Da "La casa dei Giglio" di Franco Perricone
Un foglio bianco da riempire, uno spazio immenso per innumerevoli pensieri, che ti mordono dentro, che ti aspettano impavidi e ti sfidano. E tu, allora, ti metti in ascolto, speri di vincere questa grande battaglia con te stesso, e poi, ala fine, forse vinto dalla stanchezza, gioisci, e con coraggio affronti quel foglio bianco.
Ti abbaglia, ti rattrista, ma ti affascina, ed è proprio in quel momento che, tra il fare e il non fare, la mano ti scivola veloce e come l'aratro solca il terreno, la penna fa da sovrana, lasciando su quel bel foglio candido tracce eterne di pensieri, trasformati in parole, fiumi di parole, che belle o brutte che siano, mostrano, a chiunque le legga, tutto ciò che conservi, che hai immolato per il bene o per il male.
Parole forse dettate dalla rabbia, segnate dal tempo, dure anche con te stesso e con gli altri, ma necessarie, incisive e prorompenti, che spiegano, che divulgano e che soprattutto danno emozioni. Se non fosse che se ne conosce l'origine, oserei dire che solo Dio avrebbe potuto architettare la scrittura.
Quando scrivi, tutto quell'insieme di vocali e di consonanti sembrano materializzarsi al punto, da rendere vivo il susseguirsi delle azioni e, come nella scena di un vecchio film in bianco e nero, sfilano davanti agli occhi, dandoti la sensazione di condividerne la parte.
Così come un attore, ti trovi immerso tra le righe, divenendo per un momento la riga stessa, e, tuffandoti in un'orgia di pensieri e di parole, vai descrivendo sogni di terre e mondi lontani.
mercoledì 26 dicembre 2007
lunedì 24 dicembre 2007
Natale, luminarie e cotillon
Di qualche anno fa ma sempre valido.
Sta arrivando. La festa bestiale.
E' gia' nell'aria da diversi giorni. La stazione Termini aveva gia' il suo
bell'albero addobbato.
I negozi sono gia' pieni di lucine, angioletti, nastri rossi...
La gente ha cominciato il suo processo di rincoglionimento.
C'e' crisi. C'e' recessione. Ma davanti al Natale tutto scompare, sotto un
pesante velo di ipocrisia.
Non si potrebbe andare in letargo per una ventina di giorni? Mi piacerebbe
risvegliarmi intorno al dieci di gennaio.
L'ennesimo Natale. L'ennesimo anno che se ne va portandosi dietro speranze e
sogni non realizzati.
L'ennesimo spreco di denaro nel nome di un amore fraterno che il giorno dopo
butteremo nel cesso ancora intasato dalle badilate di merda che abbiamo
gettato sul prossimo per tutto l'anno.
Natale. Bisognerebbe riuscire a non rimanerne coinvolti. Ma e' impossibile.
Ti basta guardare i bambini, con i loro desideri, i loro capricci.
Che bello che e' scrivere una letterina, fare le preghierine, sperare
ardentemente in qualcosa, e ritrovartela li', sotto un albero addobbato
dalle amorevoli mani di tutta una famiglia, unita, felice. C'e' il tuo
pacco...ti ci avventi, strappi via l'incarto in due nanosecondi, ed eccolo
li, il tuo robottransformerradiocomandato...Non c'e' niente che puo'
riempirti il cuore di gioia nella stessa maniera. Il mondo si ferma intorno
a te.
Ci sei solo tu e il tuo dono tanto bramato. Al diavolo le cioccolate, i
maglioncini e il libro di Harry Potter...
Che invidia. Adesso che sei grande, che in teoria potresti comprarti tutti i
robot di questo mondo...
Adesso che da quando hai perso l'amore, il Natale ti porta nausea. Almeno e'
questo e' quello che credi.
Ma non e' nausea...e' tristezza, e' la maschera che indossi per coprire le
lacrime. Le lacrime di un bambino ormai cresciuto che sa di non trovare quel
che desidera sotto il suo albero.
Chissa' perche' il Natale nella mia testa deve essere considerato la
celebrazione della felicita' vissuta con una persona. Non ricordo quando ho
vissuto l'ultimo Natale che si possa definire felice. Gli ultimi mi sono
scivolati addosso graffiandomi la pelle. Facendomi male.
Caro Babbo Natale, quest'anno vorrei che mi portassi un emozione.
Merry Christmas...
Sta arrivando. La festa bestiale.
E' gia' nell'aria da diversi giorni. La stazione Termini aveva gia' il suo
bell'albero addobbato.
I negozi sono gia' pieni di lucine, angioletti, nastri rossi...
La gente ha cominciato il suo processo di rincoglionimento.
C'e' crisi. C'e' recessione. Ma davanti al Natale tutto scompare, sotto un
pesante velo di ipocrisia.
Non si potrebbe andare in letargo per una ventina di giorni? Mi piacerebbe
risvegliarmi intorno al dieci di gennaio.
L'ennesimo Natale. L'ennesimo anno che se ne va portandosi dietro speranze e
sogni non realizzati.
L'ennesimo spreco di denaro nel nome di un amore fraterno che il giorno dopo
butteremo nel cesso ancora intasato dalle badilate di merda che abbiamo
gettato sul prossimo per tutto l'anno.
Natale. Bisognerebbe riuscire a non rimanerne coinvolti. Ma e' impossibile.
Ti basta guardare i bambini, con i loro desideri, i loro capricci.
Che bello che e' scrivere una letterina, fare le preghierine, sperare
ardentemente in qualcosa, e ritrovartela li', sotto un albero addobbato
dalle amorevoli mani di tutta una famiglia, unita, felice. C'e' il tuo
pacco...ti ci avventi, strappi via l'incarto in due nanosecondi, ed eccolo
li, il tuo robottransformerradiocomandato...Non c'e' niente che puo'
riempirti il cuore di gioia nella stessa maniera. Il mondo si ferma intorno
a te.
Ci sei solo tu e il tuo dono tanto bramato. Al diavolo le cioccolate, i
maglioncini e il libro di Harry Potter...
Che invidia. Adesso che sei grande, che in teoria potresti comprarti tutti i
robot di questo mondo...
Adesso che da quando hai perso l'amore, il Natale ti porta nausea. Almeno e'
questo e' quello che credi.
Ma non e' nausea...e' tristezza, e' la maschera che indossi per coprire le
lacrime. Le lacrime di un bambino ormai cresciuto che sa di non trovare quel
che desidera sotto il suo albero.
Chissa' perche' il Natale nella mia testa deve essere considerato la
celebrazione della felicita' vissuta con una persona. Non ricordo quando ho
vissuto l'ultimo Natale che si possa definire felice. Gli ultimi mi sono
scivolati addosso graffiandomi la pelle. Facendomi male.
Caro Babbo Natale, quest'anno vorrei che mi portassi un emozione.
Merry Christmas...
martedì 11 dicembre 2007
Affogo...
Non respiro. Mi manca l'aria. Mi manca L'aura...
Ho sbagliato, ma spesso sbagli anche tu.
Ho sbagliato di piu'? Sicuramente. Non e' una gara. E se lo fosse la perderei volentieri.
Ma io non sono solo quello degli sbagli. Sono anche quello dei bei momenti passati, ma soprattutto sono quello dei momenti meravigliosi che ancora dobbiamo vivere.
Hikmet...Hikmet....
E cosa fondamentale, non sono quello che sono stati gli altri in precedenza. Io sono io. Punto.
Non corrispondo ad una casistica. Non sono un dato campione.
Ho sbagliato, ma spesso sbagli anche tu.
Ho sbagliato di piu'? Sicuramente. Non e' una gara. E se lo fosse la perderei volentieri.
Ma io non sono solo quello degli sbagli. Sono anche quello dei bei momenti passati, ma soprattutto sono quello dei momenti meravigliosi che ancora dobbiamo vivere.
Hikmet...Hikmet....
E cosa fondamentale, non sono quello che sono stati gli altri in precedenza. Io sono io. Punto.
Non corrispondo ad una casistica. Non sono un dato campione.
mercoledì 24 ottobre 2007
C'era una volta...
C'era una volta un pazzo che si trovava in un pozzo.
Dal fondo del pozzo non faceva altro che alzare gli occhi al cielo, per guardare le nuvole passare.
In un primo momento gli era sembrato normale essere li', ma poi prese a chiedersi:
"Ma io che ci faccio nel pozzo? Non ricordo di esserci entrato, non mi ci sono buttato, ne' tantomeno mi ci sono calato dentro con una corda. Non sono mai stato curioso di sapere come fosse la vita all'interno di un pozzo.
Eppure sono qui. Devono avermici messo, non c'e' altra spiegazione. Devo essermi distratto un attimo e senza che me ne potessi accorgere hanno costruito attorno a me questa prigione, questa punizione.
Mia madre mi dice sempre che nel pozzo ci rinchiudono i pazzi e che se anche non lo sono realmente rimanendo li dentro lo diventano."
Comincio' a gridare, a chiedere un aiuto, l'intervento di qualcuno. E ogni volta la sua voce rimbombava in quelle pareti e la testa gli faceva un gran male.
"C'E' QUALCUNO LA FUORI?????? CHE VENGA QUALCUNO PERLOMENO A DIRMI PERCHE' SONO QUI!"
Ogni tanto una voce gli rispondeva anche - "NON C'E' NESSUNO!!!!!"
Piu' ci pensava e piu' si arrovellava la mente. E piu' gridava e piu' impazziva.
"Una motivazione plausibile dovra' pure esserci. Io non sono pazzo, io sono sanissimo. Faccio una vita normale, regolare, cerco di essere sempre gentile e corretto con tutti. Dove ho sbagliato?
Mia madre mi dice sempre di stare attento perche' spesso capita che le persone arrivino a conclusioni affrettate, emettano giudizi in base a semplici supposizioni e su queste si ritrovano a legiferare, giudicare ed infine condannare.
Non sono mai stato d'accordo con lei. Le ho sempre ripetuto che l'imputato ha sempre possibilita' di ribattere, di spiegare e nel caso anche far decadere le accuse che gli vengono mosse. Perche' e' un suo diritto difendersi ed e' anche un diritto dell'accusatore sapere se per caso non stia commettendo un grave errore."
Ma nel caso del pazzo nel pozzo la storia non ando' cosi'. Nessuno sapeva se fosse stato davvero colpevole di qualcosa. Ogni tanto qualcuno passava li vicino, scambiava due parole con lui, ma andava via subito - "E' pazzo! E' pazzo! Non sa quel che dice!"
Finche' una mattina, quando si sveglio', trovo una corda calata fino a lui dalla sommita' del cielo.
Sulla corda un bigliettino: "Dai vieni su, non ne parliamo piu'."
Pare che lui sia ancora li', a fissare la corda e il bigliettino, ma che non si sia deciso a risalire.
"Voglio prima sapere perche' sono finito qui dentro e soprattutto capire se me lo meritavo.
La corda e' fatta per salire, ma puo' essere anche usata per scendere, per venire a visitare il pozzo. Magari se fossimo di piu' qui dentro, si sentirebbe meno l'eco. Le parole si fisserebbero di piu' invece di rimbombare cosi' vuote e perdersi. Le mie magari le sentirebbe finalmente qualcuno. Ed io stesso finalmente sentirei quelle degli altri."
Dal fondo del pozzo non faceva altro che alzare gli occhi al cielo, per guardare le nuvole passare.
In un primo momento gli era sembrato normale essere li', ma poi prese a chiedersi:
"Ma io che ci faccio nel pozzo? Non ricordo di esserci entrato, non mi ci sono buttato, ne' tantomeno mi ci sono calato dentro con una corda. Non sono mai stato curioso di sapere come fosse la vita all'interno di un pozzo.
Eppure sono qui. Devono avermici messo, non c'e' altra spiegazione. Devo essermi distratto un attimo e senza che me ne potessi accorgere hanno costruito attorno a me questa prigione, questa punizione.
Mia madre mi dice sempre che nel pozzo ci rinchiudono i pazzi e che se anche non lo sono realmente rimanendo li dentro lo diventano."
Comincio' a gridare, a chiedere un aiuto, l'intervento di qualcuno. E ogni volta la sua voce rimbombava in quelle pareti e la testa gli faceva un gran male.
"C'E' QUALCUNO LA FUORI?????? CHE VENGA QUALCUNO PERLOMENO A DIRMI PERCHE' SONO QUI!"
