lunedì 22 maggio 2006

Un viaggio

Stavo facendo due chiacchiere con un collega. Lui è specializzato nella realizzazione di taralli e biscotti in generale.
Si parlava di viaggi, città, la bellezza di di Firenze, di Venezia, di Roma...
Mi è tornato in mente quando, qualche anno fa, facevo un altro lavoro e dovetti andare nella capitale.
Credo che un particolare di quel viaggio, mi sia rimasto nel cuore e mi ha condizionato nella scelta di questa nuova vita, che tanto adoro e mi entusiasma. Ricordo addirittura di aver scritto due righe al ritorno.
Le ho finalmente ritrovate...

Eccomi qua...
stamattina ero in estasi...non so perche'. Avevo passato, 13 delle ultime 24 ore, in treno.
Sono partito martedi mattina...uscito di casa alle 4.30 per andare in stazione e verificare i mezzi per una delle due stazioni ferroviarie nelle vicinanze.
Scelgo quella piu' comoda e decido di partire con l'eurostar delle 7.15. Il pullman che mi porta in stazione parte alle 05.50 quindi bisogna trovare un modo per far passare il tempo. Colazione, ricolazione...
Mi metto a cercare il numero delle ferrovie dello stato per verificare se e' possibile salire sull'eurostar senza biglietto, visto che nella stazione scelta non c'e' biglietteria.
Riesco a trovare il numero "verde" ma non funziona dal cellulare. Vado da un telefono pubblico, ma neanche da li pare funzionare.
Chiamo il 12 dal telefono pubblico, mi sento un idiota a parlare con un servizio automatico, alle 5 del mattino, mentre la citta' e' silenziosissima. Alla fine parlo con l'operatore (che e' meglio!) e chiedo il numero ma mi da il solito numero "verde". Gli dico che non funziona ne' dal cellulare ne' dal pubblico, e riesco a farmelo passare da lui.
Numero verde una sega....30 cents alla risposta + 50 per ogni minuti di conversazione. STI CAZZI!
Tutto questo per parlare con un altro servizio automatico...
Dopo aver spero qualcosa come 3-4-5 euro (ho perso il conto) seleziono la voce "vorrei parlare con un operatore" e mi viene detto di chiamare dopo le
7. Ma porc...
Decido di rischiare. Parto. Arrivo a F. e scopro che una briciola di tecnologia e' pervenuta anche in quella landa desolata. Forse a discapito dei due cani che non vedo gironzolare.
C'e' la biglietteria automatica. FIGATA!
Il cartello dice "Fate il biglietto qui, per evitare la multa di 25 euro a bordo del treno"
Clicco, scelgo, clicco, confermo....DOVE CAZZO SI FA IL BIGLIETTO PER L'EUROSTAR???
Alzo gli occhi e una scritta in stile vandalico-pennarello-rosso dice: "qui non biglietti ES". Un albanese l'avrebbe scritto piu' chiaro.
Faccio il biglietto semplice, salgo sul treno che ne frattempo parte. Da buon utente diligente cerco subito il controllore per chiedere di fare l'integrazione del biglietto sperando di evitare la multa, visto che l'eurostar che ho preso era a prenotazione obbligatoria.
Il "bonomo" mi fa: "non c'era bisogno che facesse il biglietto in stazione. Poteva farlo direttamente a bordo."
Gli parlo del cartello di minaccia, dei 25 euro, delle leggende che si raccontano nelle stazioni a proposito di multe, controllori all'inseguimento di utenti non diligenti.
Mi dice che sono tutte stronzate. Che stanno facendo solo un gran casino. Ma in confidenza mi ha detto che una volta, si e' messo alla guida di una locomotiva a vapore per inseguire un testa di minkia di picciotto milanese di merda, che era salito sul treno, ma alla vista del controllore non aveva detto "buongiorno".

