sabato 1 luglio 2006

Diritto, dovere o virtú?

Tutti abbiamo diritto alla parola. La parola é polifonica, corale, é una professione del proprio credo, é un dire "io ci sono", io "sono" hic et nunc. L´espressione delle proprie idee é una pratica talmente importante che il confine tra diritto e dovere diviene alle volte talmente debole, una pellicola trasparente come quella che usiamo per coprire le lasagne quando le conserviamo in frigo, perché i sapori non si mescolino con gli altri, perché i germi non si moltiplichino. O se vogliamo elevare la metafora a poesia, é un velo di verginitá, delicato e prezioso. Basta un colpo e si rompe. Adesso. Questo velo si é rotto e il mio diritto a parlare si é traspormato in dovere. E mentre fino a pochi giorni fa mi ero permessa di ammainare le vele e godermi il lento scivolare della mia barca sulle acque serene del fine settimana, ecco che un inaspettato venticello del sud, appiccicoso come lo scirocco, fastidioso e insolente come il pizzico di una zanzare sotto la pianta del piede, ha increspato leggermente la superficie del mio mare. Ho dovuto issare una piccola vela per tener fronte a questo inaspettato, anonimo visitatore, un ulisse nelle acque dello spazio cibernetico. Sará lo scirocco? Il libeccio? la tramontana? Che razza di vento é questo? Ah! Sará un vento bastardo. Una razza sconosciuta. Un vento senza pedigree. Benvenuto, allora sia tu, staniero. Vento liberato dalla distrazione e noncuranza di Eolo. Avrai anche tu le guance vistosamente gonfie nell'emettere un soffio potente? O saranno i resti di un lauto pranzo consumato al banchetto degli dei? Mastica bene, amico vento che spingi velocemente la mia barca verso il largo. Ricorda che, come chi canta bene, prega due volte, cosí chi mastica bene, digerisce meglio ed evita la formazione di imbarazzanti flatulenze. Impara a masticare le parole e a mescolare saggiamente le tue idee. Esprimersi é un diritto. A volte diviene un dovere. Ma ci sono anche delle volte in cui tacere é una vistú, per chi come te, amico vento, ingoia prima di masticare e scambia il meraviglioso giardino della lingua italia per una corda lineare, semplice da percorrere. E tu, questa linea la percorri come un inesperto e codardo acrobata circense. In questi casi, allora, la tua non-identitá, il tuo essere anonimo non solo é propizio, ma gradito e benvenuto.

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