Ogni tanto una voce gli rispondeva anche - "NON C'E' NESSUNO!!!!!"
Piu' ci pensava e piu' si arrovellava la mente. E piu' gridava e piu' impazziva.
"Una motivazione plausibile dovra' pure esserci. Io non sono pazzo, io sono sanissimo. Faccio una vita normale, regolare, cerco di essere sempre gentile e corretto con tutti. Dove ho sbagliato?
Mia madre mi dice sempre di stare attento perche' spesso capita che le persone arrivino a conclusioni affrettate, emettano giudizi in base a semplici supposizioni e su queste si ritrovano a legiferare, giudicare ed infine condannare.
Non sono mai stato d'accordo con lei. Le ho sempre ripetuto che l'imputato ha sempre possibilita' di ribattere, di spiegare e nel caso anche far decadere le accuse che gli vengono mosse. Perche' e' un suo diritto difendersi ed e' anche un diritto dell'accusatore sapere se per caso non stia commettendo un grave errore."
Ma nel caso del pazzo nel pozzo la storia non ando' cosi'. Nessuno sapeva se fosse stato davvero colpevole di qualcosa. Ogni tanto qualcuno passava li vicino, scambiava due parole con lui, ma andava via subito - "E' pazzo! E' pazzo! Non sa quel che dice!"
Finche' una mattina, quando si sveglio', trovo una corda calata fino a lui dalla sommita' del cielo.
Sulla corda un bigliettino: "Dai vieni su, non ne parliamo piu'."
Pare che lui sia ancora li', a fissare la corda e il bigliettino, ma che non si sia deciso a risalire.
"Voglio prima sapere perche' sono finito qui dentro e soprattutto capire se me lo meritavo.
La corda e' fatta per salire, ma puo' essere anche usata per scendere, per venire a visitare il pozzo. Magari se fossimo di piu' qui dentro, si sentirebbe meno l'eco. Le parole si fisserebbero di piu' invece di rimbombare cosi' vuote e perdersi. Le mie magari le sentirebbe finalmente qualcuno. Ed io stesso finalmente sentirei quelle degli altri."
lunedì 15 ottobre 2007
giovedì 11 ottobre 2007
Sono a casa...un amico un tempo parlava di rami secchi
Finalmente a casa. 3 giorni e mezzo in ospedale.
Cavoli pensavo di tornare e di sentirmi fresco e pimpante come mi sentivo li nelle ultime ore.
E invece no. Sono arrivato qui che mi sento una pezza. Freddo, sentori di febbre (che per fortuna non ho) . Sono tra le coperte con il pc sulle ginocchia, modello vecchio pensionato su sedia a dondolo e gatto dormiente sulle ginocchia.
Spero di riprendermi presto, questa condizione non mi piace affatto. Non sono libero di muovermi.
Ho fatto un po' di considerazioni, usato una sorta di bilancia, valutato situazioni e persone.
La presenza assidua di alcune, la totale assenza e il totale disinteresse di altre. Era un intervento da nulla tutto sommato, ma non ricevere nemmeno un sms, un "come stai?" su messenger o skype...
Va bene cosi'. Sfoltiamo....sfoltiamo...
Cavoli pensavo di tornare e di sentirmi fresco e pimpante come mi sentivo li nelle ultime ore.
E invece no. Sono arrivato qui che mi sento una pezza. Freddo, sentori di febbre (che per fortuna non ho) . Sono tra le coperte con il pc sulle ginocchia, modello vecchio pensionato su sedia a dondolo e gatto dormiente sulle ginocchia.
Spero di riprendermi presto, questa condizione non mi piace affatto. Non sono libero di muovermi.
Ho fatto un po' di considerazioni, usato una sorta di bilancia, valutato situazioni e persone.
La presenza assidua di alcune, la totale assenza e il totale disinteresse di altre. Era un intervento da nulla tutto sommato, ma non ricevere nemmeno un sms, un "come stai?" su messenger o skype...
Va bene cosi'. Sfoltiamo....sfoltiamo...
mercoledì 26 settembre 2007
Mi manca quel trans....
Ops! Volevo dire trance...
Mi manca quello stato di distaccamento mentale dalla realta'. Quello stato in cui, chiudevo gli occhi e automaticamente, quasi senza rendermene conto cominciavo a scrivere, scrivere, scrivere, scrivere, scrivere, scrivere.....Ma non la stessa parola come ora.
Ne scrivevo a decine, centinaia, diverse, incrociate, incastonate e legate da quel filo conduttore che era l'emozione che mi percorreva l'anima. L'anima...cos'e' l'anima? Me lo sono sempre chiesto.
E' cuore? E' coscienza? Dove risiede...l'altro giorno sentivo chi diceva che se l'anima dovesse mai esistere risiederebbe nel cervello. Ma vaffanculo scienziati di merda...pure questa illusione dovete distruggerci? L'anima e' nel cuore, punto e basta. Ma il cuore dov'e'?
Il cuore come lo intendo io non e' quel muscolo impazzito che semplicemente ci pompa il sangue nelle vene. Semplicemente un paio di palle direbbe qualcuno. Pensa se ancora piu' semplicemente si fermasse per qualche minuto. Sai dove va a farsi fottere la tua anima...
Vola bella vola...anima via dal corpo....e tu? che scegli? Segui l'anima o rimani nel corpo?
Non e' concesso di sapere dove va una e cosa ne sara' dell'altro. Tu scegli.
E allora cuore mio per favore continua a pulsare almeno per qualche altro tempo, che spero rimanga sempre indefinito. Non interminabile per carita', ma che sia sempre indefinito.
La morte...concetto complesso. Come sarebbe vivere con la consapevolezza di sapere quando arriva? Terribile...il conto alla rovescia. Brividi al solo pensiero.
La morte...non arriva mai al momento giusto semplicemente perche' non sara' mai il momento giusto. Ci sara' sempre qualcosa che non si e' ancora fatto, che non si e' ancora detto.
Pero' bisognerebbe in qualche modo vivere preparandosi all'evento. Ma non con tristezza e disperazione. Anzi! Bisognerebbe orientare, organizzare la propria vita in modo da riempirla piu' possibile.
Riempirla pero' come quella ormai vecchia storia del barattolo, delle pietre e della sabbia. Le pietre, i valori, le esperienze importanti.
La lista delle pietre...questo andrebbe fatto. E ogni volta che ci rendiamo conto che una pietra dopo un po' esce dalla lista, vorra' dire che e' la lista stessa ad essere sbagliata. Conviene rivederla tutta. Gettare via il foglio e ricominciare a scriverla dall'inizio.
Per ogni pietra non ancora posseduta c'e' da chiedersi il perche'. Cosa non si e' fatto per ottenerla o cosa si e' fatto per perderla.
E anche qui non e' per niente facile. Ci sono pietre perse perche' e' cosi' che doveva andare, ma purtroppo ce ne sono molte altre che sono sfuggite dalle mani.
Ma non per questo e' finita. Per quanto creda poco nel destino, mi piace molto Baricco quando dice "il destino ha molta piu' fantasia di noi".
E allora pronti con il barattolo. Alle volte ti capita di guardarci dentro...conti le pietre e sono piu' di quelle sulla lista. Ma che meraviglia!
Mi manca quello stato di distaccamento mentale dalla realta'. Quello stato in cui, chiudevo gli occhi e automaticamente, quasi senza rendermene conto cominciavo a scrivere, scrivere, scrivere, scrivere, scrivere, scrivere.....Ma non la stessa parola come ora.
Ne scrivevo a decine, centinaia, diverse, incrociate, incastonate e legate da quel filo conduttore che era l'emozione che mi percorreva l'anima. L'anima...cos'e' l'anima? Me lo sono sempre chiesto.
E' cuore? E' coscienza? Dove risiede...l'altro giorno sentivo chi diceva che se l'anima dovesse mai esistere risiederebbe nel cervello. Ma vaffanculo scienziati di merda...pure questa illusione dovete distruggerci? L'anima e' nel cuore, punto e basta. Ma il cuore dov'e'?
Il cuore come lo intendo io non e' quel muscolo impazzito che semplicemente ci pompa il sangue nelle vene. Semplicemente un paio di palle direbbe qualcuno. Pensa se ancora piu' semplicemente si fermasse per qualche minuto. Sai dove va a farsi fottere la tua anima...
Vola bella vola...anima via dal corpo....e tu? che scegli? Segui l'anima o rimani nel corpo?
Non e' concesso di sapere dove va una e cosa ne sara' dell'altro. Tu scegli.
E allora cuore mio per favore continua a pulsare almeno per qualche altro tempo, che spero rimanga sempre indefinito. Non interminabile per carita', ma che sia sempre indefinito.
La morte...concetto complesso. Come sarebbe vivere con la consapevolezza di sapere quando arriva? Terribile...il conto alla rovescia. Brividi al solo pensiero.
La morte...non arriva mai al momento giusto semplicemente perche' non sara' mai il momento giusto. Ci sara' sempre qualcosa che non si e' ancora fatto, che non si e' ancora detto.
Pero' bisognerebbe in qualche modo vivere preparandosi all'evento. Ma non con tristezza e disperazione. Anzi! Bisognerebbe orientare, organizzare la propria vita in modo da riempirla piu' possibile.
Riempirla pero' come quella ormai vecchia storia del barattolo, delle pietre e della sabbia. Le pietre, i valori, le esperienze importanti.
La lista delle pietre...questo andrebbe fatto. E ogni volta che ci rendiamo conto che una pietra dopo un po' esce dalla lista, vorra' dire che e' la lista stessa ad essere sbagliata. Conviene rivederla tutta. Gettare via il foglio e ricominciare a scriverla dall'inizio.
Per ogni pietra non ancora posseduta c'e' da chiedersi il perche'. Cosa non si e' fatto per ottenerla o cosa si e' fatto per perderla.
E anche qui non e' per niente facile. Ci sono pietre perse perche' e' cosi' che doveva andare, ma purtroppo ce ne sono molte altre che sono sfuggite dalle mani.
Ma non per questo e' finita. Per quanto creda poco nel destino, mi piace molto Baricco quando dice "il destino ha molta piu' fantasia di noi".
E allora pronti con il barattolo. Alle volte ti capita di guardarci dentro...conti le pietre e sono piu' di quelle sulla lista. Ma che meraviglia!
domenica 23 settembre 2007
E poi non ti succede...
Trasferta a Milanodimmmmerda annullata. Peccato. Era una bella occasione oltre che una bella esperienza. Cambiare un po' aria mi avrebbe fatto bene.
Ma ho gia' incassato e superato, anzi sono anche passato all'attacco.
Devo passare l'inverno qui? Benone. L'importante e' tenersi impegnati, trovare cose da fare.
E cosi', nel giro di pochi giorni, la mia settimana invernale e' bella che organizzata.
L'inverno e' dedicato alla cura del fisico, quindi alcool abolito dal lunedi al giovedi. Martedi e giovedi vado in palestra a farmi un culo quanto una capanna. Devo dire che non mi aspettavo di accanirmi, invece mi piace. Adesso e' dura, mi sento un idiota, non sono capace di fare un passo. Per fortuna l'istruttore di arti marziali e' un amico ed e' anche molto paziente.
Al piu' presto devo contattare un altro amico per cominciare finalmente le mie lezioni di batteria. Sono piu' di dieci anni che ho il desiderio di imparare a suonare uno strumento. Fin da piccolo ho vissuto a contatto con la musica, musicisti di diverso tipo, ho strimpellato un po' sulla tastiera, la chitarra non ho mai imparato a suonarla e pestare sulla batteria mi ha sempre esaltato.
Quindi e' deciso. Batteria.
E poi, novita' dell'ultima ora...Sono stato richiamato a lavorare di notte. E' incredibile. Sono anni ormai che dico basta. Poi passano nemmeno sei mesi e mi ritrovi di nuovo dietro un bancone a far focacce. Questa volta ritorno in una delle botteghe dove mi sono fatto le ossa. E' la bottega di un amico. Mi ha chiesto una mano per quest'inverno e io non so dire di no ad un amico ;)
Due giorni a settimana non di piu', praticamente i due giorni in cui il giorno dopo non vado in gelateria.
E poi c'e' la musica e ci saranno tanti eventi da organizzare. HB e' in gran forma ed e' pieno di entusiasmo e iniziativa. Sara' un inverno pieno di cose da organizzare.