Alla fine riesco a prendere posto. Per l'occasione mi sono portato dietro un libro di yoga, che mi ha aiutato a trovare la posizione giusta per riuscire a dormire su quei sedili assurdi. Passa un po' di tempo, arriviamo in un paese non meglio identificato.
Continuo a tenere gli occhi chiusi mentre il resto del corpo sta cercando di diventare liquido per riuscire a plasmarsi sugli spigoli del sedile, poggiatesta, finestrino e bracciolo.
Ad un certo punto capisco di essere ancora solido quando una mano mi scuote la spalla.
"Mi scusi...questo posto e' mio. Ho la prenotazione"
"Oh..mi scusi lei non sapevo che fosse prenotato."
"Mi dispiace, ma sa.."
"Ma non si preoccupi"
"No ma mi dispiace..."
"Si, ma guardi che lei fa bene. Infondo l'ha pagata la prenotazione."
"ok"
"ok"
(stronza!)
(minkia ma quanto parla questo?)
(ma che cazzo con tutto il treno libero doveva reclamare per forza il suo
posto del cazzo)
(perche' mi guarda cosi'? Io ho perso mezz'ora in agenzia per prenotare
questo mio bel posto)
(tienitelo stretto il tuo posto, io mi metto qui e sto anche piu' comodo,
tie'!)
Ridormo. Col cazzo che sto piu' comodo qui. Non e' cambiato nulla, anzi forse e' peggio.
Napoli.
"Mi scusi...questo posto e' mio. Ho la prenotazione"
"Oh..mi scusi lei non sapevo che fosse prenotato."
"Mi dispiace, ma sa.."
"Ma non si preoccupi"
"No ma mi dispiace..."
"Si, ma guardi che lei fa bene. Infondo l'ha pagata la prenotazione. Ma non
ci siamo gia' visti un'ora fa??"
"no"
"ok"
"ok"
(stronza! ma sei parente di quell'altra?)
(minkia ma quanto parla questo?)
(ma che cazzo con tutto il treno libero doveva reclamare per forza il suo
posto del cazzo)
(perche' mi guarda cosi'? Io ho perso un'ora mezza in agenzia per prenotare
questo mio bel posto e ho lasciato la macchina in doppia fila)
(tienitelo stretto il tuo posto, io vado a mangiare qualcosa)
Magari riesco anche a cercare quella che in cuor mio so che non esiste piu'. Un miraggio. L'oasi. La salvezza. LA CARROZZA FUMATORI...
Il tizio della carrozza ristorante, mentre mi porge il tramezzino freddo gelido, mi racconta di quando esisteva l'oasi... La gente era piu' felice, prendeva anche piu' caffe', piu' tramezzini. A quel tempo pare che i tramezzini lui li riscaldasse anche.
Torno a scorrermi tutto il treno per cercare un'altra sistemazione. Ormai tutti mi conoscono.
"Ue' N. ma hai trovato un'altra stronza?? Ma che ci vuoi fare...ma fumati una sigaretta e non ci pensare!"
"Ma tu non fumi? No eh? Dovresti pensare di cominciare...hai visto cosa c'e' scritto sui pacchetti?"
Trovo un altro posto. Ok, qui non si dorme. Apro il mio maxi zaino contenente blocco appunti che ho portato con me per un motivo che ancora adesso fatico a definire.
Libro atlante del blues.
Libro di Danielle Steel di titolo dimenticato...
Libro "L'uomo che sussurrava ai cavalli" di Evans
Decido per quest'ultimo. Me l'hanno regalato forse 7 anni fa, e non l'ho mai letto. L'ho anche prestato ad un mare di gente. E' ora che lo legga anche io.
Nel frattempo vengo distratto dalle conversazioni dei ragazzi seduti di fianco. Uno e' siciliano, fa il finanziere oltre che il bullo con la gnocca potentina seduta di fronte a lui. L'altro e' un tranquillo ragazzo romano, grafico pubblicitario, fidanzato con una potentina conosciuta tramite un videogame multiplayer online.
Il bullo non perde occasione di vantare la sua fantastica moto, spiega le telefonate che gli sono arrivate, in cui a voce alta ordina pezzi di ricambi dalle fantomatiche proprieta' organolettriche. Che regaleranno alla sua bestia cavalli e cavalli.
Lui che a Roma non usa catene per legare la moto. Perche' a lui non ge la rubbbano.
Lei studia medicina. Io pure vorrei studiare anatomia con lei.
E poi arriva lei...di fronte a me. Annunciata da una musica tragica....un Wagner credo, o qualcosa del genere. Ma l'ho sentita solo io. La signora ricca, che non viaggia mai in treno, ma che questa volta, ma sara' l'ultima eh! ha deciso di farlo.
"Di chi e' questo giubbino?"
"Signora non lo sappiamo. Forse il ragazzo che era seduto qui prima l'ha
lasciato."
"Beh allora buttiamolo di la, chiamiamo il capotreno..."
e lo sbatte via fottendose altamente. Poso il libro che avevo nel frattempo ripreso a leggere.
"Signora non si tratta cosi' la roba degli altri. Abbia pazienza"
"EH ma bla ma io ma bla bla bla"
Fa per mettere la valigia negli appositi spazi sopra i sedili, ma calcola male le sue forze e la suona in testa ad un passeggero, dando la colpa allo scossone del treno.
E poi comincia....comincia ad inserirsi nei discorsi...
"eh si lei ha ragione. Sa anche mia figlia, che e' laureata, e adesso e' sposata, e ha 2 figli, ed e' bravissima e suo marito anche, e' figlio di un avvvocato e l'altro mio figlio e' ingegnere sposato con una ginecologa...insomma anche mia figlia ha gli occhiali sa?"
