.
Nessuno muore con la convinzione di aver fatto tutto quello che avrebbe voluto, ma sarebbe bello andarsene ricordando almeno tre cose che ci hanno riempito la vita.
Questa che ti mando e' una poesia di Neruda. Ognuno di noi dovrebbe stamparsela in grande, appenderla in camera e leggerla prima di uscire di casa al mattino.
A sera bisognerebbe rileggersela e chiedersi se nella giornata si e' stati in grado di rispettarne i principi.
In caso contrario dovremmo trovare il modo per riuscirci il giorno seguente.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(P. Neruda)
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