Ieri si fantasticava sulla possibilita' di inventare qualcosa di nuovo e di grande per questa citta'. Sarebbe magnifico. Un'idea, innovativa, grandiosa e geniale. Se solo ci fosse e si trovasse qualcuno disposto a realizzarla, lascerei tutto. Cambierei mestiere. Al diavolo gelateria e cazzi vari. Sarebbe magnifico. Fare un lavoro creativo, lontano da macchinari e tecnologie. Qualcosa di utile per la citta', che porti valore e crescita.
E se poi, in tutto questo, Laura riuscisse anche a trasferirsi qui, beh direi proprio che potrei sedermi in poltrona e godermi la mia vita bella e completa.
Nel frattempo ci fantastico su. E' gratis :)
Ma ho gia' incassato e superato, anzi sono anche passato all'attacco.
Devo passare l'inverno qui? Benone. L'importante e' tenersi impegnati, trovare cose da fare.
E cosi', nel giro di pochi giorni, la mia settimana invernale e' bella che organizzata.
L'inverno e' dedicato alla cura del fisico, quindi alcool abolito dal lunedi al giovedi. Martedi e giovedi vado in palestra a farmi un culo quanto una capanna. Devo dire che non mi aspettavo di accanirmi, invece mi piace. Adesso e' dura, mi sento un idiota, non sono capace di fare un passo. Per fortuna l'istruttore di arti marziali e' un amico ed e' anche molto paziente.
Al piu' presto devo contattare un altro amico per cominciare finalmente le mie lezioni di batteria. Sono piu' di dieci anni che ho il desiderio di imparare a suonare uno strumento. Fin da piccolo ho vissuto a contatto con la musica, musicisti di diverso tipo, ho strimpellato un po' sulla tastiera, la chitarra non ho mai imparato a suonarla e pestare sulla batteria mi ha sempre esaltato.
Quindi e' deciso. Batteria.
E poi, novita' dell'ultima ora...Sono stato richiamato a lavorare di notte. E' incredibile. Sono anni ormai che dico basta. Poi passano nemmeno sei mesi e mi ritrovi di nuovo dietro un bancone a far focacce. Questa volta ritorno in una delle botteghe dove mi sono fatto le ossa. E' la bottega di un amico. Mi ha chiesto una mano per quest'inverno e io non so dire di no ad un amico ;)
Due giorni a settimana non di piu', praticamente i due giorni in cui il giorno dopo non vado in gelateria.
E poi c'e' la musica e ci saranno tanti eventi da organizzare. HB e' in gran forma ed e' pieno di entusiasmo e iniziativa. Sara' un inverno pieno di cose da organizzare.
Ieri si fantasticava sulla possibilita' di inventare qualcosa di nuovo e di grande per questa citta'. Sarebbe magnifico. Un'idea, innovativa, grandiosa e geniale. Se solo ci fosse e si trovasse qualcuno disposto a realizzarla, lascerei tutto. Cambierei mestiere. Al diavolo gelateria e cazzi vari. Sarebbe magnifico. Fare un lavoro creativo, lontano da macchinari e tecnologie. Qualcosa di utile per la citta', che porti valore e crescita.
E se poi, in tutto questo, Laura riuscisse anche a trasferirsi qui, beh direi proprio che potrei sedermi in poltrona e godermi la mia vita bella e completa.
Nel frattempo ci fantastico su. E' gratis :)
lunedì 10 settembre 2007
E poi ti succede che...
Proprio quando pensi che sia tutto troppo statico, troppo uguale, quando ti sforzi ti fartelo piacere, ecco che la vita ti regala una possibilita' di evasione.
Niente di certo ancora, ma c'e' la possibilita' di una lunga trasferta di lavoro.
Andrei a fare i gelati nella grande Milano per circa sei mesi. L'idea di vivere nella grande metropoli settentrionale non mi ha mai entusiasmato, anzi, l'ho sempre odiata.
Ma in questo caso le cose sono diverse. E' un periodo determinato, quindi so che poi torno al calore di casa mia, ma soprattutto a Milano pare si facciano gelati di altissima qualita'. Imparero' qualcosa di piu' e tornero' piu' preparato che mai.
E poi staccare, cambiare aria per un po', tornare ad una vita indipendente, mi regala una gran dose di entusiasmo. Chissa' se si parte. Chissa' quando si parte.
Non avrei mai pensato di essere entusiasta di passare un inverno in quella che ho sempre definito "milanodimmmmmmmmmerda" ;-)
Niente di certo ancora, ma c'e' la possibilita' di una lunga trasferta di lavoro.
Andrei a fare i gelati nella grande Milano per circa sei mesi. L'idea di vivere nella grande metropoli settentrionale non mi ha mai entusiasmato, anzi, l'ho sempre odiata.
Ma in questo caso le cose sono diverse. E' un periodo determinato, quindi so che poi torno al calore di casa mia, ma soprattutto a Milano pare si facciano gelati di altissima qualita'. Imparero' qualcosa di piu' e tornero' piu' preparato che mai.
E poi staccare, cambiare aria per un po', tornare ad una vita indipendente, mi regala una gran dose di entusiasmo. Chissa' se si parte. Chissa' quando si parte.
Non avrei mai pensato di essere entusiasta di passare un inverno in quella che ho sempre definito "milanodimmmmmmmmmerda" ;-)
domenica 9 settembre 2007
Non mi piacciono i se...e la gabbia
Come previsto sono arrivate a iosa le proteste...
Era inevitabile...le immaginavo, anzi le aspettavo, come provocazione, stimolo o semplice motivo di dibattito.
Certo e' facile, io continuavo a fare la mia vita srelogata e allo stesso tempo affascinante, ma ripeto e' facile parlare e criticare, quando ognuno si e' gia' prostituito agli schemi che il sistema vuole.
Non mi e' mai piaciuto, non l'ho mai fatto, ed ne andavo fiero. Ma alla fine cosa ho ottenuto io?
Un cazzo...mentre il resto del mondo tranquillamente organizzava i cazzi propri.
Portavo una bandiera, alta e sventolante verso il cielo, ma chiunque ci abbia soffiato sopra per agevolarne lo sventolio era di passaggio. E' facile, e' troppo facile cosi'.
Ma alla fine sei tu che la ripieghi, sei tu che la issi al vento di nuovo il giorno dopo.
Sembrera' banale, ma e' stanchevole. Ci sono giorni in cui vorrei essere pure io dall'altra parte. Vorrei pure io essere quello che soffia occasionalmente, ma che se una volta e' stanco puo' rimanere nel suo mondo e nessuno se ne accorge. Ognuno porti la sua bandiera e poi vediamo quanto e' facile.
Vediamo quanto e' difficile anzi...vediamo se non e' spontaneo rilassarsi, abbandonarsi a qualcosa che si reputa il proprio destino...
Diceva genialmente una persona..e' troppo facile essere gay con il culo degli altri.
Io sono stanco oggi. Sara' che voglio quello che i comuni mortali hanno sempre.
Ma io non ho mai affermato di portare le mutande sopra i pantaloni. Ne tantomeno un mantello rosso.
Sono sempre e solo io, con le mie solite debolezze, forse solo con tanta stanchezza in piu'.
Era inevitabile...le immaginavo, anzi le aspettavo, come provocazione, stimolo o semplice motivo di dibattito.
Certo e' facile, io continuavo a fare la mia vita srelogata e allo stesso tempo affascinante, ma ripeto e' facile parlare e criticare, quando ognuno si e' gia' prostituito agli schemi che il sistema vuole.
Non mi e' mai piaciuto, non l'ho mai fatto, ed ne andavo fiero. Ma alla fine cosa ho ottenuto io?
Un cazzo...mentre il resto del mondo tranquillamente organizzava i cazzi propri.
Portavo una bandiera, alta e sventolante verso il cielo, ma chiunque ci abbia soffiato sopra per agevolarne lo sventolio era di passaggio. E' facile, e' troppo facile cosi'.
Ma alla fine sei tu che la ripieghi, sei tu che la issi al vento di nuovo il giorno dopo.
Sembrera' banale, ma e' stanchevole. Ci sono giorni in cui vorrei essere pure io dall'altra parte. Vorrei pure io essere quello che soffia occasionalmente, ma che se una volta e' stanco puo' rimanere nel suo mondo e nessuno se ne accorge. Ognuno porti la sua bandiera e poi vediamo quanto e' facile.
Vediamo quanto e' difficile anzi...vediamo se non e' spontaneo rilassarsi, abbandonarsi a qualcosa che si reputa il proprio destino...
Diceva genialmente una persona..e' troppo facile essere gay con il culo degli altri.
Io sono stanco oggi. Sara' che voglio quello che i comuni mortali hanno sempre.
Ma io non ho mai affermato di portare le mutande sopra i pantaloni. Ne tantomeno un mantello rosso.
Sono sempre e solo io, con le mie solite debolezze, forse solo con tanta stanchezza in piu'.
sabato 8 settembre 2007
Missing focaccia...waiting for capanna
Ho deciso di fare il gelataio.
E' stata una decisione difficile all'inizio. Poi man mano che realizzavo che era la decisione giusta da prendere, l'ho accettata sempre piu' di buon grado.
Navigare controvento...sembra impossibile eppure ci sono le tecniche per riuscirci. Direziona la vela, agisci sul tirante, padronanza del timone e corpo rivolto verso le onde che ti schiaffeggiano il viso con acqua gelida.
Non e' facile intraprendere un viaggio per motivi puramente razionali. Non l'ho mai fatto in vita mia.
Ogni mattina, salivo sul ponte, annusavo l'aria, guardavo le nuvole, mettevo una mano in acqua e decidevo la mia direzione. Ma non si puo' sempre vivere cosi'.
Arriva un momento in cui bisogna puntare la terra ferma. Stabilire un luogo di attracco. Una baia sicura che ti permetta di godere di un po' di pace e serenita'.
Per quanto sia emozionante, non si puo' ondeggiare per sempre.
Mai pero' mi sarei potuto aspettare di poter soffrire di "mal di terra".
Con i gelati si guadagna bene. Ho smesso di vivere di stenti, tra qualche tempo potrei pure pensare di costruirmi una capanna.
Ma ci sono giorni in cui mi manca il mare. Ci sono mattine in cui mi sveglio e sento che mi chiama.
Non si puo'. Non devo. Basta.
Rimango qui, sulla terra ferma. Anche qui ci saranno colori da scoprire ne sono sicuro. Basta solo imparare a riconoscerli. Ci saranno emozioni, saranno di origine diversa, ma le trovero'.
E poi, nella capanna non saro' solo. Si spera. C'e' questa nuova prospettiva e non vedo l'ora di poter sperimentare le potenzialita' di questa esperienza.
Devo aspettare. Attendere. Portare pazienza. Pazienza...e chi ne ha? Ho sempre voluto tutto e subito.
Sto impazzendo. Cammino avanti e indietro sul molo. Mi specchio nell'acqua e non vedo altro che un gelataio. Mi sento "monoedrico".
Devo tenere duro. Ho preso la decisione giusta. Non sempre si puo' vivere in modo facile, anzi sono stato fortunato se finora la vita me lo ha permesso.
Se penso a tutti quelli che da sempre hanno dovuto, per forza di cose, fare dei lavori molto meno esaltanti, allora mi dico che non posso e non devo assolutamente lamentarmi.
Io almeno faccio gelati, ho la possibilita' di spaziare con i gusti. Posso inventarne di nuovi.
Gia' se producessi coni, non so se riuscirei a resistere. Se penso a chi produce i tovagliolini, mi manca il respiro.
Sono un gelataio che lavora di giorno. Con i proventi dei gelati riusciro' a comprare un terreno. Con sforzi e fatica riusciro' a metterlo in piano e piantero' il primo asse nella terra. E attorno a quell'asse costruiro' la mia capanna. Attorno a quella capanna piantero' il mio orto. Attorno al mio orto crescera' una siepe. Di fianco alla capanna, un grande albero alla cui ombra finalmente riposero'. E se ci sarai sentiro' il profumo delle tue uova con patate provenire dalla finestra della cucina.
A quel punto mi librero' nell'aria e osservero' tutto il quadro, l'insieme, dall'alto, nella sua interezza.
A vederla cosi', non e' affatto male. A pensarci bene, il mare gia' non mi manca piu'.

Navigare controvento...sembra impossibile eppure ci sono le tecniche per riuscirci. Direziona la vela, agisci sul tirante, padronanza del timone e corpo rivolto verso le onde che ti schiaffeggiano il viso con acqua gelida.