"Eh..ma quando mio marito stava male, e stava in ospedale....e sapesse quanti km ho fatto in macchina. Eh ma io corro eh!"
"Eh...ma...."
Minkia ad un certo punto era riuscita ad inserirsi nei discorsi fatti al cellulare da una ragazza sul binario 13 a Napoli Mergellina. Da notare che l'eurostar non ha i finestrini apribili, quindi lei ha capito e si e' inserita nel discorso, solo con gesti e labiale.
Nel treno c'e' stato uno che si e' impiccato, un altro ha preferito spararsi un paio di proiettili nella gamba destra, tanto per risollevarsi il morale...ma ad un certo punto si e' sentita un voce dall'ultima carrozza...
"Signora anche mio marito era in ospedale..."
"EHHHH MAA MIO MARITO ERA GRAVE! EHHHH MA FUMAVA 3 PACCHI DI MARLBORO AL
GIORNO...:"
"EHHH MA SAPETE COSA MI DICEVA IL CARDIOLOGO??"
Vabbe' arrivo a Roma piu' o meno sano e salvo. Anche se molto provato.
Esco alla ricerca di un taxi. Lui, che sono certo si chiamasse Fabbbbbio, mi spiega il perche' di cosi tanto calto. L'anticiclone sibbbberiano ci sta bloccato le correnti di aria fredda. "Fino a quanno non se ne va quello...il freddo non a-ri-va."
Dopo questa pillola di meteo-saggezza arrivo a destinazione e comincia la giornata lavorativa. Non mi soffermero' sui dettagli perche' sono inutili. L'importante e' che l'incontro di lavoro sia andato bene. Che siamo riusciti a prenderci una grossa rivincita rispetto al precedente.
Raggiungo una cara amica a casa sua per cena. Per strada compro qualche birra e sono da lei.
Cena con prodotti tipici. Fantastico, dopo una dura giornata, cenare a scamorza e salame. Ti fa ritornare umano.
Siccome non ero per niente stanco, ho deciso di ripartire la sera stessa, cosi' mi avvio per la stazione Tirburtina e naturalmente ci vado a piedi.
Mi faccio puntualmente scroccare un paio di sigarette durante il tragitto, in stazione ne compro altri due pacchi. Metro fino a Termini, corsa per fare il biglietto. Voglio prenotare una cuccetta e dormire decentemente senza dovermi di nuovo liquefare.
Ovviamente le biglietterie sono chiuse...mi guardo attorno e trovo di nuovo lei...la biglietteria automatica. Piu' giovane, piu' evoluta di quella che conoscevo. E' addirittura laureata in 6 lingue.
Convinto allora delle sue fantastiche funzionalita' sono certo di poter fare anche la prenotazione per la cuccetta. Ma la macchinetta in questione non capisce di questioni amministrative e continua a chiedermi solamente dove voglio andare e poi peggio di una battona, mi chiede i soldi in anticipo. Vabbe' pago.
E cosi da buon utente diligente corro verso il binario in cerca della carrozza cuccette.
Ovviamente, quando pensano di mettere su un espresso roma-lecce, e di farlo stazionare a Termini, dove i binari sono perpendicolari alla stazione, le
carrozze cuccette le mettono in testa. Cosi' prima di averle raggiunte sei gia' a Ciampino. Ma va bene cosi, perche' perlomeno la corsa ha dato i suoi frutti e riesco a trovare una cuccetta in uno scompartimento da 6. Caldo. Decisamente caldo. Il sudore si mischia agevolmente con le esalazioni delle scarpe di 6 persone che a quanto pare, tutte, hanno avuto una dura giornata. E nessuna delle 6 osa rivolgere la parola all'altro, per timore di trovare un parente della signora dell'eurostar.
Un paio di sms e poi a dormire.
Il cuccettista mi ha dichiarato apertamente che non ha nessuna intenzione di svegliarmi prima dell'arrivo a F. e mi chiede se avessi mai visto Lecce...
Punto la sveglia. Mi sveglio ad intervalli regolari di un'ora. Alle 5 mi sento vibrare qualcosa nelle tasche anteriori. E' ora.
Mi rimetto le scarpe, scendo giu' per la scala e sono nel corridoio. Mi avvio verso il bagno, incrocio una ragazzina che alla mia vista scappa via
terrorizzata.
E' buio pesto. Alle 5.35 sono a F. A.L. Saluto la macchinetta dei biglietti e la ringrazio per l'ansia procuratami all'andata. Alle 6.05 arriva l'autobus per la mia citta'...tiro fuori il mio libro. Ho deciso di leggere. Comincio a sentirmi meglio. C'e' nebbia, sembra pioggia, ma sto bene.
Arrivo alla stazione centrale che sono stranamente contento. Sono sveglio. L'aria e' decisamente fresca.
Mi avvio a piedi fino a casa. Per strada trovo un forno aperto...un bel pezzo di focaccia calda con le patate e via, di nuovo sul palato il sapore di casa.
Il ragazzo dietro al banco di vendita e' schizzato. Mi mette allegria.
Guardo i personaggi alla guida delle poche auto in giro quasi con sprezzo.

Io sono contento, soddisfatto, ho il mio pezzo di focaccia e sono appena tornato a casa mia.

1 commento:

BollicinaBlues ha detto...

bellissimo spaccato di vita!!!

Anchio penso sempre a quanto è bello tornare a casa!!!

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