Non e' facile intraprendere un viaggio per motivi puramente razionali. Non l'ho mai fatto in vita mia.
Ogni mattina, salivo sul ponte, annusavo l'aria, guardavo le nuvole, mettevo una mano in acqua e decidevo la mia direzione. Ma non si puo' sempre vivere cosi'.
Arriva un momento in cui bisogna puntare la terra ferma. Stabilire un luogo di attracco. Una baia sicura che ti permetta di godere di un po' di pace e serenita'.
Per quanto sia emozionante, non si puo' ondeggiare per sempre.
Mai pero' mi sarei potuto aspettare di poter soffrire di "mal di terra".
Con i gelati si guadagna bene. Ho smesso di vivere di stenti, tra qualche tempo potrei pure pensare di costruirmi una capanna.
Ma ci sono giorni in cui mi manca il mare. Ci sono mattine in cui mi sveglio e sento che mi chiama.
Non si puo'. Non devo. Basta.
Rimango qui, sulla terra ferma. Anche qui ci saranno colori da scoprire ne sono sicuro. Basta solo imparare a riconoscerli. Ci saranno emozioni, saranno di origine diversa, ma le trovero'.
E poi, nella capanna non saro' solo. Si spera. C'e' questa nuova prospettiva e non vedo l'ora di poter sperimentare le potenzialita' di questa esperienza.
Devo aspettare. Attendere. Portare pazienza. Pazienza...e chi ne ha? Ho sempre voluto tutto e subito.
Sto impazzendo. Cammino avanti e indietro sul molo. Mi specchio nell'acqua e non vedo altro che un gelataio. Mi sento "monoedrico".
Devo tenere duro. Ho preso la decisione giusta. Non sempre si puo' vivere in modo facile, anzi sono stato fortunato se finora la vita me lo ha permesso.
Se penso a tutti quelli che da sempre hanno dovuto, per forza di cose, fare dei lavori molto meno esaltanti, allora mi dico che non posso e non devo assolutamente lamentarmi.
Io almeno faccio gelati, ho la possibilita' di spaziare con i gusti. Posso inventarne di nuovi.
Gia' se producessi coni, non so se riuscirei a resistere. Se penso a chi produce i tovagliolini, mi manca il respiro.
Sono un gelataio che lavora di giorno. Con i proventi dei gelati riusciro' a comprare un terreno. Con sforzi e fatica riusciro' a metterlo in piano e piantero' il primo asse nella terra. E attorno a quell'asse costruiro' la mia capanna. Attorno a quella capanna piantero' il mio orto. Attorno al mio orto crescera' una siepe. Di fianco alla capanna, un grande albero alla cui ombra finalmente riposero'. E se ci sarai sentiro' il profumo delle tue uova con patate provenire dalla finestra della cucina.
A quel punto mi librero' nell'aria e osservero' tutto il quadro, l'insieme, dall'alto, nella sua interezza.
A vederla cosi', non e' affatto male. A pensarci bene, il mare gia' non mi manca piu'.

lunedì 13 agosto 2007
Il prossimo tatuaggio
E' da un po' che ci sto pensando.
Per il primo ho aspettato diversi anni, per questo molto meno.
Non c'e' ancora un'idea definitiva. Giulia mi ha fatto venire la "scimmia" del tatuaggio bianco. Sarebbe molto carino, ma non so ancora che disegno scegliere nel caso lo facessi bianco. Mi piacerebbero in quel caso, 3 stelline sull'avambraccio. E' un'idea...
Invece ipotizzando altre zone, tipo il polpaccio, l'idea predominante e' quella di un gatto stilizzato.
Tipo questo....
Per il primo ho aspettato diversi anni, per questo molto meno.
Non c'e' ancora un'idea definitiva. Giulia mi ha fatto venire la "scimmia" del tatuaggio bianco. Sarebbe molto carino, ma non so ancora che disegno scegliere nel caso lo facessi bianco. Mi piacerebbero in quel caso, 3 stelline sull'avambraccio. E' un'idea...
Invece ipotizzando altre zone, tipo il polpaccio, l'idea predominante e' quella di un gatto stilizzato.
Tipo questo....
sabato 4 agosto 2007
ANNUNCIO PUBBLICO
A chiunque si trovi a passare da qui e mi conosca personalmente...
Se per caso, in un atto di slancio di bonta', dovessi avervi prestato qualcuno dei miei libri, potreste gentilmente restituirmeli?
Mi sono appena accorto che me ne mancano davvero troppi.
Primo fra tutti, Castelli di Rabbia di Baricco. Chiunque ce l'abbia, per favore, me lo riporti.
E' questione di vita o di morte. PLEASE!!!!!!!!
Spargete la voce anche ad amici e conoscenti. GRAZIE!
Ricomprarmelo ovviamente non e' la stessa cosa, altrimenti sarei gia' andato in libreria.
Se per caso, in un atto di slancio di bonta', dovessi avervi prestato qualcuno dei miei libri, potreste gentilmente restituirmeli?
Mi sono appena accorto che me ne mancano davvero troppi.
Primo fra tutti, Castelli di Rabbia di Baricco. Chiunque ce l'abbia, per favore, me lo riporti.
E' questione di vita o di morte. PLEASE!!!!!!!!
Spargete la voce anche ad amici e conoscenti. GRAZIE!
Ricomprarmelo ovviamente non e' la stessa cosa, altrimenti sarei gia' andato in libreria.
martedì 24 luglio 2007
Ho volato...
Ho affrontato una paura che mi porto dietro fin da bambino. L'altezza, il vuoto, la paura dell'incontrollabile, la non possibilita' di gestire e comandare una situazione.
Ho volato, appeso ad un filo, senza possibilita' di frenare o accellerare, di scendere o quant'altro.
Ho volato ed e' stato meraviglioso.
Ho volato ed e' stata ansia. Ma e' stata anche soddisfazione.
Ho affrontato la mia paura. Non l'ho vinta, lei resta li'. Mi ha accompagnato nel volo, ma non e' riuscita a fermarmi, ad impedirmi di farlo.
Sto gia' pensando alla prossima sfida.
Ho volato, appeso ad un filo, senza possibilita' di frenare o accellerare, di scendere o quant'altro.
Ho volato ed e' stato meraviglioso.
Ho volato ed e' stata ansia. Ma e' stata anche soddisfazione.
Ho affrontato la mia paura. Non l'ho vinta, lei resta li'. Mi ha accompagnato nel volo, ma non e' riuscita a fermarmi, ad impedirmi di farlo.
Sto gia' pensando alla prossima sfida.
domenica 8 luglio 2007
Ci sono momenti in cui...
...davvero non riesci a spiegarti le cose.
Nessun figlio in arrivo, l'ipotesi e' rientrata, e ne sono rimasto quasi deluso.
Ma era bello pensarci, cominciare ad immagirare la mia vita in funzione di un evento cosi' meraviglioso come la nascita.
E' stato bello scoprire di sentirmi pronto. Avevo delle certezze.
Oggi invece non ne ho proprio nessuna. Il bello e' che non so per quale motivo.
Mi turba non poco tutto questo.
Nessun figlio in arrivo, l'ipotesi e' rientrata, e ne sono rimasto quasi deluso.
Ma era bello pensarci, cominciare ad immagirare la mia vita in funzione di un evento cosi' meraviglioso come la nascita.
E' stato bello scoprire di sentirmi pronto. Avevo delle certezze.
Oggi invece non ne ho proprio nessuna. Il bello e' che non so per quale motivo.
Mi turba non poco tutto questo.
venerdì 15 giugno 2007
Io non ho paura
Sono giorni strani...
C'e' un'ipotesi che balena nell'aria. Un'ipotesi assurda.
Un Amico, un amico speciale, una persona che ritengo al di sopra di ogni livello a cui possa appartenere un essere vivente di questo universo, ha annunciato la mia paternita' imminente.
Gli ho dato del pazzo ovviamente. Perche' me l'ha presentata come una cosa certa, ma allo stesso bellissima. Mi ha detto: "Non sei felice? E' una notizia bellissima!"
E invece l'ha solo sognata. Sognata come si sognano le cose vere. Mi ha esposto il fatto come se fosse reale, anche con un pizzico di invidia, per averlo anticipato in questo momento cosi' topico della vita di un uomo.
Eppure e' tutto una fantasia, un sogno, irreale. Eppure tanta convinzione della veridicita'.
Sono giorni strani...
E' chiaro, non c'e' niente di concreto in questa sorta di premonizione, perche' allo stesso tempo avvenimenti del genere ti danno molto da pensare.
E' se fosse vero?
Ebbene la conclusione che ho raggiunto e' proprio questa: io non ho paura.
Ma per niente. Se anche fosse. Se anche sara'.
Conosco Laura da pochissimo e' vero, ma e' anche vero quello che dice Rosita: si conoscono persone da tanti anni per poi scoprire che non le si conoscono affatto.
Affermazione e considerazione ambivalente. Che si dovrebbe fare a quel punto? Tentare di conoscerle ancora o rassegnarsi al doversi affidare in quello che si conosce fino a quel momento?
Bisogna affidarsi alle convinzioni all'istinto o alla pura razionalita'?
Bisognerebbe mediare, certo. Le vie di mezzo. Quelle raccomandano tutti. Ma non sono le vie di mezzo un modo per vivere sempre a meta', che sia da una parte o dall'altra?
Uno modo per evitare mezza vita di qua e mezza vita di la'?
Certo se si parla di un figlio non si parla di politica, o della interpretazione di un quadro o della opinione su un libro.
Non si scherza e non ci si puo' permettere di sbagliare grossolanamente.
Non ci sara' nessun bambino, Gino avra' solo letto nei miei occhi un desiderio di paternita' futura e il suo subconscio, inconscio o chi per lui l'avra' tradotto in un ricordo audiovisivo dormiente, ma resta il fatto che non mi tremano le gambe piu' di tanto al pensiero.
Amo la mia donna, sto bene con lei e il pensiero che una piccola creatura possa avere i suoi occhi e il nostro amore, non potrebbe che rendermi felice.
Un pensiero, una posizione che potra' risultare assolutamente incoscente, o molto matura. Non e' dato saperlo.
Quel che conta e' che io non ho paura.
C'e' un'ipotesi che balena nell'aria. Un'ipotesi assurda.
Un Amico, un amico speciale, una persona che ritengo al di sopra di ogni livello a cui possa appartenere un essere vivente di questo universo, ha annunciato la mia paternita' imminente.
Gli ho dato del pazzo ovviamente. Perche' me l'ha presentata come una cosa certa, ma allo stesso bellissima. Mi ha detto: "Non sei felice? E' una notizia bellissima!"
E invece l'ha solo sognata. Sognata come si sognano le cose vere. Mi ha esposto il fatto come se fosse reale, anche con un pizzico di invidia, per averlo anticipato in questo momento cosi' topico della vita di un uomo.
Eppure e' tutto una fantasia, un sogno, irreale. Eppure tanta convinzione della veridicita'.
Sono giorni strani...
E' chiaro, non c'e' niente di concreto in questa sorta di premonizione, perche' allo stesso tempo avvenimenti del genere ti danno molto da pensare.
E' se fosse vero?
Ebbene la conclusione che ho raggiunto e' proprio questa: io non ho paura.
Ma per niente. Se anche fosse. Se anche sara'.
Conosco Laura da pochissimo e' vero, ma e' anche vero quello che dice Rosita: si conoscono persone da tanti anni per poi scoprire che non le si conoscono affatto.
Affermazione e considerazione ambivalente. Che si dovrebbe fare a quel punto? Tentare di conoscerle ancora o rassegnarsi al doversi affidare in quello che si conosce fino a quel momento?
Bisogna affidarsi alle convinzioni all'istinto o alla pura razionalita'?
Bisognerebbe mediare, certo. Le vie di mezzo. Quelle raccomandano tutti. Ma non sono le vie di mezzo un modo per vivere sempre a meta', che sia da una parte o dall'altra?
Uno modo per evitare mezza vita di qua e mezza vita di la'?
Certo se si parla di un figlio non si parla di politica, o della interpretazione di un quadro o della opinione su un libro.
Non si scherza e non ci si puo' permettere di sbagliare grossolanamente.
Non ci sara' nessun bambino, Gino avra' solo letto nei miei occhi un desiderio di paternita' futura e il suo subconscio, inconscio o chi per lui l'avra' tradotto in un ricordo audiovisivo dormiente, ma resta il fatto che non mi tremano le gambe piu' di tanto al pensiero.
Amo la mia donna, sto bene con lei e il pensiero che una piccola creatura possa avere i suoi occhi e il nostro amore, non potrebbe che rendermi felice.
Un pensiero, una posizione che potra' risultare assolutamente incoscente, o molto matura. Non e' dato saperlo.
Quel che conta e' che io non ho paura.
giovedì 17 maggio 2007
sabato 12 maggio 2007
Capita che poi...
Quando non hai voglia piu' di crederci, ti cade addosso un'emozione, cresce prepotente e senza regole e d'un tratto torni a vivere.
E' questa la colonna sonora di quest'ultimo periodo. Avessi la voce mi piacerebbe cantarla.
Comincia da qui il secondo tempo della vita mia.
Comincia da una persona speciale, che sto cercando di vivere, con tutto l'entusiasmo, la passione e la capacita' possibile.
Capitata in un momento in cui sembrava tutto andare storto, in cui la mia vita era in quella fase per cui ti dici "non mi aspetto piu' nulla".
Forse e' proprio quella la chiave. E' li che la vita ti sorprende direbbe Baricco. E allora, in questo piccolo grande impeto di positivita', ho deciso che la vita va anche aiutata a volgere verso un verso giusto e adeguatamente rispettoso verso quella direzione che il destino ha voluto indicarti.
Per la verita' non ho mai creduto nel destino, ma credo fortemente, che in alcuni momenti ti arrivano dei segnali, come dei piccoli ganci. Se sei bravo a sentire i segnali, notare i ganci, e se hai il coraggio e la forza di tirarli, ti ritrovi ad aprire una nuova grande porta oltre la quale un nuovo mondo ti aspetta, un nuovo tempo della tua vita e' li' pronto per cominciare.
Devi solo premere il tasto PLAY.
Alle volte ti accorgi pero' che le immagini sono meravigliose, ma la base musicale non e' adeguata e rischia di rovinare tutto. Ed e' proprio allora che devi rimboccarti le maniche, armarti di tutta la buona volonta' e creare la giusta armonia. Con il tuo nuovo futuro, ma soprattutto con te stesso. Tutto si mischia per prendere una nuova forma, non sai piu' cosa scatena cosa, e cosa e' scatenato da cosa.
Quel che conta e' che hai una gran voglia di prendere la tua vita e farla diventare la migliore vita che un essere umano abbia mai vissuto.
E' il momento di pensare un po' di piu' a se stessi. Non me ne vogliano i miei clienti, ma da qui a poco lascio il lavoro in bottega. Continuero' a produrre focacce, ma tra le mura di casa mia, per i pochi eletti. Lavorare di notte e' meraviglioso, tante volte ho esaltato la bellezza del mondo della notte. Ma sento fortemente voglia di novita' e soprattutto di maggiore stabilita'.
Voglio un po' di tempo per me, per la mia famiglia, per i miei amici e soprattutto voglio vivermi questo sogno ad occhi aperti. La bionda sulla spiaggia continua a frequentare i miei lidi, ed e' diventata una presenza ormai stabile. Il desiderio e' quello di provare a camminare un po' insieme in riva al mare e vedere dove si arriva. Magari voltarsi indietro dopo un po' a guardare che forma hanno assunto le orme che abbiamo lasciato per poi guardare ancora avanti e continuare si spera, a camminare.
Ho trovato un nuovo lavoro. Non sara' cosi' creativo, non sara' cosi' caldo, non sara' cosi' pieni di romantica passione, ma sara' interessante, stimolante, e soprattutto mi permettera' di dare spazio a tanto altro. E' una scelta di testa, non di cuore, non di anima, quindi e' stato molto difficile maturare questa decisione. Ma so che e' la scelta giusta. So che e' questo il momento. Non lo era prima, dopo sara' troppo tardi. Ora. Solo ora.
Me l'hanno dette le sfere. Era da tempo che non ci guardavo dentro. Ci ho ritrovato un paesaggio fatto di serenita', prati fioriti e cieli tersi. In un attimo ero dentro la sfera. La sensazione che ho provato e' stato indescrivibile. E' quello che voglio con tutto me stesso, e faro' di tutto per ottenerlo.
Tra un mese e mezzo, vado a fare il gelataio di giorno. E' una svolta.
E' questa la colonna sonora di quest'ultimo periodo. Avessi la voce mi piacerebbe cantarla.
Comincia da qui il secondo tempo della vita mia.
Comincia da una persona speciale, che sto cercando di vivere, con tutto l'entusiasmo, la passione e la capacita' possibile.
Capitata in un momento in cui sembrava tutto andare storto, in cui la mia vita era in quella fase per cui ti dici "non mi aspetto piu' nulla".
Forse e' proprio quella la chiave. E' li che la vita ti sorprende direbbe Baricco. E allora, in questo piccolo grande impeto di positivita', ho deciso che la vita va anche aiutata a volgere verso un verso giusto e adeguatamente rispettoso verso quella direzione che il destino ha voluto indicarti.
Per la verita' non ho mai creduto nel destino, ma credo fortemente, che in alcuni momenti ti arrivano dei segnali, come dei piccoli ganci. Se sei bravo a sentire i segnali, notare i ganci, e se hai il coraggio e la forza di tirarli, ti ritrovi ad aprire una nuova grande porta oltre la quale un nuovo mondo ti aspetta, un nuovo tempo della tua vita e' li' pronto per cominciare.
Devi solo premere il tasto PLAY.
Alle volte ti accorgi pero' che le immagini sono meravigliose, ma la base musicale non e' adeguata e rischia di rovinare tutto. Ed e' proprio allora che devi rimboccarti le maniche, armarti di tutta la buona volonta' e creare la giusta armonia. Con il tuo nuovo futuro, ma soprattutto con te stesso. Tutto si mischia per prendere una nuova forma, non sai piu' cosa scatena cosa, e cosa e' scatenato da cosa.
Quel che conta e' che hai una gran voglia di prendere la tua vita e farla diventare la migliore vita che un essere umano abbia mai vissuto.
E' il momento di pensare un po' di piu' a se stessi. Non me ne vogliano i miei clienti, ma da qui a poco lascio il lavoro in bottega. Continuero' a produrre focacce, ma tra le mura di casa mia, per i pochi eletti. Lavorare di notte e' meraviglioso, tante volte ho esaltato la bellezza del mondo della notte. Ma sento fortemente voglia di novita' e soprattutto di maggiore stabilita'.
Voglio un po' di tempo per me, per la mia famiglia, per i miei amici e soprattutto voglio vivermi questo sogno ad occhi aperti. La bionda sulla spiaggia continua a frequentare i miei lidi, ed e' diventata una presenza ormai stabile. Il desiderio e' quello di provare a camminare un po' insieme in riva al mare e vedere dove si arriva. Magari voltarsi indietro dopo un po' a guardare che forma hanno assunto le orme che abbiamo lasciato per poi guardare ancora avanti e continuare si spera, a camminare.
Ho trovato un nuovo lavoro. Non sara' cosi' creativo, non sara' cosi' caldo, non sara' cosi' pieni di romantica passione, ma sara' interessante, stimolante, e soprattutto mi permettera' di dare spazio a tanto altro. E' una scelta di testa, non di cuore, non di anima, quindi e' stato molto difficile maturare questa decisione. Ma so che e' la scelta giusta. So che e' questo il momento. Non lo era prima, dopo sara' troppo tardi. Ora. Solo ora.
Me l'hanno dette le sfere. Era da tempo che non ci guardavo dentro. Ci ho ritrovato un paesaggio fatto di serenita', prati fioriti e cieli tersi. In un attimo ero dentro la sfera. La sensazione che ho provato e' stato indescrivibile. E' quello che voglio con tutto me stesso, e faro' di tutto per ottenerlo.
Tra un mese e mezzo, vado a fare il gelataio di giorno. E' una svolta.
mercoledì 11 aprile 2007
La bionda sulla spiaggia
Una mattina di qualche tempo fa, una mattina come tante, una mattina in cui avevo voglia di staccare, di andare a far visita al solito amico mare, la incontrai.
Rimasi affascinato dalla sua presenza nei miei luoghi preferiti, dai suoi gesti, dalle parole che con paziente cura, stava tracciando sulla pelle della spiaggia.
Non ebbi il tempo di realizzare cosa stesse succedendo, che l'avevo persa. Era gia' sullo sfondo della scena, ormai troppo lontana da raggiungere, o forse troppo indeciso io per correrle dietro.
Credo di averla incontrata nuovamente. Potrei sbagliarmi. Forse non e' lei. Le immagini di quella mattina mi ritornato sfocate. Ma se non e' lei, credo le assomigli molto.
Se non e' lei, lo scopriro' presto, ma se dovesse esserlo, questa volta non lascero' che vada via.
E' troppo importante.
L'ho battezzata con nomi diversi. Inizialmente si e' chiamata Gioco, poi Illusione, adesso Speranza. L'ultimo nome che rimane da assegnare e' ancora in fase di definizione.
Quello che ho scelto io e' Laura, quello che temo le verra' assegnato e' Delusione.
Si vedra', intanto i giorni passano, le emozioni crescono, le sorprese non mancano.
Vale la pena vivere anche solo per questo.
Perche' un fornaio che lavora di notte, non smettera' mai di sognare.
Rimasi affascinato dalla sua presenza nei miei luoghi preferiti, dai suoi gesti, dalle parole che con paziente cura, stava tracciando sulla pelle della spiaggia.
Non ebbi il tempo di realizzare cosa stesse succedendo, che l'avevo persa. Era gia' sullo sfondo della scena, ormai troppo lontana da raggiungere, o forse troppo indeciso io per correrle dietro.
Credo di averla incontrata nuovamente. Potrei sbagliarmi. Forse non e' lei. Le immagini di quella mattina mi ritornato sfocate. Ma se non e' lei, credo le assomigli molto.
Se non e' lei, lo scopriro' presto, ma se dovesse esserlo, questa volta non lascero' che vada via.
E' troppo importante.
L'ho battezzata con nomi diversi. Inizialmente si e' chiamata Gioco, poi Illusione, adesso Speranza. L'ultimo nome che rimane da assegnare e' ancora in fase di definizione.
Quello che ho scelto io e' Laura, quello che temo le verra' assegnato e' Delusione.
Si vedra', intanto i giorni passano, le emozioni crescono, le sorprese non mancano.
Vale la pena vivere anche solo per questo.
Perche' un fornaio che lavora di notte, non smettera' mai di sognare.
lunedì 26 febbraio 2007
Sono fortunato
E' stata una doccia gelata, ed e' una situazione molto complicata da gestire.
Ma ho tante persone che mi stanno vicino, sono bellissime, sono dietro gli alberi, nei cespugli. Non vogliono dare l'impressione di starmi troppo addosso, ma poi, come per magia, come per caso, quando ho bisogno, quando ondeggio, barcollo, ne vedo spuntare una, due, tre pronte a sotenermi, sorreggermi, e anche sopportarmi.
Sono davvero fortunato.
Ma ho tante persone che mi stanno vicino, sono bellissime, sono dietro gli alberi, nei cespugli. Non vogliono dare l'impressione di starmi troppo addosso, ma poi, come per magia, come per caso, quando ho bisogno, quando ondeggio, barcollo, ne vedo spuntare una, due, tre pronte a sotenermi, sorreggermi, e anche sopportarmi.
Sono davvero fortunato.
giovedì 15 febbraio 2007
Lettera ai miei fratelli
E' da qualche giorno che meditavo di esporvi il mio pensiero, i miei pensieri, le mie sensazioni di fronte a quello che ci sta succedendo, a quello che sta accadendo a noi, ma soprattutto ad una persona che e' stata in grado di darci tutto quello che in questo momento possiamo vantarci di avere, ma soprattutto di essere.
Non siamo mai stati capaci di manifestarci esplicitamente l'affetto e il legame che si unisce. Soprattutto con nostra madre. E' sempre stato lasciato tutto un po' nel "tanto lo sappiamo che ci vogliamo bene".
Non siamo abituati a gesti evidenti, temendo forse di sembrare banali.
Non riesco ad immaginare quale possa esserne il motivo.
Fin da ragazzino, quasi mi vergognavo a vedere alcuni miei amici avere un atteggiamento palesemente affettuoso nei confronti delle loro madri. Abbracci, baci, quasi da ritenersi spudorati.
La verita' e' che probabilmente li invidiavo.
Siamo cresciuti cosi' noi.
Non ci siamo mai fatti mancare nel momento del bisogno, ma forse saremmo stati migliori se ci fossimo detti cose, se ce lo fossimo dimostrati piu' apertamente.
Non so perche' siamo cosi', non so se questo modo quasi di nascondere le emozioni, belle o brutte che siano, sia stata una forma di protezione che ci e' stata indotta.
Forse pero' si dovrebbe cambiare linea di condotta. Non e' facile, io per primo me ne rendo conto.
Non sono mai stato capace di dire a nessuno di voi neanche grazie per quello che avete fatto per me. Al contrario piu' volte mi sono dimostrato ingrato.
Ma piu' di tutto mi sono dimostrato tale nei confronti di lei, di nostra madre.
E ancor piu' verso di lei mi risulta difficile dimostrarmi spontaneo ed aperto nell'affetto.
Dai tempi della scuola e' nato questo rappporto che all'apparenza sembra quello di due persone che convivono e si sopportano.
In questi giorni penso spesso a quello che e' successo ormai molti anni fa. Io praticamente e' come se non ci fossi stato, e piu' volte nella mia vita ho ringraziato non so chi per questo.
Mi e' mancato il ricordo di un genitore, ma mi e' mancata per fortuna anche la sofferenza per averlo perso.
Ora pero' e' diverso. Mi spiace fare questi discorsi, ma per come sono fatto, io preferisco pensare al peggio per poi gioire del meglio che puo' venire da una situazione.
Se solo penso al fatto che, a trentaquattro anni io continuo a fare una vita spensierata, e nostra madre alla stessa eta' e' rimasta sola a crescerci, beh, come minimo mi tremano le gambe.
In ogni caso, quello che voglio dirvi e' che, io sono qui, noi siamo qui, a fare di tutto affinche' questa situazione venga affrontata nel migliore dei modi.
Vi ho gia' detto di persona, che la mia disponibilita' e' massima, rinuncio volentieri a questa vita sregolata, anche se di questa vita e' fatta una parte del mio lavoro, e da quel lavoro tutto sommato ci campo anche, e non solo dal punto di vista economico. Ma fa niente.
Devo troppo a quella persona. Spero solo di riuscire a trovare il giorno e il modo per dirglielo, prima che sia troppo tardi.
Sarebbe davvero un rimpianto troppo grande.
Ho scritto di getto, come faccio sempre da un bel po' di tempo, quindi perdonatemi se per certi versi ho scritto cazzate.
Volevo perlomeno che aveste la sensazione della mia presenza. Ho sempre fatto il fratello piccolo, quello da preservare, da proteggere.
In questa situazione siamo tutti e tre grandi e tutti e tre con le stesse responsabilita'.
Vi abbraccio, ora con una lettera, sperando che un giorno non troppo lontano riusciremo anche a sbloccarci e farlo fisicamente.
Non siamo mai stati capaci di manifestarci esplicitamente l'affetto e il legame che si unisce. Soprattutto con nostra madre. E' sempre stato lasciato tutto un po' nel "tanto lo sappiamo che ci vogliamo bene".
Non siamo abituati a gesti evidenti, temendo forse di sembrare banali.
Non riesco ad immaginare quale possa esserne il motivo.
Fin da ragazzino, quasi mi vergognavo a vedere alcuni miei amici avere un atteggiamento palesemente affettuoso nei confronti delle loro madri. Abbracci, baci, quasi da ritenersi spudorati.
La verita' e' che probabilmente li invidiavo.
Siamo cresciuti cosi' noi.
Non ci siamo mai fatti mancare nel momento del bisogno, ma forse saremmo stati migliori se ci fossimo detti cose, se ce lo fossimo dimostrati piu' apertamente.
Non so perche' siamo cosi', non so se questo modo quasi di nascondere le emozioni, belle o brutte che siano, sia stata una forma di protezione che ci e' stata indotta.
Forse pero' si dovrebbe cambiare linea di condotta. Non e' facile, io per primo me ne rendo conto.
Non sono mai stato capace di dire a nessuno di voi neanche grazie per quello che avete fatto per me. Al contrario piu' volte mi sono dimostrato ingrato.
Ma piu' di tutto mi sono dimostrato tale nei confronti di lei, di nostra madre.
E ancor piu' verso di lei mi risulta difficile dimostrarmi spontaneo ed aperto nell'affetto.
Dai tempi della scuola e' nato questo rappporto che all'apparenza sembra quello di due persone che convivono e si sopportano.
In questi giorni penso spesso a quello che e' successo ormai molti anni fa. Io praticamente e' come se non ci fossi stato, e piu' volte nella mia vita ho ringraziato non so chi per questo.
Mi e' mancato il ricordo di un genitore, ma mi e' mancata per fortuna anche la sofferenza per averlo perso.
Ora pero' e' diverso. Mi spiace fare questi discorsi, ma per come sono fatto, io preferisco pensare al peggio per poi gioire del meglio che puo' venire da una situazione.
Se solo penso al fatto che, a trentaquattro anni io continuo a fare una vita spensierata, e nostra madre alla stessa eta' e' rimasta sola a crescerci, beh, come minimo mi tremano le gambe.
In ogni caso, quello che voglio dirvi e' che, io sono qui, noi siamo qui, a fare di tutto affinche' questa situazione venga affrontata nel migliore dei modi.
Vi ho gia' detto di persona, che la mia disponibilita' e' massima, rinuncio volentieri a questa vita sregolata, anche se di questa vita e' fatta una parte del mio lavoro, e da quel lavoro tutto sommato ci campo anche, e non solo dal punto di vista economico. Ma fa niente.
Devo troppo a quella persona. Spero solo di riuscire a trovare il giorno e il modo per dirglielo, prima che sia troppo tardi.
Sarebbe davvero un rimpianto troppo grande.
Ho scritto di getto, come faccio sempre da un bel po' di tempo, quindi perdonatemi se per certi versi ho scritto cazzate.
Volevo perlomeno che aveste la sensazione della mia presenza. Ho sempre fatto il fratello piccolo, quello da preservare, da proteggere.
In questa situazione siamo tutti e tre grandi e tutti e tre con le stesse responsabilita'.
Vi abbraccio, ora con una lettera, sperando che un giorno non troppo lontano riusciremo anche a sbloccarci e farlo fisicamente.
lunedì 12 febbraio 2007
Accadono cose...
Sei li' che vivi la tua vita, alla disperata ricerca della serenita'.
Fai i tuoi bravi tentativi, ti guardi attorno, raccogli un sasso di qua, una conchiglia di la', le metti in tasca. Potrebbero essere i pezzi del futuro che decidi di costruire.
Un futuro semplice, fatto di piccole cose. Piccole cose che diventano enormi, quando riescono a riempirti il cuore e farti esplodere l'anima di felicita'.
Ma poi vedi il sole oscurarsi. Guardi l'orologio, ma non e' ancora sera. Com'e' possibile?
L'ombra si espande sempre piu' velocemente. Neanche il tempo di sfilare gli occhiali da sole e guardare in alto. Eccolo, e' proprio sopra di te.
Il macigno. La reazione e' istintiva. Gamba destra tesa indietro, piede sinistro avanti, ginocchio leggermente piegato e le braccia tese sopra la testa. Mani aperte. Sei pronto...arriva. SBAM!
Non e' una cosa per cui puoi prepararti tempo prima. Non c'e' una palestra dove poterti allenare. E se anche ci fosse, nessuno la frequenterebbe mai preventivamente.
Arriva e basta. Devi avere abbastanza forza o ti schiaccia.
E continua a premere, lo vedi li', a pochi centimetri dal tuo naso. Non ti da tregua.
Dal momento in cui ti e' piombato addosso ti fara' compagnia per i giorni a venire.
Ovunque tu decida di andare. Potrai avere talmente tanta forza da riuscire a dimenticarti della sua presenza, nonostante le tue braccia sia sempre impegnate a respingerlo.
Ma il macigno e' sempre li'.
Ti chiedi come farai a continuare a saltellare d'ora in poi. A dormire, a dispensare sorrisi spensierati, battute divertenti.
Si puo' sorridere con il viso rosso di fatica e le vene gonfie sulle tempie? Chi puoi prendere in giro? Chi ti credera'?
Non si possono chiudere gli occhi, figuriamoci dormire.
La stanchezza ti assale. Ma non puoi cedere. Stai reggendo il macigno per conto di qualcuno a cui vuoi bene. E nonostante tutto, quel macigno per quella persona risulta essere ancora piu' pesante. Perche' c'e' scritto il suo nome sopra alla voce: DESTINATARIO.
E allora intervengono altre mani, altra forza in tuo aiuto per fortuna. E cosi' puoi permetterti di liberare una mano, prendere dalla tasca lo scalpello e provare a cominciare a distruggerlo, annientarlo. Un pezzetto alla volta, con pazienza e grande determinazione.
Sara' dura la battaglia, lenta alle volte sembrera' impossibile vincerla. Ma ci proverai con tutte le forse perche' e' l'unica strada. Perche' e' l'unico modo di viverla.
Perche' solo cosi' potrai sperare di rivedere splendere il sole.
Fai i tuoi bravi tentativi, ti guardi attorno, raccogli un sasso di qua, una conchiglia di la', le metti in tasca. Potrebbero essere i pezzi del futuro che decidi di costruire.
Un futuro semplice, fatto di piccole cose. Piccole cose che diventano enormi, quando riescono a riempirti il cuore e farti esplodere l'anima di felicita'.
Ma poi vedi il sole oscurarsi. Guardi l'orologio, ma non e' ancora sera. Com'e' possibile?
L'ombra si espande sempre piu' velocemente. Neanche il tempo di sfilare gli occhiali da sole e guardare in alto. Eccolo, e' proprio sopra di te.
Il macigno. La reazione e' istintiva. Gamba destra tesa indietro, piede sinistro avanti, ginocchio leggermente piegato e le braccia tese sopra la testa. Mani aperte. Sei pronto...arriva. SBAM!
Non e' una cosa per cui puoi prepararti tempo prima. Non c'e' una palestra dove poterti allenare. E se anche ci fosse, nessuno la frequenterebbe mai preventivamente.
Arriva e basta. Devi avere abbastanza forza o ti schiaccia.
E continua a premere, lo vedi li', a pochi centimetri dal tuo naso. Non ti da tregua.
Dal momento in cui ti e' piombato addosso ti fara' compagnia per i giorni a venire.
Ovunque tu decida di andare. Potrai avere talmente tanta forza da riuscire a dimenticarti della sua presenza, nonostante le tue braccia sia sempre impegnate a respingerlo.
Ma il macigno e' sempre li'.
Ti chiedi come farai a continuare a saltellare d'ora in poi. A dormire, a dispensare sorrisi spensierati, battute divertenti.
Si puo' sorridere con il viso rosso di fatica e le vene gonfie sulle tempie? Chi puoi prendere in giro? Chi ti credera'?
Non si possono chiudere gli occhi, figuriamoci dormire.
La stanchezza ti assale. Ma non puoi cedere. Stai reggendo il macigno per conto di qualcuno a cui vuoi bene. E nonostante tutto, quel macigno per quella persona risulta essere ancora piu' pesante. Perche' c'e' scritto il suo nome sopra alla voce: DESTINATARIO.
E allora intervengono altre mani, altra forza in tuo aiuto per fortuna. E cosi' puoi permetterti di liberare una mano, prendere dalla tasca lo scalpello e provare a cominciare a distruggerlo, annientarlo. Un pezzetto alla volta, con pazienza e grande determinazione.
Sara' dura la battaglia, lenta alle volte sembrera' impossibile vincerla. Ma ci proverai con tutte le forse perche' e' l'unica strada. Perche' e' l'unico modo di viverla.
Perche' solo cosi' potrai sperare di rivedere splendere il sole.
sabato 10 febbraio 2007
Insegnare
E' quasi mattina, serata pienissima....
Un botto di gente, quasi ingestibile per quanta ce n'era.
Dal mio punto di vista una goduria immane.
Ma troppa adrenalina in corpo per decidere di andare a letto presto.
Adoro questo lavoro, soprattutto in queste serate.
Mi sento un dio, centinaia di persone che stanno li ad aspettare che tu li faccia star bene, divertire o semplicemente chiacchierare.
Non esiste un altro lavoro cosi'.
E' la mia vita. Non saprei fare nessun altra cosa meglio di questa.
Tra qualche ora ho lezione. Inventero' qualcosa. Non mi sono preparato nessuna scaletta, nessun programma, niente di niente.
Ma non e' la prima volta, so come gestire queste situazioni. Un po' di chiacchiere, un po' di conoscenza (e' il primo giorno!) un po' di nozioni di base, un po' di nozioni vere da ripetere ovviamente la prossima volta, una pausa, un'altra pausa, e 5 ore passano.
E' bello insegnare, alle volte rimpiango il non avere una laurea che mi permetta di farlo come mestiere.
Ma va bene cosi'. E' gia' una fortuna riuscire ad esercitare questa professione grazie all'esperienza e alla professionalita' maturata.
Sono curioso di conoscere i miei allievi. Domani. Tra qualche ora.
Ogni volta che comincio un percorso di docenza, mi rendo conto che sto donando qualcosa di me a delle persone. Non tutte, ma almeno una, magari anche cinque di quelle persone, faranno tesoro dei miei insegnamenti. Magari almeno una, avra' un futuro anche grazie a quello che io ho saputo trasmettere.
E' una soddisfazione indescrivibile.
Mi capita ogni tanto di incontrare qualche vecchio allievo. E' bello, e' appagante.
Siamo sempre li'. Non vogliamo passare su questa terra come semplici raffiche di vento. Vogliamo lasciare un segno. Una piccola scalfitura, da qualche parte. E' importante.
Un botto di gente, quasi ingestibile per quanta ce n'era.
Dal mio punto di vista una goduria immane.
Ma troppa adrenalina in corpo per decidere di andare a letto presto.
Adoro questo lavoro, soprattutto in queste serate.
Mi sento un dio, centinaia di persone che stanno li ad aspettare che tu li faccia star bene, divertire o semplicemente chiacchierare.
Non esiste un altro lavoro cosi'.
E' la mia vita. Non saprei fare nessun altra cosa meglio di questa.
Tra qualche ora ho lezione. Inventero' qualcosa. Non mi sono preparato nessuna scaletta, nessun programma, niente di niente.
Ma non e' la prima volta, so come gestire queste situazioni. Un po' di chiacchiere, un po' di conoscenza (e' il primo giorno!) un po' di nozioni di base, un po' di nozioni vere da ripetere ovviamente la prossima volta, una pausa, un'altra pausa, e 5 ore passano.
E' bello insegnare, alle volte rimpiango il non avere una laurea che mi permetta di farlo come mestiere.
Ma va bene cosi'. E' gia' una fortuna riuscire ad esercitare questa professione grazie all'esperienza e alla professionalita' maturata.
Sono curioso di conoscere i miei allievi. Domani. Tra qualche ora.
Ogni volta che comincio un percorso di docenza, mi rendo conto che sto donando qualcosa di me a delle persone. Non tutte, ma almeno una, magari anche cinque di quelle persone, faranno tesoro dei miei insegnamenti. Magari almeno una, avra' un futuro anche grazie a quello che io ho saputo trasmettere.
E' una soddisfazione indescrivibile.
Mi capita ogni tanto di incontrare qualche vecchio allievo. E' bello, e' appagante.
Siamo sempre li'. Non vogliamo passare su questa terra come semplici raffiche di vento. Vogliamo lasciare un segno. Una piccola scalfitura, da qualche parte. E' importante.
mercoledì 31 gennaio 2007
Pensieri vorticosi
Mi sono appena svegliato. Notte un po' strana, tormentata da sogni complicati. Non ricordo benissimo i dettagli, piuttosto ho ancora chiare le sensazioni. Confusione, tanta, su ogni aspetto della vita. Ho visto tante ragazze, belle, carine, bionde, rosse, brune, ma nessuna mi piaceva veramente. Le ho viste tra le mie braccia, ma nessuna mi procurava quella tipica sensazione di appagamento che provi quando hai tra le braccia quella che credi essere la donna della tua vita.
La sensazione era piuttosto contraria, quasi di rigetto.
Qualcuna e' riuscita a scatenarmi un minimo di pulsione sessuale, ma l'emozione, se c'era, era limitata solo e solamente a quello.
E poi ho visto ancora confusione.
Ho visto girare tutto troppo velocemente attorno a me. Ed era quasi impossibile afferrare qualcosa, fermarla, godermela.
Ci provavo, ma ogni volta che riuscivo a bloccare un tassello della mia vita tra le mani, mi accorgevo che era quello sbagliato. Avevo sbagliato l'attimo...mezzo secondo prima, due decimi dopo e sarebbe stato quello giusto.
Un vorticoso caleidoscopio di occasioni perse o mai sfruttate.
La fonte del vortice e' una vento, che se continua a crescermi dentro rischia di diventare una tempesta ingestibile.
Eppure tutto quello che chiede e' di venire fuori e soffiare in una sola, unica, semplice, ma giusta direzione.
La sensazione era piuttosto contraria, quasi di rigetto.
Qualcuna e' riuscita a scatenarmi un minimo di pulsione sessuale, ma l'emozione, se c'era, era limitata solo e solamente a quello.
E poi ho visto ancora confusione.
Ho visto girare tutto troppo velocemente attorno a me. Ed era quasi impossibile afferrare qualcosa, fermarla, godermela.
Ci provavo, ma ogni volta che riuscivo a bloccare un tassello della mia vita tra le mani, mi accorgevo che era quello sbagliato. Avevo sbagliato l'attimo...mezzo secondo prima, due decimi dopo e sarebbe stato quello giusto.
Un vorticoso caleidoscopio di occasioni perse o mai sfruttate.
La fonte del vortice e' una vento, che se continua a crescermi dentro rischia di diventare una tempesta ingestibile.
Eppure tutto quello che chiede e' di venire fuori e soffiare in una sola, unica, semplice, ma giusta direzione.
venerdì 26 gennaio 2007
Semina...semina
Ma a forza di seminare, rischi di seminarti. Nel senso di perderti. Corri, corri, sembra quasi di scappare da se stessi e in questo modo di perdersi.
Oggi maturavo la considerazione che ho poca voglia, o meglio, sono poco orientato alle novita' , alle cose nuove della vita.
Se dovessi decidere di vedere un film probabilmente sceglierei di vedere un film che ho gia' visto e che mi e' piaciuto piuttosto che rischiare di vederne uno nuovo.
Allo stesso modo sceglierei la meta di un viaggio. Non credo sia paura del nuovo, ma piuttosto il desiderio, il bisogno di una sorta di stabilita', di sicurezza.
Un momento in cui avrei voglia di raccogliere tutto quello che ho e godermelo, invece di continuare a vivere i giorni come attimi cercando ancora e ancora qualcosa di piu'. Che cosa poi?
E' proprio questo il punto. Lo dico sempre. L'insoddisfazione e' il male del secolo.
L'ardente desiderio di qualcosa. Qualcosa che di volta in volta cambia. Cambia ogni volta che la si e' raggiunta.
Siamo bombardati, subissati di luci, immagini, messaggi. Compra, assaggia, annusa, prova, desidera, brama.
E ci lasciamo convincere, plagiare.
La nostra vita non sarebbe la stessa se non avessimo in casa l'indispensabile frullatoremultiusotritacarotescaldavivande.
E giu' in depressione se non riusciamo a permettercelo. Ma che ci vuole?
Basta un finanziamento. 354 piccole rate ed e' tuo.
Chissa' se me lo fanno un prestito in banca per comprare un po' di serenita'. Chissa' come si vende. Che unita' di misura ha. Si misura come il tempo o come lo spazio?
Vai in agenzia e chiedi: per 80mila euro quanti anniquadri di serenita' posso comprare?
Ma e' in zona centrale? Non voglio una serenita' periferica.
Ce l'ha un giardino bello ampio? Nella mia serenita' vorrei che potessero accamparsi tutte le persone a cui tengo.
Eh lo so, 80mila euro sono pochini, ma non conta quanto ho lavorato per aggiudicarmela?
Non c'e' una sorta di bando per richiedere dei contributi?
Oggi maturavo la considerazione che ho poca voglia, o meglio, sono poco orientato alle novita' , alle cose nuove della vita.
Se dovessi decidere di vedere un film probabilmente sceglierei di vedere un film che ho gia' visto e che mi e' piaciuto piuttosto che rischiare di vederne uno nuovo.
Allo stesso modo sceglierei la meta di un viaggio. Non credo sia paura del nuovo, ma piuttosto il desiderio, il bisogno di una sorta di stabilita', di sicurezza.
Un momento in cui avrei voglia di raccogliere tutto quello che ho e godermelo, invece di continuare a vivere i giorni come attimi cercando ancora e ancora qualcosa di piu'. Che cosa poi?
E' proprio questo il punto. Lo dico sempre. L'insoddisfazione e' il male del secolo.
L'ardente desiderio di qualcosa. Qualcosa che di volta in volta cambia. Cambia ogni volta che la si e' raggiunta.
Siamo bombardati, subissati di luci, immagini, messaggi. Compra, assaggia, annusa, prova, desidera, brama.
E ci lasciamo convincere, plagiare.
La nostra vita non sarebbe la stessa se non avessimo in casa l'indispensabile frullatoremultiusotritacarotescaldavivande.
E giu' in depressione se non riusciamo a permettercelo. Ma che ci vuole?
Basta un finanziamento. 354 piccole rate ed e' tuo.
Chissa' se me lo fanno un prestito in banca per comprare un po' di serenita'. Chissa' come si vende. Che unita' di misura ha. Si misura come il tempo o come lo spazio?
Vai in agenzia e chiedi: per 80mila euro quanti anniquadri di serenita' posso comprare?
Ma e' in zona centrale? Non voglio una serenita' periferica.
Ce l'ha un giardino bello ampio? Nella mia serenita' vorrei che potessero accamparsi tutte le persone a cui tengo.
Eh lo so, 80mila euro sono pochini, ma non conta quanto ho lavorato per aggiudicarmela?
Non c'e' una sorta di bando per richiedere dei contributi?
lunedì 8 gennaio 2007
I figli delle luci stroboscopiche
Abbagliati dall'apparenza si interessano soltanto della forma del cose. Il contenuto, il sapore, l'odore non hanno importanza.
Lasciano la propria terra approdano in un posto nuovo un po' intimoriti. Dopo aver visto il primo bar, la prima discoteca, sono gia' innamorati.
"Qui c'e' la vita, la vita vera!"
E sono gia' pronti a tirar badilate di merda sulla terra che li ha cresciuti, la terra che li ha formati, resi forti.
Niente in contrario sulla necessita' di partire. Ci sono possibilita' che questo posto purtroppo non potra' mai offrire. Nessuno vuole condannare questo fenomeno.
Quello che e' deplorevole, deprimente, quello che ti fa davvero incazzare e vedere la tua terra rinnegata e odiata.
Bastardi e figli di puttana! Siete stati allattati dalle nostre mamme, le nostre colline vi hanno insegnato a distinguere i colori, i nostri quartieri l'importanza della storia.
Siete il frutto di questa terra e voi ci sputate sopra? E per quale motivo?
Perche' qui non c'e' la maxidiscoteca? Non c'e' il bowling? Non c'e' il negozio strafigo?
Sono questi i valori di quella che vorreste fosse la vostra casa?
Questa e' la gratidudine che dimostrate?
Ah gia' voi pensate di non aver avuto nulla. State avendo tutto ora che siete li', nella vostra bella Pasticcolandia, avete acquisito in maniera ultrarapida l'accento locale, magari ogni tanto sbagliate anche volutamente i congiuntivi cosi' per sentirvi uguali agli altri.
Io spero che non torniate mai piu', che non vi capiti mai di cambiare idea, di ricredervi.
Perche' non voglio assolutamente, che possiate un giorno usufruire, del culo che noi che rimaniamo ci stiamo facendo, per migliorare questo posto.
Spero vivamente, di non vedervi sfilare uno per uno tra qualche anno, quando la maxidiscoteca sara' rimasta sempre la stessa e la strobo sara' diventata solo una luce fastidiosa.
Spero non torniate ad innamorarvi della luce del sole. No. Perche' non vi meritate i nostri sacrifici. No.
Per te invece, che sei li. lontano da casa tua, per la effettiva necessita' di campare, o formarti, aggiornarti, crescere in generale...per te io lavorero' affinche' tu possa tornare a casa al piu' presto.
Affinche' le vere risorse necessarie, tu possa trovarle anche qui. Affinche' si possa costruire di nuovo e ancora qualcosa di bello insieme.
Ce la faremo, ma bisogna crederci.
Ci riusciremo, ma non bisogna arrendersi.
Lasciano la propria terra approdano in un posto nuovo un po' intimoriti. Dopo aver visto il primo bar, la prima discoteca, sono gia' innamorati.
"Qui c'e' la vita, la vita vera!"
E sono gia' pronti a tirar badilate di merda sulla terra che li ha cresciuti, la terra che li ha formati, resi forti.
Niente in contrario sulla necessita' di partire. Ci sono possibilita' che questo posto purtroppo non potra' mai offrire. Nessuno vuole condannare questo fenomeno.
Quello che e' deplorevole, deprimente, quello che ti fa davvero incazzare e vedere la tua terra rinnegata e odiata.
Bastardi e figli di puttana! Siete stati allattati dalle nostre mamme, le nostre colline vi hanno insegnato a distinguere i colori, i nostri quartieri l'importanza della storia.
Siete il frutto di questa terra e voi ci sputate sopra? E per quale motivo?
Perche' qui non c'e' la maxidiscoteca? Non c'e' il bowling? Non c'e' il negozio strafigo?
Sono questi i valori di quella che vorreste fosse la vostra casa?
Questa e' la gratidudine che dimostrate?
Ah gia' voi pensate di non aver avuto nulla. State avendo tutto ora che siete li', nella vostra bella Pasticcolandia, avete acquisito in maniera ultrarapida l'accento locale, magari ogni tanto sbagliate anche volutamente i congiuntivi cosi' per sentirvi uguali agli altri.
Io spero che non torniate mai piu', che non vi capiti mai di cambiare idea, di ricredervi.
Perche' non voglio assolutamente, che possiate un giorno usufruire, del culo che noi che rimaniamo ci stiamo facendo, per migliorare questo posto.
Spero vivamente, di non vedervi sfilare uno per uno tra qualche anno, quando la maxidiscoteca sara' rimasta sempre la stessa e la strobo sara' diventata solo una luce fastidiosa.
Spero non torniate ad innamorarvi della luce del sole. No. Perche' non vi meritate i nostri sacrifici. No.
Per te invece, che sei li. lontano da casa tua, per la effettiva necessita' di campare, o formarti, aggiornarti, crescere in generale...per te io lavorero' affinche' tu possa tornare a casa al piu' presto.
Affinche' le vere risorse necessarie, tu possa trovarle anche qui. Affinche' si possa costruire di nuovo e ancora qualcosa di bello insieme.
Ce la faremo, ma bisogna crederci.
Ci riusciremo, ma non bisogna arrendersi.
martedì 2 gennaio 2007
Alla bimba
E' un periodo davvero strano, uno di quei momenti in cui nonostante l'esperienza la saggezza e la maturita' acquisita, non riesci a capire cosa vuoi e cosa cerchi dalla tua vita.
E allora tendo a rifugiarmi nel mio mondo, fatto delle persone a me affini, che mi conoscono, che conosco, con cui posso parlare apertamente e profondamente di quello che mi capita, di quello che succede nel mondo, di quello che vorrei dalla mia vita.
I miei amici.
Non c'e' nulla che riuscira' mai ad allontanarmi da loro, sono la mia vita, sono come sono io.
Sono le persone con cui non mi stanchero' mai di parlare, di confrontarmi, di litigare, di crescere.
Ed insieme a loro chi c'e'? C'e' M. che e' sempre li', presente e pronta ad ascoltarmi e ad abbracciarmi quando ne ho bisogno. C'e' C., nuovo acquisto, ma che e' in grado di regalarmi con un sorriso e con una frase l'energia per affrontare una nuova serata se non proprio la vita.
C'e' G. che mi vuole e a cui voglio un bene sconfinato, e che e' la dimostrazione che un ragazzo e una ragazza possono essere amici senza farsi coinvolgere da qualcosa di piu'.
E poi c'e' A. che non vedo e non sento mai, ma che nell'ombra mi segue sempre, e' sempre in ascolto e quando meno me l'aspetto mi manda un sacchetto pieno di affetto e mi sorregge.
Cosa mi lega cosi' tanto a queste persone cosi' diverse tra loro? Il grandissimo e profondissimo dialogo. La capacita' e la possibilita' di parlare, di essere capiti, essere compresi, nell'animo, nel profondo.
Adoro scrivere, e soprattutto adoro il fatto che chi mi legge abbia la capacita' di comprendere ogni sfumatura, il significato e il motivo di una parola utilizzata al posto di un'altra.
Adoro la musica e passerei le notti a parlarne, a giudicare, criticare, la melodia o il testo di questo o di quel brano.
Adoro studiare la psicologia delle persone, comprenderne il carattere, prevederne le reazioni.
Adoro la cultura, pur essendo un grande ignorante, la lettura, impazzisco se leggo Baricco e mi fanno schifo i libri di Stephen King. Non mi piace il freddo romanticiscmo di Herman Hesse, piango leggendo Hikmet, mi emoziono sulle righe di Neruda e mi diverto da matti con le fllli storie diBenni.
Il mio sogno sarebbe essere il proprietario del bar sotto il mare. Un posto dove ognuno possa raccontare la sua storia, o una storia, che sia vera o inventata poco conta.
Potrei stare un anno senza che nessuno scuota i miei testicoli, ma non potrei sopravvivere una settimana senza che qualcuno scuota i miei neuroni.
Il mio consiglio e' di vivere il piu' possibile, tutte le esperienze, tutto quello che puoi fare. Non rimanere ferma e immobile nel tuo piccolo mondo. Tira la testa fuori, viaggia, conosci, annusa, respira, guarda, leggi...
Il mondo e' la fuori ma tu ancora non lo conosci. Insegui una, mille passioni. Approfondiscile. Non lasciare le cose a meta'.
Se decidi di fare qualcosa, falla fino in fondo.
Ma soprattutto, viaggia e leggi. Sono le cose che in assoluto e piu' di tutto potranno aprirti la mente e farti crescere.
E creati un'ambizione. Non accontentarti mai delle mezze misure. Convinciti di quello che sei, di quello che meriti, di quello che vali.
Questa citta' ci uccide, ci smorza, ci affossa.
Se non siamo in grado di inventarci qualcosa, rischiamo di rimanere nella media e mediocre massa. Bisogna emergere, tirare fuori la testa, fare cose che possano riempirci di orgoglio, di soddisfazione.
C'e' bisogno di arrivare a 50 anni e poter raccontare ai propri figli, ma prima di tutto a se stessi, che qualcosa nella vita la si e' fatta.
Un segno, una traccia, un solco su questa terra l'abbiamo lasciato. Qualcuno si ricordera' di noi, fosse anche per una sciocchezza.
Che sia un libro scritto, un buon cocktail alla frutta, un assolo di chitarra, una voce splendida, il progetto di costruzione di un palazzo, o un'attivita' di volontariato.
Non importa quale sia il motivo, ma bisogna di cercare di emergere, dare un senso alla propria vita.
Nessuno muore con la convinzione di aver fatto tutto quello che avrebbe voluto, ma sarebbe bello andarsene ricordando almeno tre cose che ci hanno riempito la vita.
Questa che ti mando e' una poesia di Neruda. Ognuno di noi dovrebbe stamparsela in grande, appenderla in camera e leggerla prima di uscire di casa al mattino.
A sera bisognerebbe rileggersela e chiedersi se nella giornata si e' stati in grado di rispettarne i principi.
In caso contrario dovremmo trovare il modo per riuscirci il giorno seguente.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(P. Neruda)
E allora tendo a rifugiarmi nel mio mondo, fatto delle persone a me affini, che mi conoscono, che conosco, con cui posso parlare apertamente e profondamente di quello che mi capita, di quello che succede nel mondo, di quello che vorrei dalla mia vita.
I miei amici.
Non c'e' nulla che riuscira' mai ad allontanarmi da loro, sono la mia vita, sono come sono io.
Sono le persone con cui non mi stanchero' mai di parlare, di confrontarmi, di litigare, di crescere.
Ed insieme a loro chi c'e'? C'e' M. che e' sempre li', presente e pronta ad ascoltarmi e ad abbracciarmi quando ne ho bisogno. C'e' C., nuovo acquisto, ma che e' in grado di regalarmi con un sorriso e con una frase l'energia per affrontare una nuova serata se non proprio la vita.
C'e' G. che mi vuole e a cui voglio un bene sconfinato, e che e' la dimostrazione che un ragazzo e una ragazza possono essere amici senza farsi coinvolgere da qualcosa di piu'.
E poi c'e' A. che non vedo e non sento mai, ma che nell'ombra mi segue sempre, e' sempre in ascolto e quando meno me l'aspetto mi manda un sacchetto pieno di affetto e mi sorregge.
Cosa mi lega cosi' tanto a queste persone cosi' diverse tra loro? Il grandissimo e profondissimo dialogo. La capacita' e la possibilita' di parlare, di essere capiti, essere compresi, nell'animo, nel profondo.
Adoro scrivere, e soprattutto adoro il fatto che chi mi legge abbia la capacita' di comprendere ogni sfumatura, il significato e il motivo di una parola utilizzata al posto di un'altra.
Adoro la musica e passerei le notti a parlarne, a giudicare, criticare, la melodia o il testo di questo o di quel brano.
Adoro studiare la psicologia delle persone, comprenderne il carattere, prevederne le reazioni.
Adoro la cultura, pur essendo un grande ignorante, la lettura, impazzisco se leggo Baricco e mi fanno schifo i libri di Stephen King. Non mi piace il freddo romanticiscmo di Herman Hesse, piango leggendo Hikmet, mi emoziono sulle righe di Neruda e mi diverto da matti con le fllli storie diBenni.
Il mio sogno sarebbe essere il proprietario del bar sotto il mare. Un posto dove ognuno possa raccontare la sua storia, o una storia, che sia vera o inventata poco conta.
Potrei stare un anno senza che nessuno scuota i miei testicoli, ma non potrei sopravvivere una settimana senza che qualcuno scuota i miei neuroni.
Il mio consiglio e' di vivere il piu' possibile, tutte le esperienze, tutto quello che puoi fare. Non rimanere ferma e immobile nel tuo piccolo mondo. Tira la testa fuori, viaggia, conosci, annusa, respira, guarda, leggi...
Il mondo e' la fuori ma tu ancora non lo conosci. Insegui una, mille passioni. Approfondiscile. Non lasciare le cose a meta'.
Se decidi di fare qualcosa, falla fino in fondo.
Ma soprattutto, viaggia e leggi. Sono le cose che in assoluto e piu' di tutto potranno aprirti la mente e farti crescere.
E creati un'ambizione. Non accontentarti mai delle mezze misure. Convinciti di quello che sei, di quello che meriti, di quello che vali.
Questa citta' ci uccide, ci smorza, ci affossa.
Se non siamo in grado di inventarci qualcosa, rischiamo di rimanere nella media e mediocre massa. Bisogna emergere, tirare fuori la testa, fare cose che possano riempirci di orgoglio, di soddisfazione.
C'e' bisogno di arrivare a 50 anni e poter raccontare ai propri figli, ma prima di tutto a se stessi, che qualcosa nella vita la si e' fatta.
Un segno, una traccia, un solco su questa terra l'abbiamo lasciato. Qualcuno si ricordera' di noi, fosse anche per una sciocchezza.
Che sia un libro scritto, un buon cocktail alla frutta, un assolo di chitarra, una voce splendida, il progetto di costruzione di un palazzo, o un'attivita' di volontariato.
Non importa quale sia il motivo, ma bisogna di cercare di emergere, dare un senso alla propria vita.
Nessuno muore con la convinzione di aver fatto tutto quello che avrebbe voluto, ma sarebbe bello andarsene ricordando almeno tre cose che ci hanno riempito la vita.
Questa che ti mando e' una poesia di Neruda. Ognuno di noi dovrebbe stamparsela in grande, appenderla in camera e leggerla prima di uscire di casa al mattino.
A sera bisognerebbe rileggersela e chiedersi se nella giornata si e' stati in grado di rispettarne i principi.
In caso contrario dovremmo trovare il modo per riuscirci il giorno seguente.
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni
giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, chi non
rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su
bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno
sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul
lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un
sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai
consigli sensati. Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi
non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso. Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare; chi passa i
giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non
fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli
chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida
felicità.
(P. Neruda)
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